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I pensieri si
accavallano, ricordi di tanti anni fa che tornano alla memoria come foto
ingiallite ravvivate nei colori, improvvisamente, colti da nuova vita .
E’ curioso pensare quanto è strana la vita e quanto strano è il mondo,
come cambia tutto nel giro di pochi anni, ti ritrovi vecchio senza
accorgertene e dai importanza (forse troppa) ai ricordi, alla gioventù
che sta per abbandonarti. Ti ritrovi seduto di fronte la finestra nello
sguardo rivolto verso la vallata che risplende del verde dei prati ed il
sole illumina i colori rendendoli accesi e vivi ed improvvisamente nel
silenzio della tua stanza risuonano musiche passate, amici, le
bellissime ragazze , le avventure amorose, il sesso ! Favoloso ragazzi !
Lei ti si materializza in un attimo, bellissima, mora, alta abbastanza
da riuscire a guardarla dritto negli occhi di cerbiatta, forse azzurri,
non so. La discoteca bar del Guns Of Brixton nell’82 è frequentata da
molteplici variate giovani rocchettare e punk in divisa scolastica
ancora acerba in un turbine vestiario particolarmente divertente, un po’
all’inglese ed alla moda di quel periodo. La zona si trova nei pressi
del Vaticano ed in una via piuttosto stretta si apre la porta del
locale, entrando scendi la scalinata stretta e ti tuffi nei rumori del
rock, la musica assordante e le luci psichedeliche che volano da una
parte all’altra con ritmo sincronizzato. Ascolti di tutto, dai Police ai
Clash, dagli Ac/dc ai Pistols, il rock’n’roll la fa da padrona e Lei sta
ballando con il sorriso della gioventù in attesa di eventi straordinari
che la facciano divertire ancor di più. La puoi notare tra le altre
ragazze del posto perché porta in testa un cappello con borchie e catene
ed è veramente attraente. Ti guardi intorno, cerchi di scoprire se ha
delle amicizie, se ha il ragazzo . Spesso incontriamo il nostro sguardo
e la volta seguente lei mi fissa più del normale ed io abbasso gli occhi
imbarazzato dalla sua bellezza, un tuffo al cuore, faccio finta di non
aver recepito ma poi ritorno a guardarla e gli occhi s’incontrano
nuovamente. Devo assolutamente avvicinarmi a lei ed aspetto il momento
opportuno. Cacchio, me la ricorderò per sempre !!!!! Come , per esempio
, non potrò mai dimenticare le grezze di fronte ai tentativi goffi di
rimorchio . A volte la ragazza che ti sta guardando non ha proprio
nessuna intenzione di farsi accalappiare o almeno a te sembra il
contrario perché l’alcol ti fa credere qualsiasi cosa. Ti avvicini
spavaldo e lanci il cappio conquistatore e ….. buuummmmmm !!!! Lei ti
guarda un po’ snob, ti guarda dall’alto in basso e si volta sdegnata
lasciandoti come uno stronzo a meditare la sconfitta . Peggio ancora se
dopo che hai lavorato un intera serata a cercare di portarti a letto una
gentil donzella, ti ritrovi a fare i conti con un indegna ritirata
perché il tuo arnese non ne vuole sapere di rispondere alle
sollecitazioni sessuali della partner . Più grave è quando sei in forma
smagliante e non vedi l’ora di colpire la preda acquisita che questa si
ritira per paura o per una forma di pentimento. Ti senti dire “Scusa ma
non me la sento in questo momento !” CAZZOOOOOO !!!! Ma allora la nostra
è proprio una missione ed un sacrificio enorme !!!!!!
Il sesso l’ho vissuto come una sorta di divertimento. Un diversivo, Fare
esperienze nel sesso a volte è come suonare la chitarra, come comporre,
cerchi di migliorarti ogni volta, di volteggiarti alla circense. Un
sabato sera ci recammo con alcuni amici nella zona Testaccio, entrammo
in una discoteca dove sarebbe dovuto svolgersi un dj set di musica
alternativa, tipo ska reggae o combat rock, insomma, qualcosa che a me
interessava poco ma non sapevo cosa fare quella sera. Eravamo nella metà
anni ’80 ed avevo sempre frequentato locali metal e similia e quel
sabato ricordo che avevo avuto una discussione con i miei amici di
sempre e decisi che quella volta me ne sarei andato da un'altra parte
con gente del giro centri sociali. La cosa però cominciò a darmi sulle
palle, odiavo quella musica di merda e ben presto decisi di uscire da
quel luogo in compagnia di un altro scoglionato come me. Anche lui aveva
voglia di divertirsi con qualcosa di alternativo, alternativo veramente
!!! Lì vicino c’era una discoteca frequentata da froci, trans, lesbiche
e gente stramba. Non so come ma riuscimmo ad entrare. Dentro feci
conoscenza con Lory, una trans veramente attraente, una biondona con due
poppe da capogiro che aveva notato il mio sguardo da maniaco che si
soffermava spesso su quel ben di dio. Per tutta la serata parlammo del
più e del meno bevendo birre ed alcolici da sballo, in più Lory mi
invitava a toccarla sotto la gonna per dimostrarmi la riuscita di cambio
sesso. Non dovevo fidarmi più di tanto o forse me ne vergognavo ma lei
sfacciatamente mi prendeva la mano e se la portava sotto la gonna per
farmi sentire quel caldo batuffolo di peli che rispondeva al nome di
“fregna” e cercando di cogliere in me un approvazione. Dopo la
quinta-sesta volta, cazzo, ……. Sono un uomo e non di plastica, reagivo
positivamente e quella troia mi provocava, faceva gli occhi da porca ed
a me veniva da ridere, cacchio, ero veramente arrapato e dovevo essere
davvero infoiato di brutto, forse l’alcol cominciava a sortire i suoi
effetti . Volevo assolutamente scoparmela. Verso le cinque del mattino
abbandonai il mio amico in un angolo, ubriaco da far paura con un frocio
che tentava di rimorchiarselo senza ricevere risposte e me ne andai con
Lory che nel frattempo mi aveva invitato nel suo piccolo appartamentino
vicino Porta Maggiore. Credo che quel mattino diedi sfogo a tutto il mio
lerciume sessuale. Non so se vi è mai capitato di scopare con un trans
ma vi assicuro che è uno sballo non da poco !
Mia moglie Manu lo dice sempre : “Tu piaci ai froci ed alle vecchie !!!”
, devo ammettere che è vero, forse per il mio atteggiamento, forse
perché sono “peloso” da vecchio maschio latino, o forse solamente perché
il mio sguardo è quello del maniaco sessuale. A volte lei s’incazza di
brutto quando mi metto a fissare qualcuna, noto l’imbarazzo di alcune ma
c’è sempre la troiona di turno che provoca ed allora sono io
l’imbarazzato : “Sei uno stronzo !!!!” mi urla Manu e non le do torto ma
vi assicuro che non sono un play-boy (alla mia età) , spesso noi maschi
giochiamo con gli sguardi, così, per notare le reazioni delle altre ed
il tutto rimane appunto nel gioco.
Capita, invece, di trovarsi di fronte ad episodi spiacevoli. Le
occasioni all’epoca non erano granché e quando ti capitavano cercavi di
farlo in maniera adeguata. Vivevo fuori casa in quel periodo e non avevo
problemi d’orario, spesso dormivo in cantina a Centocelle oppure da
qualche amico od amica quando potevano ospitarmi. Lavoravo già e di
soldi non tenevo problemi più di tanto, me la spassavo ma quando
riuscivo a trovare qualcuna disposta a passare con me la serata, cercavo
di portarmela in albergo per farlo su di un letto, almeno. Ti capitava
però di cercare qualcosa verso le tre-quattro del mattino e non tutti
erano disposti a svegliarsi per offrirti una stanza per una scopata in
santa pace, c’era chi ti mandava a fare in culo, così decisi di salire
nella hall receptions di quel maledetto alberghetto di piazza Vittorio
convinto che il tizio avesse accettato di ospitarci. Quando suonai al
portoncino di legno e vetro, il guardiano uscì con un viso stravolto
probabilmente dal sonno interrotto e mi aggredì letteralmente
prendendomi per il collo : “Che cazzo vuoiiiii !!!!” mi urlò con tutta
l’odio possibile, “Vattene a fare in culo, te e questa troia di merda
!!!!!!” , rimasi di sasso, guardai la ragazza che era in mia compagnia.
Lei mi prese per un braccio e stava per portarmi via quando ebbi un
improvviso sbrocco e diedi un calcio tremendo sulla porta di legno che
si spalancò violentemente rischiando di spaccare la vetrina , volevo
entrare dentro e prendere a calci in culo il bastardo. A quel punto il
tizio ,spaventato, imbracciò un fucile nel tentativo , forse, di
spararmi addosso. Cazzo, me la diede a gambe e la pischella si incazzò
non poco perché l’avevo lasciata indietro col rischio di beccarsi
qualche pallettone al posto mio. Che pezzo di merda che sono ma quando
la paura è tanta, ti sale l’adrenalina a mille, non ragioni più e te la
dai più in fretta possibile per salvarti il culo. Però quella mattina
rimasi col cazzo duro perché giustamente la tizia volle essere
accompagnata a casa senza fare nulla con me . Chissà quando leggerà
queste righe se la prenderà a ridere o meno, ogni tanto la incontro e
credo che mi è rimasta sul gozzo. Perdonami baby, non faccio il tuo nome,
così sei contenta di rimanere anonima ed io non faccio brutte figure di
fronte a chi ti conosce, okay ?
Quando conobbi mia moglie, la feci nera ! Vero ! Gliel’ho anche
raccontato ! Incredibile !!!!! In realtà , lei mi aveva già conosciuto
nell’89 nella sala dei Raff a Rione Monti ed ancora prima, mi incontrò
in via del Corso. Era in compagnia di Alberto che mi salutò. Manu mi
guardava, era incuriosita da quell’essere così strano. Strano lo ero
veramente, non attraversavo un periodo buono, davo i numeri ed avevo la
faccia stravolta, portavo i capelli lunghissimi e non propriamente
puliti ed ordinati, avevo due basettoni stile inglese da pub anni ’70,
non ero certo un bel vedere con quel pancione da birra. Chissà cosa ci
avrà visto in me ! “Chi è quello ?” chiese ad Alberto , “Quello è un
grande ! E’ la storia del metal, uno che se la comanda !” (Grazie Albi,
che presentazione da star che mi hai fatto !!!) . L’avevo poi incontrata
un paio di volte ma senza scambiarci parola. Manu era un tipo
stranissimo, bellissima ovviamente ed aveva solo diciannove anni mentre
io ero un vecchio caprone di trenta primavere. Portava i capelli
lunghissimi, neri e dal taglio afro, due occhi ammalianti che mi
attrassero immediatamente ma mi frenava la differenza d’età. Cazzo !
Quella sera al Uonna Club dovevo essere decisamente su di giri perché
quando lei mi notò , volle venire a salutarmi ma non sapeva come farlo ,
proprio perché non ci conoscevamo ancora. Lei e la sua amica Lix, fecero
le vaghe, finsero di trovarsi lì per caso, di spalle cercando di
guardare verso la pista da ballo. “Cazzo Alex !” dissi al mio amico
seduto a fianco “Guarda quella con i capelli lunghi e che culo che si
ritrova !!!!” e tra il casino della musica sparata a mille, cominciai ad
urlare nella direzione della ragazza “TROIAAAAA !!!!!! PUTTANAAAAAA
!!!!” e via scorrendo, Alex mi guardava come se fossi impazzito
improvvisamente. A quel punto , la scena di Manu si sarebbe dovuta
sviluppare, si sarebbe voltata e mi avrebbe scorto tra il pubblico. Mi
guardò ed indicò venendo verso di me, credevo mi avesse sentito e che si
sarebbe incazzata di brutto. Ero imbarazzato e non sapevo cosa
rispondere “Ma tu sei Bidoli ?” mi chiese innocentemente “Sei il
chitarrista dei Fingernails ?” , sembravo uno scemo, non l’avevo
riconosciuta e facevo sì con la testa come un idiota “Ti ricordi di me
?” ed ancora accennai al sì “Ma veramente ?” , mi diede un bacio e si
allontanò sparendo tra la folla “Che cazzo ti ha detto quella ? Chi era
?” chiese Alex notando il mio disorientamento “Che cacchio ne so !”
risposi con assoluta certezza.
Nella primavera del ’90 , Manu partì per Londra ed io rimasi a sbroccare
letteralmente in città nel tentativo di risolvere i miei problemi con i
Fingernails. Il metal attraversava un periodo piuttosto difficile, il
grunge, la musica psichedelica in generale, avevano dato uno scossone al
mercato discografico e c’era voglia di cambiamento tra le nuove
generazioni. Le droghe avevano assunto, ancora una volta, un fattore
determinante al ritorno di certe sonorità anni ‘60/’70 , le discoteche
imperversavano con i rave party ed i locali rock si adeguavano alla moda
, sfanculando i metallari una volta per tutte e davano spazio a chiunque
fosse deciso a sconvolgere il pubblico con suoni strani e stravolgenti.
Avevo visto Kurt Cobain quasi gettarsi di sotto al Piper di Roma, in
quell’anno e per poco non lo colpii con un pugno quando mi passò a
fianco, scortato dal servizio d’ordine, e mi derise. Ero sconvolto ed
ero infuriato probabilmente dallo spavento. Chissà, forse a suo modo è
riuscito nell’intento di provocare il pubblico. Anch’io tentai di
sconvolgere la platea e più avanti vi svelerò qualche episodio.
LONDRA 1990
Che città , ragazzi !!!!! L’avevo già visitata ma non feci mai
quell’esperienza che molti dovrebbero fare. Manu abitava con alcune
persone, nelle case occupate della zona Clapton, nord est della città,
un po’ fuori mano ma certamente particolare ed antica. Pareva una zona
degli Stati Uniti, New York periferia, alta densità di abitanti di
colore, negozietti carini, case a schiera con giardino e qualche palazzo
, tutte costruzioni del dopoguerra. Cinquecento metri più avanti, la
zona si trasformava in un tranquillo giardino con laghetto artificiale e
pesci rossi all’interno. Era il quartiere dei mormoni, quei ebrei con
cappelloni neri e ciuffi che scendono a boccoli dalle basette. Gli
uomini erano piuttosto stronzi e Manu li odiava perché erano soliti
offrirti soldi per sesso, erano dei depravati, al contrario delle loro
povere consorti, donne piuttosto gentili (ne aiutai una ad alzare la
carrozzina del suo neonato e lei mi ringraziò con un sorriso ammaliante.
Era bellissima !) costrette a girare in città coperte alla testa da
fazzoletti, come un uovo di pasqua. Comunque , quelle zone mi piacevano,
moltissimo ma di certo la popolazione stava attraversando un periodo
poco favorevole, la disoccupazione era altissima e la sera vedevi ceffi
dappertutto, potevi startene tranquillamente in casa , altrimenti
rischiavi di vederti rapinato o picchiato da coatti di colore che ti
seguivano in gruppo con la macchina provocandoti con paroline poco
simpatiche. Calcoliamo l’alta densità , inoltre, di razzismo ed il gioco
era fatto, eravamo italiani che non erano certamente visti di buon
occhio. Gli italiani campavano alle spalle dello Stato, occupavano le
case comunali e chiedevano l’elemosina agli angoli delle strade col
rischio di venire aggrediti da qualche esagitato. Un pomeriggio, Manu si
era messa di fronte ad una chiesetta a chiedere qualche spiccio. Mi
incazzavo perché era stupido , c’ero io che potevo offrirle aiuto
economico ma così andavano le giornate londinesi e dovevo per forza
accettarlo. Un tizio piuttosto incazzato, aveva indossato il pugno di
ferro e voleva cacciare chiunque si fosse fermato a chiedere elemosina
alle persone, urlava improperi a non finire e Manu si alzò per andarsene.
A me la cosa non mi è mai andata giù, perché trattare male chi non se la
passa bene ? Tirai fuori la catena che portavo in cinta e cominciai ad
urlare verso quel pazzo. Manu cercò di fermarmi, non voleva succedessero
casini ma fortunatamente il pazzo capì di aver trovato un pazzo peggio
di lui e se ne andò mugugnando. “Porca troia Manu ! Non voglio che ti
metti così in pericolo !” le urlai, sembravo un padre premuroso e
fortunatamente quel cavallo pazzo di Manu capì che non doveva discutere
con me del fatto. Ha sempre affermato che sono un cacacazzi ma che ho
…….. anche ragione….. qualche volta……. Benedetto iddio, quanto le voglio
bene !!!!
A confermare l’affermazione per cui piaccia ai froci ed alle vecchie,
venni a contatto con una checca a Camden market . Mi trovavo solo a
visitare l’affollato mercato domenicale, Manu aveva trovato servizio
momentaneo presso un ristorante italiano della zona come lavapiatti ed
allora approfittai a girare tra le interessanti bancarelle in cerca di
qualcosa di particolare. Quella bastarda checca cozzò contro di me e
tentò di baciarmi, sembrava un pazzo, mi divincolai con difficoltà dal
suo abbraccio e ci riuscii rischiando l’incontro ravvicinato. Lo
guardavo come si fa con un pazzo, mi guardò sorridendo e tentò un nuovo
incontro, voleva prendermi la mano ma lo mandai a fare in culo, non
volevo picchiarlo, ero solo spaventato. Me ne andai imprecando contro il
tizio ma vi assicuro che per tutta la mattinata mi seguì passo passo
fino a che riuscii ad eludere il suo inseguimento fuggendo in mezzo alla
folla, stufo di quella figura sempre presente che mi mandava baci ogni
volta che mi voltavo a controllarlo. Porca puttana, che scocciati ci
sono a Londra !!!!
Alcuni personaggi odiano essere osservati, soprattutto i punks . Hanno
l’aria così folcloristica ma ad alcuni, e sono tanti, gli puzza il culo
veramente. Io riesco a distinguere dove inizia il folclore e dove
finisce la disperazione della vita. Tomo era uno skin punk da paura. Più
alto di me con due spalle da culturista, una bestia enorme, tatuaggi sul
viso, segno di galere amiche e schizofrenia imperante, ogni tanto
assentava il proprio cervello nel tentativo di cacciare fantasmi dalla
mente con urli agghiaccianti, parlava da solo. Quella mattina , io e
Manu ci svegliammo come al solito nella stanzetta dello squat al primo
piano. Verox bussò alla porta e si presentò insieme a questa bestia che
mi salutò sorridendo ed offrendomi una birra che stava bevendo “Phuaaa
!!!!” risposi d’istinto, non c’è cosa peggiore che bere una birra appena
svegli, ho sempre preferito bibite dolci al mattino. Manu, che conosceva
ovviamente il personaggio, rabbrividì di fronte al mio rifiuto e mi
invitò ad accettare l’invito, la compresi al volo e presi la birra dalle
mani di Tomo e diedi un sorso “Phuaaaa !!!!” feci di nuovo, mi alzai dal
letto ed afferrai la bottiglia di aranciata che tenevo sul comodino a
fianco e la offrii a lui che mi guardò inorridito “Prosit !!!” feci ,
“Beer for me and orange juice for you, okay ?” , ci fu un silenzio
gelido nella stanza, sembrava dovesse accadere qualcosa di spiacevole ma
Tomo reagì benissimo alla mia provocazione, ritirò il braccio per
difendere la propria birra, si fece una grassa risata e mi abbracciò
affettuosamente “NAAAAAAA !!!!! Beer for me and orange juice for you,
okay ?” “Okay “ feci io e ci attaccammo alle nostre bottiglie
soddisfatti. Tomo era divenuto mio amico. Incredibile ! Ancora oggi Manu
mi chiede come avessi fatto a renderlo così docile. Pensate che una
volta, un nostro amico vicentino si avvicinò a Tomo nel tentativo di
salutarlo. Purtroppo è come chiedere allo smemorato di Collegno chi
fosse . Per tutta risposta Tomo lo massacrò di botte, gli sfilò la
giacca di pelle con tutti i soldi e se ne andò tranquillamente per i
fatti suoi lasciando il poveretto immerso in una pozza di sangue ,
svenuto.
Nel periodo in cui restai a Londra (due settimane) , Tomo si fece
aiutare da me a suonare la chitarra che avevo portato dietro dall’Italia,
sembrava un bambinone, sorrideva come un idiota e spesso appoggiava la
sua testa sulle mie ginocchia quando voleva che io suonassi qualcosa.
Manu e tutte le persone dello squat, erano sconvolte nell’assistere a
tali scene. Avevano tutti paura di lui quando lo incontravano e Tomo,
consapevole, si faceva asservire da loro, se voleva bere, lo chiedeva
soffermandosi sui loro visi con un ghigno degno del miglior Sid Vicious
, impauriti si precipitavano ad offrirgli birra ed alcolici. Era
incredibile. Quando gli davo i soldi per comprare del cidro od altro, si
incazzava, non voleva “Non preoccuparti Tomo, io a Roma ho un lavoro e
non ho problemi di soldi !” ma lui aveva un suo ideale, mi diceva che
ero troppo onesto e che gli abitanti dello squat non lo erano abbastanza,
non avrebbero mai diviso i loro soldi con gli altri fratelli, era
qualcosa che non accettava, un offesa secondo lui. Aveva ragione ma
prevedevo casini in ogni caso e le vittime sarebbero state le persone
che lui odiava lì dentro. Mi abbracciò come ad un fratello, abbracciò
Manu e disse “Don’t worry “ . Non capimmo al volo ma presto ce ne
saremmo accorti. Tomo scese le scale, andò da ognuno di loro per
chiedere i soldi che sarebbero serviti per acquistare da bere ed
ovviamente ricevette ,con una scusa, il rifiuto da parte di tutti . Non
batte ciglio . Trovò dentro un piccolo ripostiglio una sega elettrica,
la prese, accese il motore e cominciò a spaccare e tagliare qualsiasi
cosa gli fosse capitato a tiro, mobili, letti, stoviglie, piatti,
persino uno stereo con tutti i suoi dischi. Erano tutti terrorizzati, si
pensava potesse uccidere qualcuno , era come impazzito. Entrò nella
stanza di un nostro amico che terrorizzato lo guardò “Kiss my shoes !!!
KISS MY SHOOOOOEEESSSSSSS !!!!!!” dovette a malincuore abbassarsi e
baciare le sue scarpe con la preoccupazione di vedersi tagliata la
propria testa. Poi prese un coltello e si avvicinò a due punks inglesi
ed a uno di loro lo schiaffeggiò con la lama, pensavo l’avesse tagliato.
Nella nostra stanza si erano tutti rifugiati convinti di stare al sicuro
là dentro. Volevo che uscissero, lo gridavo con forza, avevo il timore
che Tomo fosse completamente uscito di senno. Lui si presentò sull’uscio
e ci fu un silenzio terrificante, li guardava uno ad uno con uno sguardo
terrificante, non lo riconoscevo più, era andato . Invitò ad uscire uno
alla volta i presenti ed a ognuno dava uno sbuffettone in faccia
sorridendo sarcasticamente. Rimanemmo io , Manu e Tomo . Manu era
terrorizzata “Don’t worry friends !” ci disse con calma “Play your
guitar, please” mi disse e poi guardandomi fisso negli occhi mi implorò
“Please !!!” . Mi fece pena in quel momento, lo vedevo in difficoltà,
aveva esaurito la sua violenza, ne soffriva, era consapevole della
propria malattia. Presi la chitarra ed attaccai un dolce sound. Tomo si
sedette sfinito sopra una poltrona e chiuse gli occhi. Avevo voglia di
piangere, era una scena drammatica. Improvvisamente sulla porta si
presentò “il milanese” che era appena rientrato in casa ed aveva
scoperto che il suo stereo era finito in pezzi. Voleva sapere il perché
essendo lui stato assente e colpevole di nulla. Cazzo ! Cercavo di farlo
desistere, volevo che se ne andasse, ne avrebbe parlato il giorno dopo,
non era il momento ma lo scemo insisteva. A quel punto Tomo si alzò
infuriato, prese il milanese per i capelli e lo spinse dentro la stanza
nel tentativo , forse, di colpirlo con il coltello. In quel mentre Verox
era appena rientrata, giusto il tempo per assistere alla scena, si
lanciò contro Tomo nel tentativo di togliergli la lama che gli cadde in
terra. Brian, amico di Tomo e rientrato insieme a Verox, prese il
coltello e stava quasi per ficcarmelo nello stomaco, aveva gli occhi di
fuori, mi prese per il collo e mi spinse fuori stanza verso il muro.
Urlai con tutte le mie forze “Tomooooooo !!!!! Help meeeeee !!!!!!” ,
incredibilmente Tomo uscì e fermò Brian in tempo. Nel frattempo la
polizia si presentò in massa davanti la casa di Knightland Road ,
richiamata dai vicini che avevano sentito il baccano. Ci fu il panico,
presi Tomo e Verox e li infilai nel nostro letto, spensi le luci e
chiusi la porta. Aprimmo ai poliziotti che entrarono a controllare.
Ovviamente videro tutto quel casino e quando scoprirono Tomo nel letto
con Verox, se lo portarono immediatamente via. Uno dei poliziotti ci
urlò “Italians shit !!!!” ce lo disse con un odio forte. Mentre
espletarono tutte le pratiche per il fermo di Tomo, uscirono in fila
ricevendo una portata dietro la schiena da parte di Brian che colpì con
un violento calcione . Cazzo . I poliziotti entrarono con forza ed
immobilizzarono Brian che nel frattempo imprecava contro di loro. Lo
arrestarono immediatamente e noi fummo minacciati dai tutori dell’ordine.
Erano dei bastardi !!!!!
La cosa sembrava fosse terminata lì ma nei sobborghi di Londra, nulla ha
mai fine e Tomo venne quasi immediatamente rilasciato dalle autorità.
Nel frattempo uno degli occupanti, Paul, un punk con tanto di cresta
colorata e fidanzato con una ragazza veneta, aveva chiesto aiuto a due
amici poco raccomandabili dopo che era stato ferito ad un braccio da
Tomo durante quella serata incasinata. Stavo in bagno quando sentii
suonare alla porta e non feci in tempo ad avvertire gli altri di non
aprire, sapevo che gli amici di Paul non mi piacevano affatto. I due
bastardi andarono di corsa verso la porta con Paul che teneva in mano un
accetta e merda della merda, si ritrovarono sull’uscio Tomo. Lo
pesteranno a sangue approfittando del suo stato d’incoscienza , era
ubriaco e non aveva le facoltà fisiche per difendersi. Poi, i due,
compreso Paul, fuggirono via lasciando Tomo in una pozza di sangue. Fu
terribile. Chiamammo l’ambulanza ed io scoppiai in lacrime urlando a
Manu del perché tutto ciò, cosa significava quel vivere in mezzo a tanta
violenza. Ero sconvolto.
Il mattino dopo, Brian venne rilasciato e si presentò a casa nostra.
Ebbi un brivido di terrore quando lo vidi ma lui fu decisamente gentile
e tranquillo, aveva smaltito la sconvoltura da anfetamine. Subito mi
consigliò di lasciare la casa immediatamente, Tomo si era ripreso in
ospedale ed aveva comandato ai suoi amici di vendicare la violenza
subita , convinto che nell’appartamento ancora ci fossero Paul ed i suoi
due compagni. E siccome i vendicatori di Tomo non conoscevano chi ci
abitava e quindi non conoscendo chi fossero gli amici ed i nemici, era
opportuno lasciare il posto per non rischiare di venire linciati da quei
esseri animaleschi. Ringraziai Brian, mandai un saluto a Tomo e mi
precipitai ad avvertire tutti gli occupanti, quindi preparai bagagli e
persone, entrai in macchina e lasciammo immediatamente Londra. Sembrava
una liberazione.
Giunti in Italia, venni a sapere che l’appartamento fu preso d’assalto
dai tizi di Tomo e che fu addirittura mandato a fuoco creando non pochi
problemi ai vicini di casa.
RICORDI
A quel punto il vecchio si alza dalla propria sedia , si avvicina allo
stereo, lo accende, sceglie un vecchissimo impolverato nastro dalla
propria collezione e tremante lo inserisce nel vano portacassette
dell’hi-fi. Poi delicatamente alza il volume dello stereo e……
VVVVRRRRAAAAAAAAAMMMMMMMM !!!!!!!!!! Una bordata sonora lo ricaccia
dietro con violenza . Puttana eva, è quel marcio figlio di puttana di
Lemmy che è rimasto dentro il mio fottutissimo cervello nel corso dei
miei tantissimi anni. Il vecchio si rialza e pieno d’energia comincia a
saltare come un ossesso mentre sua moglie sconvolta lo prende a
scopettate preoccupata per un rischioso possibile infarto .
Da vecchio mi vedo così e sono assolutamente convinto di essere uscito
di senno per avere queste convinzioni, la povera donna di mia moglie me
lo dice sempre “Hai le borchie nel cervello ! “ ed ha perfettamente
ragione, sono malato e lo dico con cognizione di causa perché più
invecchio e più vorrei sprofondare nel metallo, mettermi catene da tutte
le parti e borchiare il mio giubbetto peggio di quando ero giovane .
Credete che abbia le rotelle a posto ? Il mio amico Jonna è uno che se
ne intende , di pazzìa ovviamente, dice sempre a tutti che sono un pazzo
autentico e che ho avuto una vita sul filo del rasoio. Ha ragione e lo
afferma convinto , è un pazzo anche lui . Quanto gli voglio bene,
potrebbe essere mio figlio o un fratello minore, mi fa spesso incazzare
ed a volte vorrei spaccargli una bottiglia in testa o lanciargli addosso
un grosso amplificatore ma è un dannato e fottuto rocker fuori di testa.
Me lo ricordo ancora quel fottuto giorno del 30 marzo del 1979 . Suonavo
all’epoca con una formazione di hard rock, ero il chitarrista ritmico e
qualche volta mi lanciavo in deliranti assoli che facevano il paio con
quelli di Giampaolo che di certo era molto più preparato di me, sapeva
già imitare Van Halen ed era velocissimo nelle sue esecuzioni. I ragazzi
lo guardavano con ammirazione, era un solista eccezionale e nella nostra
band dei The Dawn era il punto fermo. Si era portato appresso un
cantante, Giuliano oggi fa il prete (non scherzo !) e spara a zero sul
metal. Una volta lo incontrai su di un bus in direzione della stazione
Termini, cercava di redimere i miei pensieri. Che shock ragazzi vederlo
in divisa nera con colletto bianco e pensarlo su di un palco a
scatenarsi al suono della musica ed urlare al microfono tutta la merda
di questo mondo. Provate ad immaginarlo ! Al basso c’era Enrico che in
realtà era un chitarrista che si era adattato per l’occasione, non che
fosse granche ma a noi interessava suonare e basta. Giancarlo alla
batteria era veramente scarso e quando non andava a tempo, lo prendevi
letteralmente a schiaffi in testa rischiando poi di venire colpito da
qualche sua bacchetta lanciata con rabbia verso di noi. Alla fine la
cosa funzionava, Giampi era incredibile e pensavamo che avremmo coperto
tutte le magagne grazie alla sua bravura.
L’occasione ci venne offerta da Giancarlo che frequentava l’istituto
tecnico Meucci di Pietralata. Stavano organizzando una due giorni di
musica dal vivo che si sarebbe svolta all’interno dell’aula magna
dell’istituto (all’epoca andava di moda) , avremmo diviso la mattinata
con una formazione di rock progressive davvero ottima ed il giorno
precedente si sarebbero esibiti i Roisin Dub , una nota folk rock band
italo irlandese che aveva già pubblicato alcuni album piuttosto
interessanti. Era un rischio che volevamo correre, la voglia di suonare
era tantissima e l’atmosfera era da grande attesa. Ci preparammo a
puntino convinti di lasciare il segno, la classe di Giancarlo aveva
pubblicizzato la band presentandola come una tosta gang di rockers da
sballo. Le ragazze erano state avvertite.
Quella notte non riuscii a prendere sonno, ero agitato, sognavo un
accoglienza rumorosa e la presenza di 1.200 persona provocava i brividi.
I Roisin Dub avevano fatto danzare la platea il giorno prima e la band
progressive stava dando il meglio di sé con il pubblico in visibilio.
Era un’ottima atmosfera quella, i ragazzi si stavano divertendo. Ci
venne a prendere il pulmino della scuola e l’autista era un fricchettone
dai capelli lunghi, sembrava ci portasse a Woodstock. Passammo davanti
la scolaresca in attesa di entrare che sbirciava all’interno
dell’abitacolo. Ci sentivamo delle rockstar. Che sensazioni incredibili
! Purtroppo non fù così ! Quando fu il nostro turno, entrammo tesi sul
palco ed attaccammo la versione di “You really got me”, ci fu un boato
spaventoso, non avevo mai avuto quella sensazione ma la reazione del
pubblico mi emozionò. Almeno credevo perché subito dopo attaccammo con
un brano scritto da Giampaolo e finimmo tutti fuori tempo, Giancarlo era
partito per la tangente, non c’era maniera di riprendere la cosa, Giampi
seguiva un suo ritmo, Gian un altro, Enrico il suo ed io a sbracciarmi
per cercare di farmi ascoltare, in più Giuliano stonava da far paura,
sembrava una gallina strozzata, si era vestito tutto di nero con un
mantello scuro che metteva in risalto la sua liscia lunga chioma bionda,
portava stivaloni sopra i calzoni ed in realtà sembrava una checca
isterica. Tra il pubblico cominciò a serpeggiare del malumore e lo
espresse al termine del secondo brano, questa volta il boato si era
trasformato in fastidioso casino, urlavano e fischiavano tutti. Le prime
buste d’acqua cominciarono ad essere lanciate sul palco col rischio di
restare fulminati all’istante. Giancarlo fu preso di mira più d’una
volta ed un paio colsero il segno, tutto fradicio smise improvvisamente
di suonare e rimase col suo sguardo inebetito a fissare il pavimento.
Era la fine, la gente spazientita cominciò ad abbandonare il teatro e
noi smettemmo di suonare ben presto. Un vero insuccesso che non
dimenticherò mai.
L’ amico Stefano mi ha riportato alla mente l’episodio del concerto
bolognese dei Def Leppard. Ricordo che all’epoca (siamo nell’83) Stef
trasmetteva in una radio privata , un programma sul metal ad aveva
deciso per l’occasione di registrare il concerto che avrebbe poi mandato
in onda in una delle sue puntate. Si presentò con un registratore e
fomentato entrò nel tenda concerto in attesa dei Leppard che nel
frattempo erano arrivati, in forma anonima con una lunga autovettura,
sul luogo dello show serale. Nella sala affollatissima stavano
esibendosi le Rock Goddess, un trio interamente femminile sullo stile
Girschool ma sinceramente poco convincenti. La bassista era una strafiga
incredibile, gli lanciavi baci e la invitavi sotto il palco ma doveva
essere veramente timida perché sorrideva piuttosto imbarazzata e si
nascondeva dietro i suoi bellissimi capelli biondi.
Mentre assistevo allo show, Stefano venne da me e mi comunicò che
qualcuno gli aveva sequestrato la radio presentandosi come ispettore
della Siae. Se alla domanda “Ma ti ha fatto vedere un tesserino per caso
?” lui rispose di no ma lo fece per timore reverenziale, era convinto di
trovarsi di fronte ad un ufficiale . Mi incazzai come una belva, io non
darei mai una cosa mia senza sapere se tu sei più o meno un ufficiale,
cazzo !!!! Anche un poliziotto od un carabiniere in borghese, ti
presenta un documento prima di farti una richiesta di sequestro. Mi feci
accompagnare fuori la tenda a cercare il tizio anche se Stefano era
restio a mostrarmelo perché mi vedeva decisamente infuriato ed aveva
paura degli eventuali casini. Il tizio si presentò davanti a me ed alla
richiesta di un documento che attestasse la sua appartenenza alla Siae,
si rifiutò. Capii immediatamente che costui non lo fosse, allorché
richiesi il registratore indietro “ Se non sei un ufficiale siae, chi
cazzo sei ?” gli urlai a brutto muso “A casa mia , questo è un furto !”
dissi deciso “E a casa mia i furti si pagano con una scarica di botte,
capitooooo ??????” , il tizio sbiancò e si tradì, ammise di non
appartenere alla siae ma di essere solamente un controllore del locale.
Ci diede indietro la radio ma si raccomandò di non fare registrazioni
perché avrebbe rischiato una denuncia da parte degli organizzatori o del
manager del gruppo stesso. Stefano non fece nessuna registrazione ma si
complimentò con me . Tornai davanti al palco a godermi il finale del
concerto delle Goddess.
STEFANO (Roma)
Parlando appunto di Stefano , mi vengono in mente tanti ricordi legati
al primissimo periodo metal in quanto lui stesso era un assiduo
collezionista di dischi, soprattutto d’importazione, che mi faceva
ascoltare a casa sua. Mi telefonava invitandomi ad ascoltare gli ultimi
acquisti e qualche volta (se non spesso) ho approfittato della sua
gentilezza facendomi registrare gli album più belli. Dopo tanti anni in
cui ho perso i contatti per via del suo matrimonio, con piacere l’ho
risentito telefonicamente. Oggi gestisce insieme ad altri ragazzi, una
web zine metal “Tempi duri”, ha la stessa mia età ed è sempre rimasto
quel ragazzone grosso e paffutello con il sorriso che lo
contraddistingue. E’ sorpreso quando gli chiedo di rispondere alle mie
domande per questo racconto, cosa può dirmi che possa interessare a
qualcuno del suo passato ? Poi si lascia coinvolgere e vince per un
attimo la sua timidezza : “Se devo dirti la verità” esordisce quasi con
vergogna “ non ho mai avuto un chiodo, il cosiddetto giubbotto di pelle,
look indispensabile per ogni metallaro che si rispetti, ma non ne
sentivo il bisogno” , i suoi ricordi si presentano “Lavoravo con i miei
genitori in un pastificio all’uovo e mi guadagnavo i soldi necessari per
acquistare i dischi che difficilmente trovavi ai negozi, quelli che mi
interessavano arrivavano d’importazione, soprattutto dal Giappone ed
erano una bella spesa ma non mi interessava, li volevo e basta !” rimane
un po’ in silenzio a pensare e subito come risvegliato da qualcosa ,
grida “ Il primo disco di hard rock importante che ho acquistato, fu
Stormbringer dei Deep Purple ed ascoltandolo ho alzato il volume del mio
stereo provocando incazzature dalla vecchietta che mi abitava sopra”
ride come un bambino “Poi veniva mamma e mi diceva gentilmente di
abbassare ed io obbedivo un po’ a malincuore” ancora un po’ di silenzio
nel tentativo di trovare i ricordi giusti e ricomincia a parlare “Non
sono stato un assiduo frequentatore di locali anche perché non bevevo
birra ed ero un tipo piuttosto tranquillo. Ogni tanto frequentavo la
sala dei Raff al Rione Monti per ascoltare un po’ di buona musica e di
scambiare qualche impressione con i metallari del posto “ ora i ricordi
tornano ai genitori “Mio padre era piuttosto perplesso sul mio modo di
essere, non amava assolutamente la musica che ascoltavo e quando c’era
lui in casa, lo stereo doveva suonare basso mentre mia madre mi
assecondava, pensa che riconosceva addirittura i gruppi che mettevo sul
piatto, ci credo, chissà come l’ho rincoglionita quando alzavo le casse
e mi scatenavo nella scelta dei dischi” si lascia andare in un'altra
simpatica risata che me lo fa ricordare ancora giovane e spensierato “ I
primi gruppi che ascoltavo erano ovviamente i Purple, gli Zeppelin e gli
Huriah Heep , poi sono arrivati i Thin Lizzy e quindi gli Iron Maiden
che acquistai d’importazione prima ancora che venissero a suonare a Roma
nell’80” . Alla mia domanda su droghe ed alcol, Stefano rimane quasi
stizzito “Per carità Maurì ! Meglio starne lontani, ho sempre odiato
quel tipo di additivi pur rispettando chi ne fa uso, allo stesso tempo
mi vengono i brividi pensare a chi ingerisce certe cose, non mi fa
piacere vedere un ragazzo alterato mentre ho un odio verso coloro che
sono diversi “musicalmente” come i punkx, i mods, i paninari con le loro
coatte automobili con stereo a palla e quella schifosissima musica che
non capirò mai !!!!” , le mie domande si fanno pressanti, cerco di
scioglierlo con argomenti più intimi, sopratutto sull’universo femminile
e lui risponde senza imbarazzo “ Pensa che l’unica donna che ho
conosciuto, è diventata mia moglie ! “ e si lancia in un'altra risata
liberatoria “A parte gli scherzi, sono stato sempre un timidone ed ho
avuto sempre difficoltà nell’approccio con certe ragazze, volevo
conoscere una più alla mia portata ma era difficile trovarla
nell’ambiente metal” poi mi dice “ Ma ti ricordi che maschione c’erano
in sala ? Come potevi pensare di tentare un approccio con simili donne,
che racchie !!!!” e viene da ridere anche a me al ricordo “Con le
guardie cercavo di non avere contatti, mi infastidivano, non potevano
capirci e mi davano sui nervi quei sguardi poco simpatici, ho avuto
enormi difficoltà anche nel trovare un lavoro adeguato e spesso sono
durati pochissimo, ho figli e mia moglie si dà da fare con sacrificio
per portare un po’ di pane in casa, questo mi rende triste ma sono allo
stesso modo fiducioso sul futuro, forse per via dell’insegnamento dei
miei genitori e di mio fratello che mi sono sempre vicini e mi aiutano
tantissimo “ .
Lascio Stefano alle sue cose di tutti i giorni e mi riprometto di
risentirlo, il suo sito internet lo visiterò sempre e in un modo e
l’altro rimarrò al suo fianco, magari ricordando i vecchi tempi.
SERGIO (Trento)
Sergio, classe 1969, viene da una città atipica per il rock, la nordica
e (credo) fredda Trento, più esattamente Sopramonte, un piccolo centro
famoso perché luogo di nascita del figlio segreto del duce Mussolini e
di quella povera mogliettina chiusa in manicomio (dove morirà anni dopo
tra battaglie legali disperate) per non creare scandali, quando lui
divenne una personalità negli anni venti. Infatti quando mi descrive la
sua città lo fa con un senso di amarezza proprio per la mancanza di veri
ritrovi per metallari o, almeno, per amanti della musica rock : “Trieste
è una città morta dal punto di vista rock “ mi dice “Ha solo da alcuni
anni un palasport ma al massimo puoi ascoltare concerti di musica pop e
quei pubs che tentano di diversificare la musica con coraggio, hanno
breve vita e subito dopo sono costretti a chiudere battenti. Figurarsi
dieci/quindici anni fa !!!!” Sergio, come tutti i ragazzi di provincia,
è costretto ad uscire di zona per assistere a qualche concerto degno dei
suoi gusti musicali “Eravamo all’epoca solo tre metallari che insieme
dividevamo sensazioni e scambi di dischi ma quando sono cresciuti ,
hanno messo la testa a posto (così dicevano loro) lasciandomi solo “ ,
poi , con fierezza confessa “E’ stata dura ma ho tenuto con orgoglio,
non volevo rinnegare i miei gusti malgrado fossi considerato un
extraterrestre dai miei compagni, in macchina imponevo sempre la mia
musica da ascoltare e spesso alle feste private riuscivo ad inserire
brani più heavy, volevo fargli sentire qual’era la vera musica”. Negli
anni le barriere vengono abbattute e le serate metal si presentano
vicino alla sua zona da cui emigra volentieri “A Riva Del Garda aprì il
pub Lord Nelson sul finire degli anni ’90 ed allora ho potuto assistere
a concerti di bands italiane piuttosto note, invitavo i miei amici a
seguirmi per la trasferta e spesso ero costretto ad andarci da solo,
piuttosto che sorbirmi la solita serata in discoteca , preferivo
affrontare un viaggio più piacevole. “ La cosa però durerà poco, il
locale chiude e Sergio è costretto a macinare chilometri per arrivare in
Veneto “Qui ci andavo da solo, era un viaggio troppo lungo da Trieste
per Malcesine, alla volta del Dream Pub ma anche qui il metal durò poco.
“ Come ti capisco, caro Sergio, non è facile affrontare una realtà tanto
diversa dalla nostra ma è innegabile che hai resistito con fierezza alla
tua fede “Non ho mai posseduto un vero giubbotto di pelle, al massimo ne
possedevo uno di jeans che avevo toppato di Ac/Dc, Maiden, Motorhead e
similia, indossavo una cintura borchiata ed un braccialetto (ovviamente
borchiato) costruito da me. Quando andavo a scuola avevo personificato
il mio zainetto che, al contrario degli altri, disegnavo con i simboli
delle bands metallare, mi dava una spinta in più e ne andavo fiero. “
Poi , i ricordi si fanno avanti “Era il 1984 e frequentavo il primo anno
di scuola superiore. Successe tutto all’improvviso,fino a quel momento
ascoltavo, come tutti, la musica italiana, facevo parte della massa ma
quando mia cugina (santa ragazza !!) mi prestò le cassette originali
degli Ac/Dc di Back in black e For those about to rock, scoccò la
scintilla, quelle note entrarono dentro di me, avevano un suono ribelle,
quelle chitarre, quella voce urlata in maniera fuori dal comune, insomma,
fui colto da improvviso amore per il metal, era un qualcosa di magico ed
irresistibile. Divenni metallaro da quel giorno ! “ Gli occhi di Sergio
brillano, lo riesco a “vedere” anche attraverso la sua lunga lettera e
lo capisco, successe anche a me così “Quando a scuola mi chiedevano
quale musica ascoltassi, fieramente urlavo HEAVY METAL ma alcuni non
capivano cosa fosse, altri rimanevano schifati ed a me piaceva ancora di
più, era il segno che ascoltavo musica ribelle. “ E’ dura per un ragazzo
di provincia, rifornirsi di materiale metal ma Sergio non demorde
“Acquistavo Ciao 2001 che conteneva solo due pagine dedicate al metal ma
bastavano per soddisfare la mia fame e solo alcuni anni dopo uscì il
mitico HM, che tempi !!!!” Voglio conoscere da lui, le reazioni degli
altri, cose più intime, i genitori per esempio “Mio padre e mia madre
mal sopportavano borchie e giubbotti di pelle per cui ero costretto a
vestirmi fuori casa. La mia stanza era tappezzata di posters metal e non
era un problema, mamma diceva sempre che era una febbre passeggera e che
all’arrivo di una fidanzata avrei cambiato stile di vita……. Credo che
ora si sia rassegnata !!!” Appunto, le donne, come conciliava la sua
fede metallara con le rimorchiate femminili ? “Ero un ragazzo
sostanzialmente timido e non ero certo pieno di donne, in fondo cosa
potevo dividere con loro che non amavano la mia musica ? Non avevo una
macchina di lusso ma quando riuscivo a portarci sopra qualche ragazza
con amiche, dovevi vedere le loro facce quando nello stereo suonava la
musica degli Accept di Fast as a shark !!!!! Partivo svantaggiato ma
volevo essere me stesso e non mi interessavano storie da poco. Una volta
un mio amico organizzò un uscita con una ragazza veramente carina ma
quando mi proposero la passeggiata per il giorno dopo, risposi che avevo
da assistere al concerto del Gods con Metallica ed Ac/dc e fui quasi
preso per scemo ma non potevo farci nulla, ero fatto così. La mia futura
moglie la conobbi durante una festa di capodanno dove mi ero estraniato
alla consolle nell’inserire dischi metal da ascoltare, tutti gli altri
erano impegnati a fare i fighi con le ragazze di turno e questo bastò a
farmi apparire diverso dagli amici. Lei non è metallara ma rispetterà le
mie idee anche nel corso degli anni e con figlio in casa. Le vorrò
sempre bene, ho fatto la scelta giusta.”
Quanti ne vorrei di ragazzi come lui, ora che è divenuto uomo e padre di
famiglia, non dimentica il passato. Sergio è uno di quelli che ti fa
vivere il tuo mondo in maniera eccellente, ti fa vivere i ricordi con
assoluta franchezza. Quando ho letto la sua storia stavo ascoltando un
favoloso brano di Sandy Danny dal vivo e mi ha emozionato non poco, bene
si accompagnavano con le sue parole. Non sapete quanto è bello avere il
cuore duro come una roccia, ascoltare il suono mostruoso di Lemmy e dei
suoi Motorhead, quindi arrivare all’emozione pura, fino alle lacrime, di
un vocalizzo della stupenda Sandy. Se non la conoscete, è colei che
condivise le parti vocali con Robert Plant in un favoloso brano del
quarto disco dei Led Zeppelin. Grazie Sergio, sei uno che rimane sempre
sintonizzato.
Tanti amici che suonavano con me, non li ho più rivisti, qualcuno ancora
sta suonando, altri hanno cambiato completamente vita ma mi piacerebbe
sapere cosa stiano facendo in realtà. Sono sadico ?
Mio zio Vittorio è un tipo particolare. Fratello più piccolo di mio
padre (dieci anni di differenza) , ha studiato fisica ed attualmente è
entrato da poco in pensione. Un cervellone, ingegna e disegna i
satelliti che verranno poi lanciati nello spazio. Ha infatti la testa
tra le stelle ma è uno spasso, veramente. Uno dei suoi difetti è che
pensa e ragiona troppo, dà un motivo ed un significato a tutto, si
inventa addirittura le barzellette o le battute, è incredibile, ha la
faccia come il culo. Una volta andò con papà e mamma, sua moglie, in un
ristorante ad Alatri e quando il padrone gli portò il conto, ebbe il
coraggio di chiamarlo e dirgli “Ottimo capo, qui si fanno prezzi da
‘latri !!!....” giocando sull’equivoco ed è una fortuna che il
ristoratore la prese snobbandolo mentre gli altri fecero una risata
smorza-tensione. Una sera lo invitai ad un mio concerto, era curioso di
conoscere quel mondo di “spaziali” che frequentavano il Piper. Con i
Fingernails avevamo cominciato ad assumere un sound più psichedelico pur
giocando con ritmi metal. Avremmo aperto per gli inglesi Loop, una
formazione underground molto nota a Londra, potevi ascoltare i loro tre
album e la nutrita schiera di bootlegs live che imperversavano tra i
fans più scatenati. Il loro sound era un guazzabuglio di metalliche
improvvisazioni che sfociavano nella psichedelica umoristica ed
ossessiva. Se ti prendevano, cominciavi ad operare una sciamanica danza.
Mio zio Vittorio li studiava a fondo, era serio e sbirciava dall’alto
del locale cogliendo le reazioni del pubblico, poi si rivolgeva a me e
mi comunicava le sue scoperte “Ora stanno imitando il rumore del treno
!” disse con fermezza “E la gente sta viaggiando nella locomotiva e
segue il ritmo del rumore delle rotaie!” lo guardavo con ammirazione. E’
vero, dava un significato a tutto, anche alle reazioni. Peccato che è
tifoso della Lazio ed io sono romanista. Bravo zietto ma cerca di
cambiare squadra.
CI VUOLE FURBIZIA NELLA VITA
Credo che ce ne voglia tanta di furbizia in questa terribile e schifosa
vita di merda. E’ come entrare nel girone dell’inferno dove chi è buono,
viene distrutto all’istante. Non basta essere onesti e sin da piccoli ti
insegnano a destreggiarti tra le difficoltà usando il cervello , “Fatti
furbo, figlio mio !” ti dicono e tu esplori questo mondo con la paura
inconscia di venir colpito alla vigliacca. Non è sempre così però. A
volte ti insegnano a sfuggire dalle situazioni incresciose e credo di
aver imparato a menadito la lezione, per me era importante non prenderle
e a volte, per non prenderle, devi stare lontano dai guai. Come si può
insegnarlo ad un pischello di dieci anni, sempre intento a divertirsi
bighellonando in giro per il quartiere a rompere i coglioni a tutti ? Lo
avresti compreso solamente sul campo e noi terribili cacacazzi ,
preferivamo lo sport del mordi e fuggi, il che è alquanto rischioso. Ti
presenti con una decina di persone della tua stessa età, con le
biciclette, esplori il campo d’azione, scruti quelli più grandi di te e
che principalmente ti stanno sulle palle, quindi, cominci a prenderli
per il culo. Quando la misura è colma, lui tenterà una reazione e tu ,
furbo, prendi velocemente la via di fuga sgambettando sulle bici in uno
scatto degno del miglior Coppi. Spesso la furbizia , se non usata a
dovere, ti crea grossi problemi e Danilo era uno di quelli. Aveva una
faccia da culo e si divertiva a prenderti per il culo senza però usare
la via di fuga, ti rimaneva davanti come un coglione ed era preda
dell’odio del violentato , “Ti si è scarpata una slaccia !!!” disse ad
un energumeno di (che so) tredici anni. Questi abbassò lo sguardo e
compreso subito dopo della burla, prese a capocciate il naso di Danilo
che, colpito, non reagiva , bestemmiando a tutto spiano mentre si
reggeva il sangue che copriva il suo volto. Aveva una tale
predisposizione a prenderle che quasi lo invidiavo. Come cacchio faceva,
è un mistero, pugni nello stomaco, calci alle palle, botte da orbi da
parte del padre quando scopriva che alla madre erano stati sottratti dei
soldi. Un pomeriggio, io ed altri due terribili pischelli, lo stavamo
picchiando. Quando stava in terra, urlava come un dannato. Sua madre
apparve nella via e Danilo chiese aiuto “Mamma, mi stanno menando, cazzo
!!!!” Ma lei se lo guardò mentre noi smettemmo immediatamente per timore
di venir sgridati. C’era disprezzo nei suoi occhi “Ti sta bene, anzi,
continuate , così impara a rubare dal mio portafogli!!” , non ce lo
facemmo ripetere e continuammo a picchiarlo selvaggiamente.
Un pomeriggio si presentò in piazza un ragazzetto più grande di noi,
faceva il garzone di macelleria ed era solito portare la carne a
domicilio con una grossa bici dove, all’estremità del manubrio, teneva
un grosso topolino di gomma (sì, proprio il Micky Mouse di Walt Disney).
Faceva lo strafottente con noi e ci stava alquanto sulle palle. Ci mise
in guardia “A regazzì !!!!” disse affrontandoci a brutto muso “Guai a
chi tocca il pupazzo o so botte !!!!” . Poi suonò al citofono ed una
volta chiuso il cancello dietro di sé, assistette alla nostra vendetta
“Phuaaaa!!!! A stronzoneeeee!!!!!!” e gli facevamo le boccacce mentre a
qualcuno venne l’idea di sputare addosso al pupazzo di gomma. Presto
quel coso era zuppo di melma salivosa (che schifo !!!) ed il garzone
aveva assistito impassibile meditando la sua vendetta , una volta sceso.
Lo aspettammo per completare la vendetta e fuggimmo come lepri al
momento della sua uscita. Devi essere abbastanza furbo per farlo e
credevamo troppo in noi stessi. Ci dividemmo nella fuga per far perdere
le tracce, attraversai di corsa una strada a sinistra, feci un breve
percorso attraverso due portoni che collegavano il palazzo adiacente,
quindi, in tutta fretta e pieno d’adrenalina, voltai per la strada
principale convinto di averla fatta franca . BOOOOMMMM !!!!!! Cozzai
violentemente contro la bici del garzone che nel frattempo aveva fatto
il giro contrario e da terra mi alzò, prendendomi a schiaffi. Cazzo, che
sfortuna !!! Mi presentai dagli amici con il viso tutto rosso per la
miriade di pizzoni presi dal bastandone. Fu allora che compresi quanto
era brutto prendere botte dagli altri e pur rischiando, posso dire di
essermela cavata in tutti questi anni, al massimo ho preso un pugno o un
calcio ma pestato a sangue, ancora no, per fortuna.
IL DOPO FINGERNAILS
Quella dei Fingernails fu un avventura che terminò nell’aprile del ’90,
Bomber aveva già abbandonato la band, Chris aveva registrato il disco e
nell’ultimo anno avevamo cambiato altri due bassisti. Ricki era rimasto
nella formazione e mal si adattava al sound proposto in quel momento. Le
borchie in testa mi davano il prurito, qualcuna si era staccata
provocandomi una sorta di pazzia incontrollata. Volevo fermare per un
attimo il tutto, rimandare il nastro indietro e cercare di riorganizzare
le idee. Non sapevo dove sbattere la testa. Manu stava a Londra ed io
avevo accettato un periodo di riflessione suonando con una superband
dedita a covers anni ’70 . Fido dei Miss Daisy alla batteria, David dei
Schwartz alla voce e Max al basso , ex (inoltre) Fingernails. Ci
chiamammo gli Electric Church Blues Band . Il nome fu preso da una
citazione di Hendrix che stava per formare una sua band con questo nome
ma che non andò mai in porto.
L’idea di formare un gruppo con personaggi di spicco del metal romano,
mi stava bene, in più si suonava dell’ottimo rock classico e Fido era in
attesa di trasferirsi a Londra con la sua compagna. Sarebbe durata
solamente qualche mese. In quel periodo erano in svolgimento i mondiali
di calcio e spesso ci ritrovavamo a casa , ospiti di qualcuno, a fare
casino, bere birra ed assistere alle vittorie della nostra nazionale con
il giallorosso Giannini. Ricordo che fu un vero e proprio divertimento
malgrado non me la passassi proprio bene dal punto di vista mentale, ero
piuttosto depresso e non avevo idea di come porre il mio futuro nei
confronti della musica o solamente per il fatto che le mie cellule erano
tanto numerose quanto quelle di sodio in un acqua purissima di una nota
pubblicità. Stavo male da cani ma la chitarra aiutava moltissimo e
questo grado di sofferenza, si sa , ha creato i miti del rock , con la
speranza di non morire come quelli più famosi. I primi show andarono
benissimo, David è un eccellente vocalist, alquanto strano il suo stile,
parte stonato, poi virgola intorno la nota e ci ricade sopra
perfettamente, è incredibile ma fu proprio divertente scoprirlo quando
lo riascoltavi. Fido ,invece , veniva da un periodo “stupefacente” in
tutti i sensi con l’esperienza Miss Daisy, avevano suonato in
Inghilterra con Motorhead e Blue Oyster Cult e non erano stati certo
tranquilli nel divertirsi. Alla fine scoppiarono letteralmente ed i loro
cervelli avevano bisogno di riposo assoluto. Fido viveva nel caos più
caotico, dimenticava di tutto, le chiavi della macchina, di casa, della
cantina, non si ricordava mai dove le avesse lasciate e così si creava
il panico tra di noi , mentre eravamo intenti a cercare nei posti più
assurdi, ti dovevi sciroppare le continue litigate con la sua compagna
che lo riprendeva sul fatto che fosse perennemente distratto. Alla fine
tutto si risolveva ed i due tornavano a pavoneggiare. Una volta , dopo
un concerto al Topsy di Livorno, dovetti corrergli indietro nella
scalinata dell’albergo ed era arrivato quasi in cima prima che lo
avvertissi che la sua stanza era accanto la mia. Dietro la batteria era
un autentico portento, preciso nei suoi colpi e mai fuoriposto, lì non
dimenticava certo le parti ed era assolutamente affidabile. Quel che si
dice “un ottimo drummer”. Suonammo quattro show in diretta a Radio Roma,
un emittente radiofonica e l’unica a Roma per il fatto che si potesse
suonare dal vivo. Avevano un vero e proprio studio di registrazione ed i
tecnici furono piuttosto cordiali con noi, facemmo bella figura ed il
direttore ci consentì di registrare una puntata per via della
contemporaneità con la partita della nazionale che giocava all’Olimpico.
A Livorno, un ragazzo chiese gli autografi a tutto il gruppo, mi
sembrava una cosa stupida, non eravamo così famosi da meritarci tanta
attenzione ma lui giustificò la richiesta per via della sua manìa di
collezionare tutte quelle firme raccolte in giro per l’Italia.
Una volta partito Fido per Londra, ci riunimmo per parlare della
possibilità di proseguire insieme con un nuovo corso musicale di rock
hard in italiano. Decidemmo di prendere alla batteria Ricki Duracell ma
la cosa non mi piacque abbastanza perché era ancora troppo fresca la
ferita Fingernails. Il nome si trasformò in Locomotive Training ed in
seguito nel meno originale Locomotive.
Con Riccardo le cose non andavano per il meglio, come supponevo, mal si
pigliava con Max che lo accusava di poco impegno ed io , sinceramente,
ne avevo già piene le palle , me ne sarei andato volentieri se la cosa
non fosse finita lì ed il successivo concerto a Livorno ci confermò che
la cosa non sarebbe potuta andare avanti, tanto è che Ricccardo decise
di mollare la nave, stufo dei continui rimbrotti del bassista. Le
giornate non miglioravano neppure dopo aver trovato il sostituto, tale
Franco, un tipo tarchiato, vestito di nero ma assolutamente spiritoso e
, cosa importante a quel punto, molto accondiscendente sulle decisioni
di Max e del suo impegno nel lavoro. Purtroppo la sua proverbiale
gelosìa, giocò brutti scherzi anche a noi che dovevamo sopportare
,ancora una volta, litigi di coppia con l’allora sua compagna , anche
lei, sfortunatamente, gelosa da morire. Ce ne accorgemmo ben presto.
A Cagliari, nel settembre del ’90, arrivammo in ritardo al soundcheck
nel vicino stadio della Fiera , dove avremmo dovuto esibirci quella
stessa sera, insieme ai new yorkesi Fleshtones, veri miti del garage
underground. Franco si era attaccato al telefono nella sua stanza
d’albergo, litigando con la sua tipa (come al solito) e stavano quasi
facendo pace quando entrai nella sua camera per dirgli di sbrigarsi
perché eravamo in ritardo, feci la voce da donna per metterlo in
imbarazzo ma la cosa si rivoltò contro di lui e ricominciò a litigare
con la ragazza che si era convinta che stessimo combinando chissà cosa
dentro quella stanza, assieme a tante troie !!!! Roba da matti !!! Lo
abbandonai ai suoi problemi e mi avviai alla Fiera. Ricordo che il conto
telefono dell’albergo fu un salasso ma non ricordo poi chi pagò.
A Cassino, vicino Frosinone, suonammo talmente sballati che alla fine si
faticava a restare in piedi, con la sala trasformata in un chiassoso
party , con la gente impazzita che ti riempiva la bocca di pastiglie di
ogni tipo ed alcolici di ogni colore. L’unico che non riuscì a
divertirsi fù proprio il nostro batterista che durante il concerto si
alzava continuamente per andare a litigare con la sua tipa perché veniva
continuamente importunata da ubriaconi di certo piuttosto arrapati. Non
si poteva suonare in quel modo, era impossibile. Max continuava a dirgli
“Lasciala a casaaaaaa !!!!” ma non c’era nulla da fare. In fondo Franco
era un caro ragazzo e dietro le pelli non era assolutamente male.
Si andava avanti tra lotte e discussioni e quando entrammo in studio per
registrare l’album d’esordio, David venne estromesso dal produttore
perché lo considerava nullo, era stonato e non si poteva pretendere di
mettere sul mercato un disco con un cantante che sembrava un cane. Non
ero d’accordo, primo perché il nostro produttore era un perfetto idiota
e testa di cazzo, secondo perché non si doveva permettere di offendere
un nostro amico. Max fu invece d’accordo ma non ebbi dubbi a riguardo,
si sarebbe fatto inculare pur di veder prodotto l’album. Alla fine
prendemmo Massimiliano alla voce. Lo conoscevo già perché era stato il
cantante dei Thunder e non ci stavamo particolarmente simpatici ma ci
sopportavamo per rispetto. Registrammo le parti vocali ed attendemmo che
il disco uscisse sul mercato, nel frattempo giravamo i locali per
allenarci dal vivo. Ricordo con piacere lo show al Teatrotenda di
Ladispoli, mi presentai sul palco vestito con una giacca trasformata da
me, avevo tagliato la parte sotto per accorciarla, cucii una serie di
catene in qualsiasi parte ed allacciai il bavero in modo da sembrare un
colletto indiano che tenevo unito da un grosso bottone argentato. Manu
odiava quella giacca, solamente perché desiderava vedermi indossare un
giubbotto di pelle o più comunemente un gilet jeans alla maniera dei
bikers ma io volevo fare il Jimi Hendrix e di metal ora non ne volevo
sentir parlare. Evidentemente ero in preda ad uno shock ! Presto, la
storia con i Locomotive non andò a buon fine, i due Max mi stavano
rompendo le palle, Franco era sempre più geloso e quel bastardo del
produttore aveva accusato le nostre ragazze di furto durante una nostra
riunione. In realtà si voleva liberare di noi, non aveva i soldi per la
produzione ed addirittura non aveva pagato la sala di registrazione. Si
inventò quella storia per rompere ed io quasi gli ruppi la testa ma
dovetti fermarmi perché Max (il bassista) era assolutamente convinto
della produzione e chiuse gli occhi sul fattaccio. Io no. Non ruppi la
testa dello stronzone per non rovinare il giocattolo del cretino ma
abbandonai ben volentieri la storia. La mia intenzione era di costruire
una band tutta mia, con un sound hard rock anni ’70 e con la
psichedelica a far da contraltare. Stavano nascendo i Childhood. Era
l’estate del ’91.
CHILDHOOD
Stefano ,il negro, mi aveva decantato le doti vocali di Manu quando era
ancora a Londra. Si conoscevano già e spesso si riunivano per
divertimento in sala a comporre del materiale sul genere dark. Fù una
sorpresa per me quando lo venni a sapere, non l’avevo mai ascoltata
prima e non avevo idea di che stile fosse la sua voce, inoltre stavo per
contattare Franco dei Locomotive per aiutarmi nel nuovo progetto che
avevo in mente. Ogni volta che tentavo di farla cantare, Manu evitava
l’argomento, si vergognava da morire, pensava di avere una voce ridicola
ma quando per sfuggita ebbi modo di captarne le vocalità, sussultai.
Cazzo, a me serviva una voce femminile, un po’ sullo stile rock
incazzato, blues sporco, hard anni ’70, borchie impolverate ma permeate
del profumo dell’alcol, dai riverberi festivalieri di Monterey, Reading,
Woodstock, Wight, insomma, volevo suonare del rock vero e sanguigno, il
rock della mia infanzia. Childhood significava appunto ciò ed io non
volevo farmi sfuggire la voce di Manu che somigliava un po’ Janis Joplin
ed un po’ Grace Slick, era grandioso. La convinsi ad accettare di
cantarmi solo due o tre brani e lei ci cascò. Corressi alcune
imperfezioni di base, sull’uso controllato delle vocalità forti, ma alla
fine le cose andarono a gonfie vele. Franco era un po’ titubante ed al
basso ingaggiai Cristiano che era giovanissimo (credo che non avesse
neppure venti anni) , mi conosceva per essere stato fan dei Fingernails
ed ora voleva suonare del sano rock. Entrò subito in sintonia con la
nostra musica ed amava condire i suoi gusti con dell’ottimo acido. Una
sera al Castello suonò per l’intera durata del brano, senza jack
attaccato al basso e si incazzava continuamente con il fonico perché non
riusciva a sentire nulla di ciò che faceva, si avvicinò a me e mi urlò
nell’orecchio “Cazzo Maurì, vedi un po’ di farti sentire da quello
stronzo, non ho il ritorno dalle casse spia del basso !!!!” guardai
verso l’ampli e gli risposi “Testa di cazzo, hai il jack staccato !!!!”
Nella mia vita ho speso più tempo ad incazzarmi con i musicisti che
riuscire ad insegnargli i brani e Cristo fù crocifisso a 33 anni, io ci
ero vicino. Manu voleva cantare nascosta dietro gli amplificatori e non
c’era verso di fargli cambiare idea, avrebbe abbandonato il palco.
Potevi notare la curiosità del pubblico che si sporgeva di lato con la
testa per scorgere quella figura che si era avvolta la testa ed il viso
con i propri lunghi capelli neri, sembrava più di assistere ad una
spettrale rappresentazione del maligno che ad un concerto di
rock’n’roll. Più si comportava così e più la gente, a fine concerto, era
attirato da quello strano personaggio, volevano conoscerla a tutti i
costi, volevano parlarci ed intervistarla ma lei era terrorizzata e
continuava a rompermi i coglioni sul fatto che non volesse apparire in
pubblico, ebbe addirittura l’idea di acquistare un lunghissimo jack per
microfono in modo da permettergli di cantare in bagno durante lo show.
Che Manu fosse strana, lo sapevo ma che addirittura potesse pensare di
fare una cosa del genere, bèh, questo mi preoccupava e parecchio anche.
In fondo l’idea di cantare in un vero progetto musicale, alla fine
piacque a Manu che si impegnò a renderlo tale anche quando cambiammo gli
elementi che nel frattempo avevano abbandonato la band, Franco non era
propenso a continuare, voleva suonare del rock alla U2, Cristiano invece
partì per la Danimarca ma fù dispiaciuto di lasciarci, erano un buon
elemento di sconvoltura. Gabriele lo avevo già tenuto a battesimo
qualche anno prima in una delle formazioni dei Fingernails ed era un
batterista molto ricettivo, aveva voglia di allargare i suoi orizzonti
metallari suonando del blues bianco. Fece in tutti i modi di farsi
notare ma i suoi comportamenti mi avevano già stranito, diceva che
suonava già con un'altra band e che non sapeva se accettare la mia
offerta ma quando mi vide suonare nel progetto “night of the guitar”
ebbe una sorta di gelosia, si presentò di fronte a me e mi fece una
scenata “Hai già deciso come vedo, dunque !!! Hai preso un altro
batterista, cazzo !!!!” Rimasi sorpreso quando me lo urlò, certo , di
persone strane ne avevo conosciute , Manu era una di quelle ma
sicuramente Gianfranco mi sconvolse. Quando entrammo in contatto con lui
per il ruolo di bassista, si presentò con la sua folta barba e quei
capelli ricci arruffati , sembrava uscito da una manifestazione di
piazza degli anni ’70. Quando parlava sembrava stesse vagando in qualche
pianeta sconosciuto, suonava bene ma sbagliava più per distrazione che
altro e le prime due prove furono alquanto disastrose. Agli altri non
era piaciuto , sembrava una perdita di tempo ma avevo notato in lui
quella luce viaggiante che sarebbe servita molto per le atmosfere
lisergiche. Lo presi da parte e ci facemmo un giro per le strade del
rione , lo guardai negli occhi e gli chiesi a bruciapelo “Tu ti
sconvolgi di acidi , è vero ?” mi guardò come scoperto del proprio
segreto “Sì, più che altro mi sconvolgo con l’erba del diavolo” L’erba
del diavolo è una pianta velenosissima i cui effetti psicologici
sull’uomo creano allucinazioni spaventose, devi avere le palle a posto
per riuscire a venir fuori da una sconvoltura del genere. Gianfranco mi
dava l’idea che stesse viaggiando in un mondo altamente pericoloso, era
convinto di gestire gli eventi ed una sera mentre giocava a carte con
Gabriele, gli cadde in terra una figura , si piegò per raccoglierla,
guardò l’oggetto che teneva in mano e ci disse “Vedete ? E’ la Regina di
cuori, ne ero certo ! Ho sempre ragione io !!!” e si rimise
tranquillamente a giocare. Ormai non ci facevamo più caso, l’importante
era che suonasse bene il basso. Gabriele spesso lo seguiva a ruota e su
di lui l’effetto fu catastrofico, non mi piacevano affatto i loro
rapporti di amicizia, te ne saresti accorto durante le prove in sala,
erano lenti ed impacciati.
Un'altra categoria di bastardi che mi hanno tolto anni di vita , erano e
sono certamente i gestori dei locali. Dovevi dannarti l’anima per farti
dare uno spazio nella programmazione dei concerti, in più dovevi
discutere sull’ingaggio che spesso e volentieri ti veniva decurtato se
la serata fosse andata mele come presenza di pubblico. Ti devi
convincere che loro sono degli ottimi imprenditori che capiscono di
musica , quando in realtà non capiscono un cazzo di quello che suoni. I
locali blues ci odiavano, il nostro sound era troppo rumoroso ed io mi
dannavo per fargli capire che anche Janis all’epoca era rumorosa ma
riusciva a suonare addirittura nei blues festivals. Quando riuscivi a
convincerli, eri sicuro che da te si sarebbero aspettati la luna, ci
mancava che dovevi fare le capriole durante gli show. Manu sconvolgeva
abbastanza, non gli davi una lira e si pensava “Ecco la figona tutta
corpo e sesso che vuol far presa sul pubblico e non sa cantare” ma
quando attaccava durante il soundcheck, era un portento , io la
provocavo dicendogli “Quel testa di cazzo pensa che non vali un cacchio,
hai visto come ti tratta da puttanella ?” Lei se lo guardava negli occhi
e quando questi chiedeva la voce per le prove del suono, alzava
immediatamente i cursori convinto che uscisse solamente un debole sibilo
dalla sua bocca. VROOOOOMMMMMMM !!!!! Cadevano all’indietro ogni volta
ed urlavano “Cazzo che voce, ragazza mia, vacci piano !!!!” li aveva
conquistati.
Durante lo show, la cosa che più mi dispiace è il finale, li odio perché
in quel momento sei caldo e ti stai divertendo da matti, il pubblico è
su di giri ed il gestore rompe le palle perché vuole suonare la sua
fottuta discoteca e della tua musica, spesso, non gliene frega un cazzo.
Allora per far in modo di sfogarmi completamente, guardavo in faccia i
ragazzi e partivamo con il finale caotico in cui davo sfoggio di tutte
le mie qualità violentando lo strumento per almeno cinque minuti. Una
volta un ragazzo mi si avvicinò e mi gridò in un orecchio “Sei stato
grandeeeee, cazzoooooo !!!! Mi hai fatto viaggiare da paura, ero dentro
un tunnel spaziale ! Mitico !!!” Era evidentemente su di giri ed io amo
questa gente che si sconvolge con la mia musica.
Nel corso degli anni ho avuto contatti con la gente più stramba
possibile, ti scrivono o ti telefonano per parlare di musica , di
sconvolture, delle esperienze che provano quando ascoltano le mie
canzoni. Vi assicuro che c’è una marea di personaggi da psicanalisi ma
veramente intelligenti. Marco “Jim Morrison” se ne và in giro per la
città a chiedere soldi alla gente, è un ragazzone alto e ben piazzato,
porta un giubbotto coperto delle immagini di Jim Morrison dei Doors, in
testa una bandana della Roma, sguardo perennemente sconvolto ma spesso
in sofferenza.Quando mi incontra, recita quelle che dovrei conoscere a
memoria perché i testi li scrivo ma non me li ricordo mai. Mi sorprende
continuamente. Per un anno ed oltre, ho avuto contatti per lettera e
telefonici con un ragazzo romagnolo che era in attesa di un processo per
tentato omicidio, aveva quasi ucciso uno dei suoi spacciatori ed ora era
in cura psichiatrica. Credo di aver sbagliato mestiere, avrei dovuto
fare lo psicologo e lo psichiatra, la mia musica sarebbe stata un ottima
medicina, migliore di tutta quella merda con cui curano i malati
mentali.
Con i musicisti mi rimane difficile perché spesso sono poco ricettivi,
ad un certo punto entrano in competizione e la cosa ti sfugge di mano,
si sentono oppressi, depredati delle proprie idee, castrati
completamente. In realtà sono dei buoni a nulla ! Mi dispiace dirlo ma è
così. Arrivano in sala e pretendono di essere serviti di tutto,
attaccano il jack e suonano qualsiasi cosa che piace a loro, devi
scrivere i brani , i testi e loro giudicano e ti criticano “Questo è
buono, questo no ! Cazzo Mauri, pulisci quel suono di merda !!!” , poi
devi darti da fare per trovare i concerti “Cacchio, non riesci a trovare
nulla ?” sul compenso della serata “Io a meno di tot non ci suono !!!!”
oppure “Bisogna sapersi accontentare anche di poco, non fare il tirchio
!” o meglio ancora “Bisogna comprenderla, Manu, è la nostra forza, non
fare il solito leader del cacchio !!!” in tutto questo mettete che
nessuno alza una paglia per aiutarti e tu sei lo schiavo prediletto. Ma
vaffanculo !!!!! Spesso l’ho gridato a quelli più stronzi e tu agli
occhi degli altri sei un despota fascista di merda. Ma vaffanculo più di
prima !!!!! Li odio quei personaggi. Manu accetta le mie incazzature, mi
conosce perché è per il bene della cosa, del lavoro, è un impegno che và
gestito, in più non mi piace leccare il culo a nessuno, se non si fa
come voglio io, non si và da nessuna parte. Non è per montarsi la testa,
di ribadire che capisco più di te, solamente per difendersi dai falchi,
da chi ti vuole inculare. Se fosse per i gestori, tu suoneresti gratis,
o se fosse per i discografici, tu suoneresti musica commerciale da radio
“Il rock non vende e non interessa a nessuno “ ti dicono con quella
faccia da cazzo che si ritrovano e tu li mandi a fare in culo senza
problemi. Per gli altri del gruppo, tu reagisci sempre male, non sei
furbo, non ti uniformi. Ma che cazzo ne sapete voi che non sapete cosa
vuol dire farsi il culo per farti accettare in questo mondo finto e
senza spina dorsale, tutti accettano ciò che gli viene proposto perché è
così che và il mondo. Il padrone si arricchisce alle tue spalle e tu ti
danni l’anima per non affogare nella merda, poi ti fidanzi, ti sposi,
cresci una famiglia e pensi che stai perdendo tempo e che la musica rock
è qualcosa per ragazzini, finisci così per suonare musica del cazzo che
odi ma che ti dà il pane oppure abbandoni tutto e ti metti a fare il
papà rincoglionito. Che tristezza ! Quando morirò, dirò a Manu di farmi
bruciare con tutta la chitarra ed i miei dischi preferiti !
Nel ’92 venne in tournee Nick Saloman, ovvero il guru della psichedelica
inglese, i suoi Bevis Frond suonavano in tutta Europa ed erano sulla
bocca di tutti. Nick era mio amico e lui era intenzionato a produrre la
mia musica solo. Accettò di buon grado a vedere i Childhood aprire la
sua serata al Castello che era gremito fino all’inverosimile e noi
fornimmo un ottimo spettacolo, eravamo stati all’altezza della
situazione. Le radio, i giornali, i festivals, facevano a gara per avere
la nostra presenza ed i soliti discografici da strapazzo gareggiavano
per farci incidere. Pino lo conoscevamo già dai tempi dei Raff ed era
intenzionato a produrci. In realtà ci sfruttava per alcuni concerti
anche di una certa importanza ed era impossibilitato a coprire per
intero le spese dell’album. Non che fosse squattrinato, lo studio di
registrazione era di sua proprietà e credo che ci volesse offrire la
sala ma che avremmo pensato noi per la stampa del disco. Avevamo
l’anello al naso, secondo lui, non avrebbe speso una lira, si sarebbe
preso le copie del disco e non ci avrebbe dato nulla in cambio.
Bell’idea su come guadagnare alle spalle di chi lavora ! La cosa però
non deve essergli andata a genio perché vedeva in me la parte tosta da
convincere, gli altri dicevano “Si Pino, che vuoi che facciamo ?” ma io
lo mettevo alle strette. Ci portò un contratto da firmare ed io volevo
chiedevo una scadenza di validità “Se non incidiamo entro sei mesi e non
esce il disco entro un anno, il contratto si annulla “ Pino si incazzava
di brutto, non era intenzionato a sottoscrivere la clausola. Alla fine
ci portò in studio per convincermi della sua proposta onesta. Cazzo !!!
Avevamo posizionato i microfoni per la batteria ed il giorno dopo
scoprivi che dovevi stare fuori perché qualche sfigato stava incidendo
la voce per un prodotto da portare a qualche festival rubasoldi che ti
promette la luna ma che si trasforma in sole per il proprio tornaconto.
Il secondo giorno di questa tiritera, decisi di parlare con Pino ma a
sorpresa ci chiamò in ufficio a fine serata per fornirci le sue idee
riguardo i metodi di registrazione che avevamo intrapreso. La sua
segretaria ci squadrava dalla testa ai piedi ed io immaginai
immediatamente lei in un letto mentre me la inculavo a sangue “Che cazzo
si guarda , la trojona ?” pensavo con odio. Pino esordì come suo solito
alzando i toni “E’ tutto sbagliato, ragazzi, bisogna rifare la
registrazione, è venuta una cagata pazzesca !” se la prese con Gabriele
che sapeva di convincerlo più facilmente “Si Pino, hai ragione !” ma
quando feci sfogare tutti con le loro assurde spiegazioni, presi la
parola e giuro che non sono stato tenero, la trojona si stava
vergognando di brutto , si alzò e se ne andò, era troppo per le sue
orecchie. Pino era esterrefatto ma se avesse detto una sola parola, lo
avrei ucciso sul posto. Rimase muto e quando me ne andai sbattendo la
porta, si assicurò che non fossi nascosto dietro, dopodichè cercò di
convincere Manu e gli altri, a farmi calmare un poco, di certo la sua
segretaria era rimasta sconvolta dalle mie parole, se ne stava fuori a
contemplare il cielo e quando mi vide uscire dallo studio, mi guardò
male, fulminandomi con quello che sarebbe dovuto essere uno sguardo di
odio ma quando incontrò il mio, che non doveva essere certamente
tranquillo, abbassò immediatamente gli occhi e si voltò dall’altra
parte.
Quello sguardo Manu lo conosce benissimo. Jonna lo sa altrettanto. Mi
guarda negli occhi e capisce che qualcosa non è stata di mio gradimento.
Magari non ha fatto nulla di particolare ma si sa, c’è sempre qualcosa
da nascondere e lui và in paranoia. Ad un concerto che abbiamo suonato
insieme, gli tirai una bottiglia di plastica piena d’acqua con tutta la
violenza, non c’era un motivo particolare in quel gesto, a volte la
testa mi fa tilt e sbrocco, per cui do sfogo al mio istinto e lancio
qualsiasi cosa mi capiti a tiro. In quel caso Jonna fù fortunato che lo
sfiorai ma ebbe il dubbio che quel gesto fosse legato a qualcosa in
particolare ed andò su tutte le furie quando ridevo e dicevo che tutto
era a posto. Alla fine mi rispose male ed io lo accettai, in fondo non
aveva tutti i torti per avercela con me. Jonna è un fuoriditesta
autentico per via di tutte quelle tecnologie di cui si serve, è capace
di parlare al cellulare mentre sta mandando un sms e guida l’automobile
in mezzo al traffico, usa il computer in maniera eccessiva, sembra una
sfida con se stesso, ti spiega l’iter di un programma e mentre tu stai
segnando su un foglio di carta per memorizzare la parte iniziale, lui è
giunto alla quinta pagina e devi bloccarlo immediatamente. Mi ha
confessato di essere riuscito ad operare su diciotto operazioni
contemporaneamente ed ultimamente l’ho visto di fronte a due computer
mentre scaricava files, chattava, scriveva mail, viaggiava su internet,
e chi più ne ha, più ne metta. Gli dico sempre “Così ti scoppia il
cervello !!!” e lui risponde con il solito sorriso sornione “Dici ?”
Tante volte immagino la sua figura con i cellulari al posto delle
orecchie ed un pc al posto dello stomaco. Parlerò più avanti di lui
perché lo considero un vero rocker, al contrario di tanti palloni
gonfiati che popolano i locali romani.
Ultimamente ho rincontrato Walter, un vecchio metallaro dei tempi della
cantina di Rione Monti (per intenderci, gli anni ’80) e mi ha ricordato
alcuni episodi brillanti . Vi ho già raccontato quando Walter fece
pippare il “muro” ad un metallaro , facendola appunto passare per
cocaina. Insieme ad Angelo, misero in giro la voce che questi avesse
acquistato un tipo di cocaina blu, proveniente da chissà quale lontana
terra. Angelo faceva il pittore edile e chiaramente lavorava con ogni
tipo di cemento e calce. Qualcuno era veramente incuriosito ma
fortunatamente i due non misero mai in pratica lo scherzo. Walter fece
fumare a qualcuno della corda (avete letto bene !) ed in giro ormai si
era sparsa la voce delle false droghe fatte pippare o fumare a
sventurati metallari. Una volta rimediarono un autentica bomba, un tipo
di marijuana ricercata e sconvolgente : olio . La fumarono insieme al
“nebbia” e fece veramente effetto. Mentre stavano fumando, Walter scorse
in un angolo della cantina dei Rude, un contenitore di olio Castrol per
motorino e lo prese in mano, il “nebbia” ebbe un sussulto e convinto di
essere caduto nell’ennesimo scherzo dei due, cominciò ad accusarli
“Stronziiii !!!! Mi state facendo fumare il Castrol !!!! “ ed inutile fu
la giustificazione di Angelo.
Mauro abitava a Talenti, nella mia zona, ed era amico di Flavio il
bassista, era un comico nel vero senso del termine. La parte migliore
era quella dell’arabo che spiegava la maniera come preparare un
“cannone” di marijuana. Lo vedevi seduto nel tavolo di un pub e gridando
in una finta lingua araba, si esibiva facendo ridere anche il gestore
che si era intrattenuto al nostro tavolo. Amava alla follìa gli Ac/Dc ed
era un autentico folle, imitava Totò nella scena della marionetta e
faceva la voce a “Gnogno”, un suo ex compagno di classe portatore di
handicap, il tutto condito da mosse altamente comiche e straordinarie.
Una volta ci ritrovammo a casa di qualche amica a Torvajanica e Mauro
fece la solita seduta spiritica e durante la chiamata al “fantasma” di
turno, fece camminare il tavolo dove avevamo giunto le nostre mani. Il
bello era che tutti ridevamo a crepapelle mentre lui manteneva una certa
seriosità nella sua concentrazione a spostare il tavolo che ogni tanto
ruzzolava rumorosamente in terra. Mauro lo rialzava e noi ci spaccavamo
urlandogli “Cazzo Mauro ! Ma se ‘sto spirito lo sposta, fallo rialzare a
lui ! Che dici ? “ Che personaggio ragazzi.
ROCK E SPIRITUALITA’
HARE KRISHNA , HARE KRISHNA
KRISHNA KRISHNA, HARE HARE
HARE RAMA , HARE RAMA
RAMA RAMA, HARE HARE
Feci conoscenza della cultura Krishna nel ’91 ma già avevo avuto modo di
incontrarli qualche anno prima. All’inizio non mi piacquero ma la volta
seguente mi avvicinai con più fiducia. Non che io sìa mai stato un
fervido spiritualista o religioso, ricordo che la chiesa del mio
quartiere , quasi mi cacciò perché lanciai una bestemmia nel campetto
della parrocchia. I preti non mi sono mai piaciuti ma sono stato sempre
attratto dalla spiritualità e posso tranquillamente affermare di credere
in Dio anche se non lo vado a trovare a messa. Un credente non
praticante.
Manu ha avuto un fratello che ha frequentato da vicino la comunità
Krishna ed è stato uno dei primi devoti (siamo nei primi ’70) a
frequentare i centri italiani. Conoscemmo alcuni ragazzi del tempio di
Tor Tre Teste e scambiammo le nostre impressioni . Sembra incredibile ma
non potete credere alle vostre orecchie quando vi raccontano le proprie
vite passate. Li vedete così assorti nella preghiera, nella convinzione
che la materia sia un peccato mortale, poi ci parlate e scoprite cose
incredibili. Sono quasi tutti musicisti o ex tossici. Il chitarrista
Paolo Tofani degli Area, un popolarissimo gruppo italiano di jazz rock
(sei album per l’etichetta Cramps negli anni ’70) aveva sposato la
spiritualità e si convertì a Krishna. Oggi si trova in Danimarca e
continua a suonare e registrare album di musica etnica dal tema
spirituale. Anche il famoso cantautore Claudio Rocchi entrò nella
comunità. Harideva Das era il batterista di Iva Zanicchi negli anni ’60
e per anni ha suonato nei night clubs e sulle navi, poi si trovò in
difficoltà e sparì dalla circolazione. E’ sempre stato un amante della
musica e quando lo conobbi , parlammo per ore della musica . Nel ’96
decise di incidere un album di cantautorato pop rock ed io lo aiutai
nelle registrazioni. Non è che avesse una gran voce ma scriveva dei
testi molto interessanti e le sue composizioni mi piacevano perché
avevano un sapore molto anni settanta. Ricordo che mise in piedi una
formazione musicale, aiutato dai devoti del tempio e nel ’92 lo feci
partecipare ad una serata che tenemmo al Castello durante la “night of
the guitar”. Sembrava di ritornare ai tempi dei Beatles, la gente
cantava e si divertiva di fronte a quei gioiosi ragazzi pieni di
vitalità. Un altro devoto mi raccontava che durante un concerto di Lou
Reed a Firenze, fece conoscenza con alcuni devoti intervenuti a cantare
e danzare in mezzo alla folla e di essersi immediatamente innamorato di
Krishna, tanto che non tornò più a casa quella sera seguendoli nel loro
tempio. Quando te lo raccontano, rimani sorpreso ed incredulo, come può
essere possibile cambiare così , improvvisamente, dare una svolta alla
tua vita in un attimo . Poi , quando ti trovi a parlare con ex tossici,
le storie diventano più incredibili. Manassatita veniva dalla Sicilia ed
aveva l’aria del bravo ragazzo. Anche lui amava moltissimo la musica,
voleva cantare. Una sera lo invitammo a casa e ci facemmo preparare una
sua ricetta vegetariana. Rimasi incredulo nel conoscere la sua vita
passata, volevo sapere cosa fosse prima di entrare nel tempio. Viaggiava
spesso in medio oriente , faceva il corriere della droga……… Lo guardai
in faccia e non potevo credere alle mie orecchie. Queste persone hanno
avuto delle vite incredibili. Il presidente del tempio di Roma , Ananta,
veniva da Bari ed in gioventù aveva gestito un negozio di macelleria……..
poi è divenuto vegetariano ed ha sposato la fede ! Phalguna veniva da
Terni ed insieme alla sua amica Cristina si facevano di brutto, erano
tossici al midollo. Poi ebbero una visione e fuggirono per Roma ed
entrarono insieme nella comunità Krishna. Bruno, invece, era la spia di
Ananta, controllava tutti i movimenti ed i pensieri dei devoti e
riferiva al capo. Veniva da Verona ed era stato più volte arrestato per
possesso di armi perché terrorista di destra. La cattiveria gli era
rimasta ed una volta sequestrò ad un altro devoto i nastri di musica
rock che gli avevo registrato, suonava la chitarra e veniva dal
napoletano. Purtroppo era entrato, anche lui, nella spirale della droga
e fu aiutato dai ragazzi della comunità Krishna pur di non finire in
galera. Quando venne a casa mia, si innamorò dei dischi che avevo e
volle farsi doppiare Hendrix ed Iron Maiden. ORRORE !!!!! Gli vennero
immediatamente sequestrati ! Patrizio era della provincia abruzzese e
suonava la batteria, sua moglie e sua figlia avevano abbandonato la casa
dove vivevano e sposarono la causa Krishna. Lui non si era perso d’animo
e sperava di riportarle via ma non ci riuscì. Quando capì che tutto era
inutile, si presentava la domenica al tempio per trovare sua figlia ma
non era ben visto perché portava con sé la sua nuova fiamma, un toccone
di figa assurdo, vestita in pelle nera e con le poppe al vento ed un
culo da spavento. Quando i devoti la vedevano, fuggivano via, era il
diavolo in persona, la tentazione. Io ci parlai e scoprii invece che era
una brava ragazza e non una mangiatrice di uomini, amava Patrizio ed
anche lei era attratta dalla spiritualità. Io ero attratto dalle sue
bocce………. Ultimamente Manassatita è deceduto in uno spaventoso incidente
sulla cassia, un pirata della strada lo ha ficcato sotto e lo ha
lasciato morente nel campo sottostante. E’ stato ritrovato due giorni
dopo. Povero Manassatita, che destino infame ! Harideva ha lasciato il
tempio e si è sposato con una ex devota e vive a Sutri. Sono andato al
suo matrimonio. Phalguna è tornato in Umbria e si è messo a lavorare.
Cristina si era sposata nel tempio con Dama, poi ha divorziato ed ha
lasciato la comunità. Oggi lavora, parla al cellulare e fuma…………… Certo
che la vita è veramente strana !!!!!!!!!!
Tornando ai Childhood, nel frattempo continuavamo a suonare e farci il
culo. Eravamo stati selezionati per il Festival Roma Europa in giugno ed
avevamo partecipato al Festival Dei Popoli, insomma, il gruppo aveva una
buona visibilità e cercavamo di forzare i tempi. Purtroppo la storia con
Pino non era ancora giunta al termine, ero costretto a subire le
richieste dei ragazzi del gruppo a restare tranquillo e quando cedi al
ricatto, puoi starne certo che non verrà mai nulla di buono. Quella
volta sbagliai a dar retta alle loro chiacchiere ma a volte non devi
dare l’idea di essere un despota e a quel punto decisi di restarmene
fuori. Pino ne approfittò immediatamente e durante un concerto al
Palladium di Roma, si presentò con la famosa scrittura privata da
firmare. Ci guardammo tutti negli occhi, Manu era concentrata sul fatto
che di lì a poco sarebbe entrata sul palco per cantare mentre agli altri
brillavano di felicità le pupille, io ero fregato, in fondo non avevo
firmato anche con i Fingernails senza rimanerne coinvolto legalmente ?
Firmai senza peraltro gioire di ciò, la cosa non mi era piaciuta, Pino
gongolava e saltellava per la riuscita dell’inculata. Salimmo sul palco
e facemmo onestamente il nostro mestiere , un giornalista del Messaggero
che era presente tra il pubblico, si complimentò con noi e con Manu
“Grande presenza e grande voce !” disse. Si sarebbe prodigato a farci
apparire nella pagina dello spettacolo. L’avevo riconosciuto perché quel
mattino era intervenuto alla conferenza stampa della cantante Paula Rose
che presentava disco e concerto anteprima nazionale e già sapeva che il
suo amico Pino , stava per farci firmare il contratto , era incuriosito
da quel gran parlare di noi .
La cosa durò molto poco e quell’estate del ’92 stavo preparando le
valigie per partire con Manu per Londra. La nostra amica Lix ci avrebbe
ospitato e noi non vedevamo l’ora di andarcene, ero piuttosto stressato
da quella dura stagione. Cazzo ! I Childhood giravano bene ma quel
contratto mi dava ai nervi, ero convinto che ci avrebbe bloccato. La
svolta ce la diede quello stronzone di Pino ed il giorno prima di
partire ci telefonò perché avremmo dovuto partecipare , quella sera
stessa, allo spettacolo che si sarebbe svolto nello stadio di Formia. Si
era prodigato a farci entrare nel bill di una serata per V.I.P. Cosa
c’entravamo noi in quel contesto, non lo capivo ma gli altri erano
accecati dalle luci della ribalta ed io , ancora una volta, mandai giù
senza fiatare. Manu osservava quello sguardo che conosceva bene. Quel
pomeriggio, al nostro arrivo, erano sorti dei problemi organizzativi,
c’era la possibilità che lo spettacolo venisse rimandato per alcuni
permessi arrivati in ritardo. Seppi che avremmo suonato in playback
(orrore !) ma che avremmo accompagnato dal vivo, uno degli attori
americani di “Beatiful”, uno scocciato palestrato che era fidanzato con
una bodrillona riccona. In fin dei conti era un simpaticone, mi prese da
parte per provare i brani che stavo accompagnando con una chitarra
acustica mentre un nugolo di ragazzine urlanti ci osservava incuriosita.
C’erano altri personaggi che avremmo dovuto accompagnare ed io capii che
noi stavamo lì solamente perché mancava un gruppo d’accompagnamento .
Mandai di nuovo giù un boccone amaro. Le cose andarono a puttane e
l’organizzazione annullò (fortunatamente) la serata mentre io presi da
parte Pino per cercare di accordarci sulla data che ci avrebbe
consentito di registrare il benedetto disco d’esordio. Per tutta
risposta, Pino mi aggredì a male parole ed io partii per la tangente.
Fortunatamente me lo tolsero dalle mani perché quella sera avrei
rischiato la galera.
Pino ebbe il benservito ma Gabri e Gianfranco ci rimasero molto male. Da
quel giorno, i Childhood erano divisi in due tronconi con Manu a fare da
incollante .
Nonostante le difficoltà di rapporto tra di noi, la band proseguiva il
suo lavoro con successo, partecipammo alle selezioni nazionali del
Festival Vibrazione e vincemmo la finale di Roma. Nel frattempo Manu era
stata contattata per un possibile contratto discografico e c’era chi la
seguiva nella carriera di cantante. Di certo i Childhood non erano la
strada giusta per lei ma volle continuare a cantare lo stesso con il
gruppo perché in fondo si era affezionata al repertorio rock blues.
Speravo che Manu percorresse una sua strada musicale perché ero convinto
che i Childhood fossero una palla al piede e Gabriele stava cominciando
a dare i numeri, volarono parole grosse tra di noi ed io ne avevo piene
le scatole. Alla fine presi la decisione di allontanarlo dal gruppo, in
fin dei conti tenevo ancora al gruppo e volevo dargli una possibilità di
sopravvivenza. Gianfranco rimase come nudo senza il suo compagno
d’avventure ma accettò a malincuore.
1992 IL RITORNO DEI FINGERNAILS
Nel frattempo Baffo mi telefonò perché aveva intenzione di organizzare
al Circolo Degli Artisti una serata tributo al metal ’80 e voleva farci
partecipare come Fingernails. Accettai senza riserve, avevo voglia di
rispolverare il vecchio materiale metal e gongolavo come un bambino.
Chiamai Riccardo che nel frattempo suonava con la punk band dei Senza
Ritegno e gli comunicai la notizia. Ovviamente prese la cosa con impegno
ma sapeva che sarebbe durata solamente una notte , in fondo sperava che
cambiassi idea e riprendessi la storia definitivamente. Ero perplesso
sull’opportunità di rispolverare l’avventura Fingernails anche perché il
metal stava attraversando un difficile periodo, il black sound, il
grind, andavano per la maggiore e non credevo che un ritorno sulle scene
sarebbe stato accolto con successo. I Childhood, malgrado le difficoltà
, avevano sicuramente più possibilità di riuscita. Gabriele dei Four
Wheel Drive (peraltro ex Childhood) si propose di accompagnarci al
basso, Bomber era sparito dalla circolazione e non ebbi la possibilità
di rintracciarlo. Clamorosamente, in quella stessa serata avremmo dovuto
suonare anche con i Childhood (non ricordo dove) e dopo lo show mi
precipitai al Circolo dove c’era una folta rappresentanza di metallari
che riempivano il locale in attesa di vederci suonare dal vivo. C’era
enorme curiosità a riguardo e parecchi rumoreggiavano sotto il palco.
Arrivai e salii direttamente nello stage, presi la chitarra ed attaccai
“HM forces” del disco d’esordio. Ricki suonava come un forsennato, ci
dava sotto di brutto e la gente reagì positivamente. Praticamente
eseguimmo solo cinque brani e subito dopo fummo accolti da una folla di
ragazzini urlanti che erano rimasti eccitati dallo spettacolo, eravamo
piaciuti . Riccardo mi prese da parte e mi chiese “Che dici , perché non
ci riproviamo ?” Non ero ancora pronto.
1993 VITA DA TURNISTA
Mentre con i Childhood tormentavamo la vita dei gestori di locali per
convincerli a darci la possibilità di esibirci dal vivo, ero
perseguitato da amici e musicisti per avere un aiuto concreto dalla mia
chitarra. La cosa mi ha sempre affascinato, fare esperienze differenti .
Jimi Hendrix, Miles Davis lo avevano fatto a loro tempo ed avevano
ricevuto enormi insegnamenti per il futuro della propria musica ed in
quel momento avrei dato qualsiasi cosa pur di comprendere realmente
quale strada intraprendere in seguito. Ero passato dal metal al rock ’70
ma non volevo certo abbandonare il mio roccioso stile, in passato avevo
aiutato i Fuori Dal Ghetto, una formazione di combat rock a metà strada
tra il punk e lo ska e timide stravolture alla Frank Zappa e
sperimentazioni di Edgar Varese. Se ricordate bene, con quella
formazione conobbi Duracell .
Suonai per un paio di mesi con i Garcon Fatal , Luigi, il cantante
solista, veniva dal punk più oltranzista, amava alla follia i Sex
Pistols e Johnny Rotten, aveva un debole per i Rolling Stones e
considerava Keith Richard un autentica icona rock star, un vero
sconvoltone alla faccia del business, uno che rompeva le regole. Luigi
amava questo tipo di personaggi e mi considerava alla stregua di quei
miti, mi vedeva un perfetto maledetto del rock, avevo l’immagine giusta
del rock’n’roll. Avrebbe dato chissà cosa per vedermi ufficialmente in
formazione ma il vero leader del gruppo era il chitarrista Lorenzo e non
scorreva certo buon sangue tra loro. Quando Lorenzo partì per lavoro,
presi il suo posto e suonammo di spalla ai Negrita, quindi partecipammo
ad un rock festival con Negrita stessi, Ritmo Tribale ed altre
formazioni italiane più o meno note. Fummo addirittura invitati al
decimo anniversario della scomparsa di Bob Marley e suonammo in mezzo a
gruppi di musica reggae , giustificando la nostra presenza con una
versione punk di “No woman, no cry” , in fondo Marley ai suoi tempi ,
descrisse il movimento reggae, alla stegua di quello punk.
Mirella Felli era una delle nuove leve della musica pop italiana e
l’intenzione del suo produttore Luigi della Interbeat, era quello di
farla divenire una stella del rock . Si riprese le registrazioni che
l’ex manager dei Locomotive aveva lasciate senza pagarne i conti e mi
chiamò per chiedermi di partecipare alle nuove sessions con quello
stesso materiale. Accettai perché, in fondo, erano brani scritti da me
ed anche un modo per esorcizzare quei tristi ricordi di un periodo non
certamente positivo. Fù così che da quelle sessions uscì il cd
“Peligroso” mixato dall’allora tecnico e produttore dei Litfiba.
Suonammo dal vivo al Midem di Cannes nel fantastico concert-hall
dell’hotel Martinez e feci conoscenza con uno dei più noti organizzatori
musicali, lo scomparso Mamone. Mirella me lo presentò e nel guardarci
negli occhi ebbi un brivido profondo, mi ero improvvisamente ricordato
che Mamone era lo stesso organizzatore , anni prima, del concerto al
Palasport di Roma degli Status Quo. Durante i tumulti finali , ebbi modo
di minacciare quel personaggio che sul palco osservava la situazione. Mi
guardò dritto negli occhi e mi mandò a fare in culo mentre tentavo di
salire sul palco per ucciderlo, ero infuriato di brutto. Quel
personaggio era appunto Mamone ed ora gli stringevo timorosamente la
mano e chissà se mi avrà mai riconosciuto.
Con Felli registrai un video clip per il brano “Sputa il tuo veleno” che
verrà poi trasmesso nei vari format televisivi a rotazione, tra cui
Videomusic. Quindi partecipammo al Controfestival di Sanremo con Paolo
Rossi, Modena City Ramblers ed altri. Fù un esperienza piuttosto
divertente ma la storia non andò avanti per molto e persi contatto per
eventuali collaborazioni. A dir la verità, nel ’95 venni richiamato dal
produttore di Mirella per registrare tre covers da inserire come bonus
tracks alla ristampa del cd “Peligroso” che in precedenza uscì per la
Wea ed ora sarebbe uscito per la Interbeat con il semplice titolo
“Felli”.
Purtroppo Mirella è scomparsa un anno fa .
1994 CHILDHOOD : DALLE STELLE , ALLE STALLE .
Nel frattempo, la carriera dei Childhood stava riprendendo vigore grazie
al nuovo elemento entrato da poco , il batterista Frankie di Ladispoli
che diede una sterzata di energia rock funk notevole. Ora i brani
funzionavano veramente, la sezione ritmica era perfetta e Manu cantava
come non mai. Quell’anno sarebbe potuto essere la svolta ad una dura
gavetta e le selezioni regionali del Leffe Festival organizzato da Ric
di Videomusic, vennero vinte da noi in maniera ineccepibile. Saremmo
andati a Milano a partecipare alla finale del Rolling Stone con la
presenza,ancora una volta, delle telecamere televisive. Fortunatamente
non ci sarebbe stata gara, solamente una vetrina utile per futuri
contatti . La Rai ci invitò per un programma radiofonico sulla rete
principale , “Per voi giovani” e suonammo in diretta tre nostri brani,
venendo poi intervistati dalla conduttrice di turno. Sembravamo
proiettati a cavalcare la nuova ondata di rock italiano alternativo e ce
lo saremmo meritato. Non avevo fatto i conti con la situazione
contrattuale di Manu, non aveva ancora firmato nulla di concreto ma
c’erano stati già stati dei contatti. Era ovvio che il gruppo non
rientrava nei programmi e per Manu fu un colpo gobbo, era spaesata ma
sapeva cosa sarebbe andata incontro.
Ad un concerto si ubriacò a tal punto che fu impossibile farla salire
sul palco con noi , proseguimmo lo stesso suscitando le ire del gestore
che si rifiutò di pagarci. Cazzo, succede sempre così quando vanno male
le cose e quando le cose vanno male come in questo caso, indovinate di
chi è la colpa ? Frankie fece lo spione e mise me in cattiva luce nel
colloquio telefonico con il manager di Manu e la cosa mandò in bestia
sìa me che Manu stessa, era stata un autentica vigliaccata. Di certo
Frankie sperava di accattivarsi le simpatie del “padrone” della sua
cantante per un possibile lavoro discografico nell’immediato futuro. Lo
mandai a fare in culo e lo sostituìi immediatamente ma era certo che la
carriera dei Childhood era giunta al termine. La band si sciolse a
cavallo tra dicembre e gennaio, Manu iniziò a lavorare al nuovo corso
solista ed io mi impegnai a mettere in piedi un trio per entrare in
studio di registrazione e definire le parti del primo album solista a
nome “Angus”.
1995 IL ROCK CAMBIA PELLE
La situazione dei locali romani e non, stava nuovamente cambiando , fino
a quel momento, parlando della prima metà degli anni ’90, il rock era
entrato prepotentemente anche in provincia e c’era voglia di apparire
più coraggiosi rispetto al mercato che ancora si chiudeva nei confronti
della musica underground Rispetto agli ’80 il metal era stato
accantonato e solamente la passione di Baffo teneva ancora in piedi una
piccola sparuta schiera di metallari che si dedicava alle terribili
sconnessioni del black satanista. Era ovvio che i locali non davano
spazio alcuno al fenomeno mentre chi si dedicava al rock di estrazione
blues psichedelico aveva più possibilità ma più di ogni scelta ricadeva
nelle covers band allorché eri costretto a dividere i tuoi lavori
originali, con i rifacimenti classici della storia del rock. Ti
presentavi al gestore del locale, consegnare il proprio demo e sperare
che quelle covers fossero di gradimento per la sala , altrimenti ti
avrebbe liquidato senza troppe parole e a loro non gliene fregava un
cazzo della tua musica .
Leno è un armonicista fenomenale, la suona come una chitarra ed è un
appassionato di country music ma soprattutto col blues si apre in
maniera stupenda. Non credo che abbia rivali nel suo campo e non parlo
solo dell’Italia. Lo conoscevo da anni perché era amico di Paolone ed
insieme a Bizzo, David e suo fratello percussionista , avevano girato
l’Europa per tutti gli anni ’80 con i Wild Way , una specie di
formazione blues da strada che si sarebbe esibita il sabato pomeriggio
nella scalinata di Trinità Dei Monti in acclamatissime jam sessions di
fronte a migliaia di turisti incuriositi. Poi la storia volse al termine
e Leno spesso girava solitario col suo armamentario a suonare nelle
piazze ma veniva altresì invitato da gruppi di amici che suonavano nei
locali della provincia. L’immagine di Leno era portentosa, alto, magro,
capelli lunghissimi raccolti in una coda di cavallo, basettoni da
rocker, camicia nera e gilet di pelle , jeans, cinta di pelle dove
reggeva tutte le sue armoniche, stivali a punta. Un modo di presentarsi
agli altri , molto americano campagnolo, sempre pronto alla battuta ed
al sorriso. Qualche volta ci siamo messi insieme a suonare in giro, a
volte con Paolone, durante i motoraduni o più semplicemente in mezzo
alla campagna e di fronte ai ruscelli, mi sentivo realmente libero,
finalmente lontano da imposizioni di mercato o gestione di locali, solo
musica per la natura e , importantissimo , per noi stessi .
A volte suonare in provincia non è proprio il massimo, anche se le cose
sono cambiate in meglio, c’è ancora quella schiera di personaggi che di
musica non capisce un cazzo. Non ricordo dove, c’era del buon vino e
Leno si contorceva al suono mirabolante della sua armonica mentre io
cercavo di lavorare finemente con la chitarra. C’era un po’ di
confusione nel pub fumoso in stile americano e spesso dovevamo alzare i
volumi per uscire fuori da quel baccano. Tra un brano e l’altro, un
ragazzo si rivolse gentilmente a Leno e chiese “Scusa ma potreste
abbassare un po’ il volume degli strumenti perché non riesco a parlare
con gli amici ? “ Scoppiai a ridere perché vidi la faccia stravolta di
Leno che non credeva alle proprie orecchie ma replicò fulmineamente “Non
preoccuparti, ora smettiamo di suonare, così tu potrai farti sentire
dagli amici e quando hai finito ci fai un cenno, così riprendiamo , okay
? “ Fortunatamente la cosa non ebbe conseguenze ed il tizio cercò di
scusarsi cercando di apparirgli , in fondo , simpatico ma proprio non ci
riusciva perché continuava a dirgli, sbagliando , “A Leno , sei proprio
bravo con quella fisarmonica !!!” .
Nel frattempo il progetto Angus era entrato nella fase decisiva, David
alla batteria l’avevo già conosciuto nei primi ’80 con i Thunder ed
aveva la fama di perfezionista , inoltre aveva il dono dell’italiano, a
volte filosofeggiava e spesso ti rompevi i coglioni col suo modo di
fare. Ad un concerto a Passoscuro , sul litorale romano , ebbe modo di
sospendere lo spettacolo, il fonico abbassava continuamente i volumi
generali e David si alzò dalla batteria presentandosi davanti al mio
microfono. Fissò il fonico e disse “Capisco che non interessi ad alcuno
la nostra musica ma se gentilmente puoi lasciarci lavorare te ne saremo
grati , dopodichè la gente potrà tornare tranquillamente nello scuro del
suo passo ! “. Pretendeva rispetto ma mi faceva ridere, aveva un modo
tutto suo nel chiedere attenzioni ed ad un mattinèe in un istituto
scolastico di Fiumicino, nell’aula magna gremita di chiassosi ragazzini
e ragazzine, venne letteralmente investito da urli spaccatimpani mentre
cercava inutilmente di spiegare il brano che andavamo presentando. Il
bello è che si incazzava di brutto mentre io , dietro di lui , aizzavo
la folla facendoli saltare sulle sedie come ai tempi dei Beatles. Le
professoresse ridevano a crepapelle, si stavano divertendo da matti.
Max al basso, era il tipico pischello alla Bon Jovi, un figo per le
ragazze che gli facevano gli occhi dolci, portava lunghi capelli biondi
ed era un ottimo strumentista che amava l’hard rock ’80 , quello più
street ma che si trovava a suo agio anche con il mio materiale. Max si
divertiva a prendere bonariamente in giro David e per me era una comica
quando iniziavano a litigare durante le prove. Fortunatamente le
registrazioni del mio primo lavoro solista, andarono benissimo ed in tre
giorni riuscimmo a completare “La terra brucia” , nove tracce di hard
blues cantato in italiano. Era giugno del ’95 e speravamo di affacciarci
nel difficile campo del business con compiti più semplificati ma
evidentemente le cose erano cambiate e da subito dovetti fare i compiti
con l’indifferenza di certi locali. Non riuscendo a trovare un adeguata
distribuzione del prodotto , mi rivolsi ad alcuni commercianti che
presero qualche copia che provarono a vendere, i giornali specializzati
erano stati contattati e gentilmente nessuno mancò alla recensione.
Questo portò fama al gruppo che si fece conoscere , anche se con
difficoltà , ma in fin dei conti, cazzo, Bidoli potrà aver lasciato un
cacchio di segno nella musica rock italiana o no ? Il manager della
conosciuta rock band veneta Estra, mi telefonò a casa e si complimentò
del prodotto, ne aveva parlato al suo produttore discografico
invitandolo ad ascoltare Angus , voleva vederlo distribuito con più
possibilità di mercato. “Ti prego” mi chiese “Contattalo perché è
interessato al prodotto “ E’ ovvio che ne fui felice ma ogni volta che
tentavo di parlargli, mi sfuggiva, si faceva negare oppure diceva che
ancora non l’aveva ascoltato. Mi diede alle palle ed ovviamente lo
sfanculai. Il manager degli Estra rimase di sasso, mi chiese di
riprovare di nuovo ma era inutile, ero partito per la tangente. La
rovina della mia carriera di musicista è stata quella di non essermi mai
rivolto ad un procuratore o manager , purtroppo sei poco obiettivo e
perdi facilmente la pazienza di fronte agli stronzi, in fondo è la tua
musica e chiedi rispetto di fronte ai sacrifici. Dovresti pensare a
suonare e basta mentre agli altri lasci il compito più arduo, quello di
venderla.
Non credo ci siano sostanziali differenze tra le generazioni di
rocchettari di una volta a quelle di oggi. Quella di spaccarsi durante
le serate dal vivo o quando impazza la discoteca rock, è il sale dei
nostri divertimenti folli. E’ una vita che ascolto le stesse canzoni ed
ogni volta è un piacere veder dimenare culi femminili ed ancheggiamenti
ammiccanti mentre i maschi si ubriacano e ballano sudati in mezzo alla
pista colti da improvvisa pazzìa mentale. In fondo, per un rocchettaro ,
questo è l’unico momento in cui tenta un approccio con l’universo
femminile, è nel dna del rocker, devi fare l’idiota impazzito ma con
l’idea di puntare decisamente verso quel triangolo nero che ha cambiato
il mondo (Dio ti ringrazio !). Alle ragazze piace, non c’è dubbio, a
parte qualche schizzinosa femminuccia che pensa di essere contornata da
cretini maleodoranti ubriaconi che poco hanno a che fare con l’eleganza
di certi pupazzetti vip tutto giacca e cravatta, attenti a non sudare
troppo, altrimenti non gli si drizza. A volte ho seri dubbi che ce
l’abbiano mai avuto ! L’importante è che i comportamenti non superino le
regole, il rispetto è sempre protagonista e non è detto che la femmina
di turno possa essere disposta a ricevere le tue avances. A quel punto
vai oltre e passi ad altro, ti guardi intorno e magari c’è la pischella
che accetta i tuoi sguardi ed è colpita da quell’atteggiamento coatto e
sfrontato.
Ricordi che si intrecciano e trasgressioni infinite, soprattutto quando
fai il musicista. Il palco è il campo nella quale ogni femmina è
attratta. Là sopra sei osservato in tutto e per tutto, ti controllano i
muscoli, gli ancheggiamenti, gli ammiccamenti sessuali. Là sopra sei il
protagonista assoluto.
Recentemente con la mia cover band siamo stati protagonisti di uno
spettacolo insolito, durante lo show, una bellissima biondina è salita
sul palco ed ha cominciato a dimenarsi tra i musicisti in una sorta di
lap-dance. Potevi inebriarti del suo inconfondibile profumo di femmina,
bellissima ed attraente, ovviamente cerchi di resistere alle tentazioni
anche perché tua moglie è sotto il palco ed osserva attenta . Alla fine
il gioco del rock rimane un sogno irraggiungibile e lasci scorrere.
A Latina, ricordo che suonai durante una serata per motociclisti ed il
solito spettacolo di spogliarello ci deliziò. La ragazza aveva fatto
salire un coraggioso approcciando un gioco amoroso ai limiti del
consentito. Ricordo che ad un certo punto mi alzai per andare in bagno
con mia moglie Manu ed incrociando il tizio, che era stato protagonista
dello show, scoppiai a ridere piegato in terra “Gli ho toccato le
poppeeeee !!!!!” continuava a gridarmi in preda ad eccitazione alcolica
“Le poppeeeee ! Capisciiii !!! “ , “Ho deciso !” gli risposi a freddo
“Prima di morire , vado in Brasile e mi inculo una mulatta da sballo
!!!” Cademmo in terra a ridere come pazzi mentre Manu non credeva alle
sue orecchie, me lo avrebbe rinfacciato una vita. Purtroppo ha ragione.
Un amico mi diceva sempre “Ricorda Maurì ! La nostra è una missione !”
Parole sante !
Il 1996 mi vede protagonista con due singoli di musica psichedelica che
usciranno per due compilations. Un giornalista del magazine Rockerilla,
curò una raccolta di artisti italiani dell’area psic per la On Off Rc.
ed intitolò il cd “Floralia vol. 1”. Il mio brano era una sorta di
sperimentazione ossessiva e rumoristica, le chitarre si intrecciavano in
suoni circolari ed assolutamente coinvolgenti. Ne andai fiero. Qualche
mese dopo, Nick Saloman da Londra, scelse un brano strumentale per la
compilation “Audible Rumbles” per il magazine inglese Ptolemaic
Terrascope. Dalla Germania, Norbert della Magical Jack decise di
pubblicare un intero album vinile di un prodotto altamente psichedelico
in stile Pink Floyd, completamente eseguito da me nel mio studio
casalingo. Phil, direttore del Ptolemaic, curò la prefazione del disco e
le mille copie distribuite in tutta Europa, ebbero un ottimo riscontro
di vendite e di critiche. Ero veramente soddisfatto. La band,con la
quale giravo dal vivo, era cambiata e non mi convinceva il lavoro dei
musicisti, tanto che alla fine decisi che il progetto Angus sarebbe
rimasto solamente un esperimento relegato in studio.
1996 DURACELL : ATTO FINALE
Avevo voglia di rituffarmi in un progetto decisamente rock, il metal mi
stava ricattando e non potevo certo disdire l’appuntamento. Dentro di me
si stavano rimuovendo i fantasmi del passato e Riccardo mi tampinava con
le continue richieste di rispolvero dei Fingernails. Accettai.
In marzo, Baffo organizzò una serata in un grosso capannone sull’Aurelia
con tre bands di tutto rispetto, i Maskim ed i Mindscape avevano appena
visto pubblicare l’album d’esordio e noi Fingernails eravamo
l’attrazione principale. Quella sera rincontrai Bomber e finalmente ebbi
modo di riscoprire la sua voglia di riprendere il basso in mano. Si era
sposato ma era sparito letteralmente dalla circolazione ed aveva detto
addio alla musica. Rimanemmo in contatto perché c’era la seria
intenzione di rimettere in piedi la formazione originale ma c’erano
ancora da limare certe incomprensioni che non riuscivano a collimare.
Cristo fu crocifisso a trentatrè anni ma personalmente credo che i
chiodi abbiano provocato delle fosse tra le mie palme tanto da
richiedere mani nuove in futuro. Mi incazzai veramente di brutto ed
urlai a Ric che non ci sarebbe stato futuro per i Fingernails ed il 27
aprile sarebbe stato l’episodio d’addio. Non riuscivo a credere che dopo
tanti anni, ancora ci si portassero appresso tante incomprensioni che
avevano distrutto le nostre amicizie. Se la band era sempre stata il
viatico per la cultura della fratellanza, allora, non c’erano più le
premesse per un futuro roseo.
La serata del Moonclub , sulla Tiburtina, aveva il sapore dell’evento ed
il locale era stracolmo di ragazzi . Una serata memorabile e Bomber
partecipò suonando due brani. Per un attimo ebbi la sensazione di
profumo magico, stavamo insieme ancora una volta. Poi le luci si
spensero e tutti noi tornammo alle nostre cose quotidiane e Duracell
andò a schiantarsi col suo motorino, una mattina d’estate, e prese la
via del cielo all’età di 29 anni. E’ un dolore che non finirà mai di
tormentarmi, Paolone ci aveva lasciati appena qualche mese prima e la
ferita era ancora aperta.
ASSISTERE AI CONCERTI
Per essere un vero rocker, non puoi prescindere il concerto live. Il
primo a cui assistei , credo fu nel ’70 in un cinema di periferia. La
band del quartiere suonava un pop progressivo e , per quello che
ricordo, erano veramente in gamba. Ci andai con Paolo, fratello di mia
madre, che all’epoca aveva cominciato a frequentare le cantine con gli
amici ed aveva imparato a suonare la chitarra prima di sedersi dietro
una batteria. Ma il primo vero show professionistico a cui assistetti ,
fu quello di Ivan Graziani nel ’79 al Tendastriscie di piazza Mancini,
vicino lo stadio Olimpico. Di supporto c’era Jenny Sorrenti, sorella di
Alan ed amante del country rock alla Joni Mitchell. Da allora ne vidi a
centinaia. Ac/Dc (tre volte) a Nettuno con i Motley Crue (’84) , Accept,
Brian Adams, Anthrax (due volte) e Testament, Iron Maiden (cinque
volte), Tori Amos, Richard Ashcroft il vocalist dei Verve, Deep Purple
(quattro volte), Bad Company, Bevis Frond, Outskirts Of Infinity, Tangle
Edge, Blue Oyster Cult, Black Crowes (due volte), Black Sabbath con Tony
Martin (due volte), Circus Of Power, Jeff Beck, Ginger Baker batterista
dei Cream (due volte), Noel Redding bassista di Hendrix, Banco Del Mutuo
Soccorso, Joe Cocker (Quattro volte), Eric Clapton chitarrista dei Cream
(due volte), Cult (tre volte), Creedence Clearwater Revived, CSI, John
Mayall (due volte), Corrotion Of Conformity, DRI, Creatures di Siouxie,
Ronnie James Dio, Dire Straits, Judas Priest (due volte), Bonfire, Dead
Kennedys (due volte), Miles Davis, Pat Metheny, Def Leppard (due volte),
Rock Goddess, Graham Oliver Band , chitarrista dei Saxon, Graham Parker,
The Shamen, Scorpions (due volte), Joan Jett, Droogs, Defunkt, Eugenio
Finardi, De Gregori, Dr Feelgood (due volte), Live Wire, Lester Bowie,
Bambi Fossati (sei volte), Ian Gillan Band (due volte), Steve Hackett
chitarrista dei Genesis, Muddy Waters, Al Di Meola, Pretenders,
Waterboys, Nightwing, Nina Hagen (due volte), Lene Lovich, Diamanda
Galas (due volte) sola e con John Paul Jones bassista dei Led Zeppelin,
Jeff Healey, Wild Life, Hawkwind (due volte), Hot Tuna, Halford e
Overkill, Wasp, Kiss con Iron Maiden nell’80, Lynyrd Skynyrd, Bruce
Dickinson, Alvin Lee (due volte), Dark Star, Jorma Kaukonen chitarrista
dei Jefferson Airplane, Guido Toffoletti, Litfiba, Motorhead (cinque
volte) , Twisted Sisters, Vanadium (tre volte), Metallica (due volte),
Metal Church, Buddy Miles batterista della Band Of Gypsies di Hendrix
(due volte), Motorpsycho, Seers, Loop, Tolo Marton, Mission, No Means
No, Negrita, Ritmo Tribale, Karma, Wild Child (due volte) la mitica
cover band americana dei Doors, Nirvana, Tad, Gianna Nannini, Nico la
dama dei Velvet Underground, Orme, Mike Oldfield, Pink Floyd (tre
volte), Police, PFM, Robert Plant dei Led Zeppelin (tre volte), Picture,
Pantera, Annihlator, PIL di John Lydon, Prodigy, Marlene Kuntz,
Queensryche (due volte), Lynch Mob chitarrista dei Dokken, Queens Of The
Stone Age (due volte), Morphine, Rollins Band (tre volte), Rolling
Stones (due volte), J.Geils Band, Verdena, Radio FM, Lou Reed (due
volte), Rage Against The Machine, Asian Dub Foundation,Reef, Saxon (tre
volte), Frank Zappa (due volte), Weather Report, Pino Daniele (due
volte), Santana, UFO, Johnny Winter, Ed Winter Band, Steppenwolf,
Telephone (due volte), Jethro Tull (due volte), Pele, Slayer (due
volte), Estrema, Soulfly, Soundgarden (due volte), Voivod, Neil Young,
Janes Addiction, Blue Airplane, Zucchero (tre volte), Paul Weller,
Krokus (due volte), Robin Trower, Ike Turner, Paul Di Anno il mitico
vocalist dei Maiden, Sonic Youth, Pavements, Status Quo, Siouxie and the
Banshees, Scisma, Mercyful Fate, Meat Loaf, Fuzztones, Fleshtones,
Richard Hell, Blues Brothers, Boomtown Rats, Koko Taylor Blues Band,
Odetta, Urge Overkill, Kyuss, Ozzy Osbourne, Manowar, Angra, Michael
Shenker Group, Bon Jovi, Warlock, Pennywise, Raw Power, Jack Bruce
bassista dei Cream, Paul Rodgers, Rory Gallagher, Iggy Pop, Sepultura,
Sex Pistols, Bad Religion, Huriah Heep, Lenny Kravitz, Counting Crowes,
Gamma Ray, Hardcore Superstars, Melissa Etherige, Oasis,
Audioslave,White Stripes, Turbonegro, Samson, Angel Witch, Doro, Blaze,
Gaskin, Rapsody, Venom, Rose Tattoo, Prayng Mantis, Armored Saints,
Spiritual Beggars, Dee Snider Group, Monsters Magnet, Gluecifer,
Quill,Tony Martins and Twin Dragons, Darkness, Crosby and Nash, Queen.
Che ne dite ? Bastano per essere un vero rocker ?
Le letture fanno parte del nostro bagaglio culturale. Amo molto leggere,
forse perché è una maniera come un'altra per recuperare ciò che a scuola
hai sempre evitato : studiare . Il mio pensiero volgeva sempre al gioco
ed al divertimento, per cui, una volta maturato, ho capito che avrei
dovuto recuperare le nozioni necessarie per affrontare nella maniera
giusta la vita che ci circonda. Pensate che ho evitato persino di andare
a scuola di chitarra pur di non trovarmi di fronte a libri. Sono
autodidatta e non me ne pento, anzi , credo che lo studiare ciò che si
desidera, può essere la maniera anarchica di non farsi influenzare più
di tanto. Sulle letture mi sono sempre basato sulla ricerca della verità
e non sulla fantasia, le autobiografie, le esperienze personali, la
ricerca quasi morbosa di sapere cosa pensano gli altri, scarnificare la
loro esistenza e magari essere aiutati nelle proprie esperienze. E’ come
parlare direttamente con il tuo idolo.
Non che ami particolarmente la stregoneria ma la ricerca dell’inconscio
mi ha sempre affascinato, le reazioni del cervello e le esperienze
oniriche. Quando ho letto per la prima volta Carlos Castaneda mi ha
colpito positivamente. E’ un tipo di lettura molto particolare che ha
influenzato molteplici generazioni. Castaneda era uno studente
universitario, studioso di etnologia, cioè, lo studio delle culture e
dei comportamenti dell’uomo. Partito dagli States per il Messico
centrale alla ricerca degli stregoni Yacqui, i guaritori del popolo
dalla cultura antichissima che si rivolgono al proprio dio, il peyote,
la pianta psicotropa che si trova sottoterra e che rivela tutta la
verità di questo mondo. Castaneda racconta in una serie di libri,
l’esperienza con il suo maestro, Don Juan , il vecchio saggio del luogo
che lo introduce alla conoscenza ed alla crescita dell’uomo. La materia
è abbandonata e la cura dell’oblio viene percorsa in tutte le proprie
sfaccettature. A volte può essere d’insegnamento per le culture
occidentali anche se devo ammettere la reale difficoltà d’applicazione,
siamo troppo implicati con la vita stessa e con le nostre stesse
incollature materialistiche . Un passo del libro ci racconta un
esperienza con il nemico. Don Juan insegna a Carlos le tecniche per
affrontare un nemico pericoloso che può uccidere. Lasciato solo in mezzo
al deserto, ha il diretto contatto con l’alito della morte che lo
affronta e vuole portarselo via, vuole appropriarsi della sua anima e
lasciarlo marcire . Quando non si riesce a sfuggirne materialmente,
bisogna affrontarla con l’atteggiamento del guerriero. Ci si butta in
terra, piegato su se stesso con la testa rivolta verso il basso e gli
occhi ermeticamente chiusi. La morte ti passerà a fianco, ti carezzerà e
farà sentire il suo alito minaccioso. Per cacciarla devi battere con
forza la tua coscia destra e la tua volontà renderà la morte più debole.
Lei ascolterà attentamente la tua paura, ne vaglierà le condizioni di
resistenza ed attenderà una tua debolezza, l’istinto di aprire gli occhi
per esorcizzare la verità, la curiosità materiale. Don Juan mette in
guardia Carlos, mai aprire gli occhi in quei frangenti, potresti morire
all’istante, è qualcosa di troppo grande da affrontare e non reggeresti
l’urto incredibile. Bisogna aspettare che la morte s’indebolisca e se ne
vada per l’universo.
Ricordo ancora un viaggio con due miei amici per la toscana un fine
settimana. La casa dei defunti nonni paterni di Alessio, era situata
nella provincia di Grosseto, di fronte al mare , in una fantastica oasi
di pace e tranquillità. Avremmo passato la notte lì dentro. C’era una
strana atmosfera, spettrale, le immagini antiche dei nonni di Alessio
troneggiavano per la casa ed i mobili in legno avevano il sapore del
passato. Avevamo cominciato a parlare come nostro solito e creata una
simbiosi umana carica d’energia ma era ovvio che per natura l’uomo tende
ad appropriarsi delle vite altrui, le vuole modellare a proprio
piacimento ed implica le sue leggi. Alessio era , in quel momento, il
padrone di casa e cominciava a dare segni di insofferenza verso quella
situazione di democratica fratellanza. Voleva uscire a tutti i costi ed
affrontare il caos del sabato sera, magari entrando in una discoteca
chiassosa. Ci fu un conciliare nervoso, era inutile affrontare
quell’argomento per me, avremmo rotto il cerchio magico se ci fossimo
divisi ma Alessio fu irremovibile. Prese con sé Marco ed uscì dalla casa
mentre io rimasi solo dentro la stanza da letto in compagnia della
musica di Jimi Hendrix che urlava tutta la sua disperazione . Mi
chiusero dentro casa a chiave perché non funzionava la serratura e sarei
dovuto rimanere solo per almeno tre ore, quella notte. All’inizio potevi
udire qualsiasi tipo di rumore, c’era un silenzio da brividi che solo la
musica riusciva a rompere balzando tra le pareti della stanza ma ero
riuscito a crearmi lo spazio di protezione necessario per affrontare le
mie mie giustificate paure. Ero disteso a letto con lo sguardo rivolto
al soffitto quando udii un rumore provenire dalla stanza a fianco.
Credevo che Alessio e Marco stessero per salire le scale del portone,
abbassai la musica e cercai di captare quei suoni. Nulla. Quei rumori
continuavano a tormentarmi ed il terrore cominciò a farsi presente.
Osservavo attentamente la porta della stanza in cerca di qualche
soluzione. La musica aveva cominciato ad attraversare il mio corpo e non
riuscivo a bloccarla, mi sfuggiva. Lo sguardo andò verso lo specchio di
fronte a me e vidi qualcosa di incredibile, avevo il viso completamente
avvolto da peli, sembravo uno scimmione, non riuscivo a riconoscermi.
All’improvviso un forte scricchiolio mi fece venire i brividi. Ero
terrorizzato veramente e non riuscivo a scacciare quelle sensazioni
stranissime. Fu in quel momento che nella mia mente mi vennero avanti le
parole di Don Juan, bisognava affrontare la morte con l’atteggiamento
del guerriero. Sembrava impossibile dover pianificare un simile
atteggiamento, era assurdo ma in quel momento era l’unica soluzione.
Attraversare il corridoio sarebbe stato impossibile, la porta era chiusa
da fuori, saltare dalla finestra nemmeno, era troppo alto. Mentre
cercavo una soluzione concentrandomi su me stesso, improvvisamente mi si
materializzò la stanza da letto intorno a me. Era una sensazione
incredibile, stavo con gli occhi chiusi ma riuscivo perfettamente ad
osservare tutto intorno a me, potevo notare lo stereo con la cassetta
che girava dentro, vedevo lo specchio e vedevo me stesso disteso in
letto con le ginocchia piegate verso il mio petto. Era assurdo ma stavo
assistendo a qualcosa che avrebbe cambiato la mia visione della vita.
Sulla porta della stanza si muoveva qualcosa. Avevo i brividi e stavo
morendo sul colpo. Una donna coperta da un velo nero lunghissimo, stava
passeggiando dentro la stanza e silenziosamente si era diretta verso lo
specchio. Avrei voluto aprire gli occhi, forse stavo sognando e solo in
quella maniera avrei potuto interrompere l’incantesimo. Don Juan si
presentò avanti a me urlandomi “Non aprire gli occhi !!!!” La donna dal
velo nero si fermò, si voltò verso di me e cominciò a camminare per
cercare di raggiungermi. “AAAARRGGHHHHH !!!!!!” ero terrorizzato, stavo
per morire e di sicuro non ce l’avrei fatta a reggere il confronto con
la paura, volevo fuggire. A quel punto mi misi in ginocchio nel letto ed
abbassai la testa verso terra, stavo assumendo la posa del guerriero. Il
viso della donna si era avvicinato sensibilmente verso di me e mi stava
alitando. Lo sentivo distintamente, era impossibile ma lo sentivo
veramente in quel momento. Lanciai un urlo di terrore, mi venne
istintivo “Vatteneeeeee !!!!!” Sembrava non sortire alcun effetto, lei
era sempre lì e mi affrontava con cinico atteggiamento. Il mio cuore
stava scoppiando. Cominciai a battere ritmicamente la mia coscia destra,
la musica era sparita, risucchiata dal tempo, c’era solo un silenzio
irreale intorno a me. Battei fortissimo fino a farmi male. Mentre
battevo, la donna si alzò e cominciò ad allontanarsi ed alla fine uscì
dalla stanza. Rimasi, credo, ancora in posizione di guardia per almeno
mezzora. La musica era tornata e la stanza intorno a me aveva ripreso a
respirare. Schiudi lentamente gli occhi e potei osservare che tutto era
rimasto intatto come prima, le sensazioni di paura erano sparite ed ebbi
addirittura il coraggio di alzarmi dal letto per sgranchirmi le gambe
che mi facevano un gran male. Poi mi rimisi disteso ed attesi il ritorno
di Alessio e Marco. Quando raccontai loro la mia esperienza, Alessio mi
guardava fisso negli occhi e mi disse “Domani mattina ti farò vedere
qualcosa d’interessante”. Era quasi l’alba quando cademmo stanchi a
dormire. Il mattino seguente mentre facevo silenziosamente colazione,
Alessio si presentò in cucina e mi mise davanti la foto della nonna
scomparsa. Era piccola ed aveva un velo nero che le copriva tutto il
corpo “Hai visto lei stanotte, non è vero ?” Feci un sorriso, per me era
totalmente assurdo. Cosa avevo assistito quella notte ? Parliamo dell’87
e quell’esperienza non l’ho mai più dimenticata e mai ho cercato di dare
un senso materiale a ciò che ho visto.
1997 / 2000
Alla scomparsa di Duracell seguì un periodo di ricerca di un percorso
musicale più appropriato per le mie esigenze. Mia moglie Manu aveva
intrapreso il suo percorso stilistico a cui stavo dando un piccolo
aiuto. Aveva appena pubblicato un singolo per una compilation blues
curata dal critico musicale De Pascale , “This is my story vol.1”
distribuita dalla Sony nel ’95. Era una cover di Tom Waits ed io avevo
registrato la chitarra guida , eseguendo un particolare assolo che aveva
persino sorpreso me per il modo come la feci. Un ottima interpretazione
di Manu. Fummo invitati per il Festival Blues all’Auditorium Flog di
Firenze e noi supportammo la vocalist con gli Angus (David e Max) .
Avevo appena visto pubblicare “London” il secondo capitolo del mio
progetto e i due singoli per compilation, per cui il festival fu un
ottimo viatico pubblicitario.
Accantonato Angus e Fingernails, ebbi modo di mettere in piedi un trio
hard’n’heavy , i Kaotika assieme a Bomber e Luigi “il pazzo” con i quali
passai tre anni in giro alla ricerca di momenti più fortunati.
Registrammo tre cd promo che non ebbero grosso riscontro, anzi. Ci
trovammo ad affrontare le invidie ingiustificate di certi personaggi che
popolano il mondo romano del business metal. La stupidità di certi
personaggi hanno il potere di distruggere il tuo lavoro con un attimo ed
io , in preda ad una improvvisa crisi isterica, ho rischiato di
ucciderne qualcuno. Odio le falsità, le invidie, il metter bocca su
tutto. Condivido le critiche costruttive ma non l’odio e le derisioni
incondizionate. Entrai in polemica con un magazine specializzato e come
al solito sfanculai tutto e tutti. Ne avevo piene le scatole di simili
atteggiamenti altezzosi da professori del cazzo. Vi odierò per sempre.
Non ho mai chiesto aiuto a nessuno e mai lo farò. Sono un anarchico
individualista e voi potete tranquillamente prendervela in culo. I
Kaotika terminarono la loro avventura nel ’99 ed io ebbi l’idea di
riunire un estemporanea formazione dei Fingernails nel 2000 per un paio
di concerti che tenemmo a Pescara. Bomber e Luigi mi accompagnarono con
diligente umiltà.
Al Kreis di Pescara durante lo show, la mia chitarra sfuggì dalle mani e
si infilò tra i tavoli adiacenti il palco e la gente alzò di scatto le
gambe per non venir trafitti.
Nel frattempo stavo aiutando Jonna con i Jailbreak ed avevo registrato
un assolo di chitarra per un brano dei metallers Lord Brummell per il
loro secondo album ufficiale. Gli Slow Motion, una formazione
sperimentale di psichedelica rumoristica, vollero registrare la mia
chitarra per un singolo che sarebbe apparso in una compilation
internazionale. Suonai ad un loro concerto al Meeting delle Etichette
Indipendenti di Faenza.
Con Jonna, Bomber, Luigi e Giampaolo , fondammo i Bad Boys Boogie ,
formazione dedita alle cover degli Ac/Dc e giravamo i locali per
guadagnare qualche spiccio. Luigi era la solita barzelletta, ogni volta
che terminavi di suonare, lo vedevi aggirarsi per il locale con lo
sguardo perso , poi ti guardava e faceva no con la testa come se fosse
preoccupato di qualcosa. A Pescara lo fermai e gli chiesi “Che hai ?” ,
lui rispose con il solito piglio da attorucolo navigato “Cazzo !
Dobbiamo affrontare un viaggio lungo per tornare a casa. Avessimo almeno
un po’ di coca !” poi si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò “Hai un
po’ di cazzo di coca, amico ?” Lo guardai negli occhi, fissandolo come
si conviene ad un pazzo “Certo che ce l’ho, amico !” Luigi scoppiò a
ridere . Tirai fuori dalla sua tasca , la confezione di ginseng in
pastiglie e ne presi una. Mi appoggiai su di un tavolo e la schiacciai,
poi raccolsi la farina con una tessera e la distribuii in lungo “Eccola
amico ! Puoi servirti !” Luigi pippò ed esclamò “Cazzo !!!!” Gli altri
avevano assistito alla scena e si stavano spaccando dalle risate.
IN CONCLUSIONE
Di tempo ne è passato veramente tanto, forse troppo. Malgrado gli anni,
credo che dentro di me un fuoco è ancora acceso, non ho perso
l’entusiasmo dei giorni migliori. Sicuramente il tempo matura la tua
natura ribelle e ne limita i contenuti ma come il detto “Il lupo perde
il pelo ma non il vizio” credo di appartenere a questa categoria e
spesso dimentico che ci si avvicini alla cinquantina.. Ho dato il mio
piccolo contributo alla causa del rock, a volte pagando di tasca propria
delusioni e pericolose incursioni nel mondo dell’inconscio ma ho sempre
tenuto conto della mia integrità mentale . Guardando le generazioni di
oggi , non mi sento fuori tempo, anzi, a volte mi sento di appartenere
ancora a questo mondo , anche se ovviamente la differenza d’età si potrà
notare. Mi piacerebbe pensare che i giovani di oggi si possano ancora
ispirare a quelli più grandi di loro, come per me , all’epoca di quando
avevo venti anni. Mi piacerebbe però pensare che le moderne generazioni
abbiano la forza per proseguire da soli il difficile cammino della vita
senza ispirarsi al passato. Il rock è un mondo difficile ed a volte
pericoloso ma è sostanzialmente emozionante e culturalmente alto,
riusciamo ad esaltare il nostro spirito ribelle e non lecchiamo il culo
ad alcuno. Sembro un profeta, è vero, ma non credo che i ragazzi debbano
basarsi sulle mie conclusioni per arrivare alla difficile conquista
della libertà. Ho ancora voglia di ascoltare della buona musica e
correre a perdifiato in mezzo ad un deserto gridando a squarciagola
tutta la mia voglia di vita.
Lassù, in cielo , c’è un amico che mi sta osservando e che sicuramente
starà commentando il mio stile di vita con una frase che, ricordo,
diceva spesso : “Il Bidoli è proprio un pazzo !!!!! “. |