AUTORE:

Maurizio “Angus” Bidoli

TITOLO:

CON LE BORCHIE NEL CERVELLO - 3ª parte

TRAMA:

Storia dell’heavy metal romano anni ’80

 

Terminato di scrivere nell’aprile 2005

NOTE:

Si ringrazia Maurizio per averci permesso di usare i suoi scritti.

I pensieri si accavallano, ricordi di tanti anni fa che tornano alla memoria come foto ingiallite ravvivate nei colori, improvvisamente, colti da nuova vita . E’ curioso pensare quanto è strana la vita e quanto strano è il mondo, come cambia tutto nel giro di pochi anni, ti ritrovi vecchio senza accorgertene e dai importanza (forse troppa) ai ricordi, alla gioventù che sta per abbandonarti. Ti ritrovi seduto di fronte la finestra nello sguardo rivolto verso la vallata che risplende del verde dei prati ed il sole illumina i colori rendendoli accesi e vivi ed improvvisamente nel silenzio della tua stanza risuonano musiche passate, amici, le bellissime ragazze , le avventure amorose, il sesso ! Favoloso ragazzi ! Lei ti si materializza in un attimo, bellissima, mora, alta abbastanza da riuscire a guardarla dritto negli occhi di cerbiatta, forse azzurri, non so. La discoteca bar del Guns Of Brixton nell’82 è frequentata da molteplici variate giovani rocchettare e punk in divisa scolastica ancora acerba in un turbine vestiario particolarmente divertente, un po’ all’inglese ed alla moda di quel periodo. La zona si trova nei pressi del Vaticano ed in una via piuttosto stretta si apre la porta del locale, entrando scendi la scalinata stretta e ti tuffi nei rumori del rock, la musica assordante e le luci psichedeliche che volano da una parte all’altra con ritmo sincronizzato. Ascolti di tutto, dai Police ai Clash, dagli Ac/dc ai Pistols, il rock’n’roll la fa da padrona e Lei sta ballando con il sorriso della gioventù in attesa di eventi straordinari che la facciano divertire ancor di più. La puoi notare tra le altre ragazze del posto perché porta in testa un cappello con borchie e catene ed è veramente attraente. Ti guardi intorno, cerchi di scoprire se ha delle amicizie, se ha il ragazzo . Spesso incontriamo il nostro sguardo e la volta seguente lei mi fissa più del normale ed io abbasso gli occhi imbarazzato dalla sua bellezza, un tuffo al cuore, faccio finta di non aver recepito ma poi ritorno a guardarla e gli occhi s’incontrano nuovamente. Devo assolutamente avvicinarmi a lei ed aspetto il momento opportuno. Cacchio, me la ricorderò per sempre !!!!! Come , per esempio , non potrò mai dimenticare le grezze di fronte ai tentativi goffi di rimorchio . A volte la ragazza che ti sta guardando non ha proprio nessuna intenzione di farsi accalappiare o almeno a te sembra il contrario perché l’alcol ti fa credere qualsiasi cosa. Ti avvicini spavaldo e lanci il cappio conquistatore e ….. buuummmmmm !!!! Lei ti guarda un po’ snob, ti guarda dall’alto in basso e si volta sdegnata lasciandoti come uno stronzo a meditare la sconfitta . Peggio ancora se dopo che hai lavorato un intera serata a cercare di portarti a letto una gentil donzella, ti ritrovi a fare i conti con un indegna ritirata perché il tuo arnese non ne vuole sapere di rispondere alle sollecitazioni sessuali della partner . Più grave è quando sei in forma smagliante e non vedi l’ora di colpire la preda acquisita che questa si ritira per paura o per una forma di pentimento. Ti senti dire “Scusa ma non me la sento in questo momento !” CAZZOOOOOO !!!! Ma allora la nostra è proprio una missione ed un sacrificio enorme !!!!!!
Il sesso l’ho vissuto come una sorta di divertimento. Un diversivo, Fare esperienze nel sesso a volte è come suonare la chitarra, come comporre, cerchi di migliorarti ogni volta, di volteggiarti alla circense. Un sabato sera ci recammo con alcuni amici nella zona Testaccio, entrammo in una discoteca dove sarebbe dovuto svolgersi un dj set di musica alternativa, tipo ska reggae o combat rock, insomma, qualcosa che a me interessava poco ma non sapevo cosa fare quella sera. Eravamo nella metà anni ’80 ed avevo sempre frequentato locali metal e similia e quel sabato ricordo che avevo avuto una discussione con i miei amici di sempre e decisi che quella volta me ne sarei andato da un'altra parte con gente del giro centri sociali. La cosa però cominciò a darmi sulle palle, odiavo quella musica di merda e ben presto decisi di uscire da quel luogo in compagnia di un altro scoglionato come me. Anche lui aveva voglia di divertirsi con qualcosa di alternativo, alternativo veramente !!! Lì vicino c’era una discoteca frequentata da froci, trans, lesbiche e gente stramba. Non so come ma riuscimmo ad entrare. Dentro feci conoscenza con Lory, una trans veramente attraente, una biondona con due poppe da capogiro che aveva notato il mio sguardo da maniaco che si soffermava spesso su quel ben di dio. Per tutta la serata parlammo del più e del meno bevendo birre ed alcolici da sballo, in più Lory mi invitava a toccarla sotto la gonna per dimostrarmi la riuscita di cambio sesso. Non dovevo fidarmi più di tanto o forse me ne vergognavo ma lei sfacciatamente mi prendeva la mano e se la portava sotto la gonna per farmi sentire quel caldo batuffolo di peli che rispondeva al nome di “fregna” e cercando di cogliere in me un approvazione. Dopo la quinta-sesta volta, cazzo, ……. Sono un uomo e non di plastica, reagivo positivamente e quella troia mi provocava, faceva gli occhi da porca ed a me veniva da ridere, cacchio, ero veramente arrapato e dovevo essere davvero infoiato di brutto, forse l’alcol cominciava a sortire i suoi effetti . Volevo assolutamente scoparmela. Verso le cinque del mattino abbandonai il mio amico in un angolo, ubriaco da far paura con un frocio che tentava di rimorchiarselo senza ricevere risposte e me ne andai con Lory che nel frattempo mi aveva invitato nel suo piccolo appartamentino vicino Porta Maggiore. Credo che quel mattino diedi sfogo a tutto il mio lerciume sessuale. Non so se vi è mai capitato di scopare con un trans ma vi assicuro che è uno sballo non da poco !
Mia moglie Manu lo dice sempre : “Tu piaci ai froci ed alle vecchie !!!” , devo ammettere che è vero, forse per il mio atteggiamento, forse perché sono “peloso” da vecchio maschio latino, o forse solamente perché il mio sguardo è quello del maniaco sessuale. A volte lei s’incazza di brutto quando mi metto a fissare qualcuna, noto l’imbarazzo di alcune ma c’è sempre la troiona di turno che provoca ed allora sono io l’imbarazzato : “Sei uno stronzo !!!!” mi urla Manu e non le do torto ma vi assicuro che non sono un play-boy (alla mia età) , spesso noi maschi giochiamo con gli sguardi, così, per notare le reazioni delle altre ed il tutto rimane appunto nel gioco.
Capita, invece, di trovarsi di fronte ad episodi spiacevoli. Le occasioni all’epoca non erano granché e quando ti capitavano cercavi di farlo in maniera adeguata. Vivevo fuori casa in quel periodo e non avevo problemi d’orario, spesso dormivo in cantina a Centocelle oppure da qualche amico od amica quando potevano ospitarmi. Lavoravo già e di soldi non tenevo problemi più di tanto, me la spassavo ma quando riuscivo a trovare qualcuna disposta a passare con me la serata, cercavo di portarmela in albergo per farlo su di un letto, almeno. Ti capitava però di cercare qualcosa verso le tre-quattro del mattino e non tutti erano disposti a svegliarsi per offrirti una stanza per una scopata in santa pace, c’era chi ti mandava a fare in culo, così decisi di salire nella hall receptions di quel maledetto alberghetto di piazza Vittorio convinto che il tizio avesse accettato di ospitarci. Quando suonai al portoncino di legno e vetro, il guardiano uscì con un viso stravolto probabilmente dal sonno interrotto e mi aggredì letteralmente prendendomi per il collo : “Che cazzo vuoiiiii !!!!” mi urlò con tutta l’odio possibile, “Vattene a fare in culo, te e questa troia di merda !!!!!!” , rimasi di sasso, guardai la ragazza che era in mia compagnia. Lei mi prese per un braccio e stava per portarmi via quando ebbi un improvviso sbrocco e diedi un calcio tremendo sulla porta di legno che si spalancò violentemente rischiando di spaccare la vetrina , volevo entrare dentro e prendere a calci in culo il bastardo. A quel punto il tizio ,spaventato, imbracciò un fucile nel tentativo , forse, di spararmi addosso. Cazzo, me la diede a gambe e la pischella si incazzò non poco perché l’avevo lasciata indietro col rischio di beccarsi qualche pallettone al posto mio. Che pezzo di merda che sono ma quando la paura è tanta, ti sale l’adrenalina a mille, non ragioni più e te la dai più in fretta possibile per salvarti il culo. Però quella mattina rimasi col cazzo duro perché giustamente la tizia volle essere accompagnata a casa senza fare nulla con me . Chissà quando leggerà queste righe se la prenderà a ridere o meno, ogni tanto la incontro e credo che mi è rimasta sul gozzo. Perdonami baby, non faccio il tuo nome, così sei contenta di rimanere anonima ed io non faccio brutte figure di fronte a chi ti conosce, okay ?
Quando conobbi mia moglie, la feci nera ! Vero ! Gliel’ho anche raccontato ! Incredibile !!!!! In realtà , lei mi aveva già conosciuto nell’89 nella sala dei Raff a Rione Monti ed ancora prima, mi incontrò in via del Corso. Era in compagnia di Alberto che mi salutò. Manu mi guardava, era incuriosita da quell’essere così strano. Strano lo ero veramente, non attraversavo un periodo buono, davo i numeri ed avevo la faccia stravolta, portavo i capelli lunghissimi e non propriamente puliti ed ordinati, avevo due basettoni stile inglese da pub anni ’70, non ero certo un bel vedere con quel pancione da birra. Chissà cosa ci avrà visto in me ! “Chi è quello ?” chiese ad Alberto , “Quello è un grande ! E’ la storia del metal, uno che se la comanda !” (Grazie Albi, che presentazione da star che mi hai fatto !!!) . L’avevo poi incontrata un paio di volte ma senza scambiarci parola. Manu era un tipo stranissimo, bellissima ovviamente ed aveva solo diciannove anni mentre io ero un vecchio caprone di trenta primavere. Portava i capelli lunghissimi, neri e dal taglio afro, due occhi ammalianti che mi attrassero immediatamente ma mi frenava la differenza d’età. Cazzo ! Quella sera al Uonna Club dovevo essere decisamente su di giri perché quando lei mi notò , volle venire a salutarmi ma non sapeva come farlo , proprio perché non ci conoscevamo ancora. Lei e la sua amica Lix, fecero le vaghe, finsero di trovarsi lì per caso, di spalle cercando di guardare verso la pista da ballo. “Cazzo Alex !” dissi al mio amico seduto a fianco “Guarda quella con i capelli lunghi e che culo che si ritrova !!!!” e tra il casino della musica sparata a mille, cominciai ad urlare nella direzione della ragazza “TROIAAAAA !!!!!! PUTTANAAAAAA !!!!” e via scorrendo, Alex mi guardava come se fossi impazzito improvvisamente. A quel punto , la scena di Manu si sarebbe dovuta sviluppare, si sarebbe voltata e mi avrebbe scorto tra il pubblico. Mi guardò ed indicò venendo verso di me, credevo mi avesse sentito e che si sarebbe incazzata di brutto. Ero imbarazzato e non sapevo cosa rispondere “Ma tu sei Bidoli ?” mi chiese innocentemente “Sei il chitarrista dei Fingernails ?” , sembravo uno scemo, non l’avevo riconosciuta e facevo sì con la testa come un idiota “Ti ricordi di me ?” ed ancora accennai al sì “Ma veramente ?” , mi diede un bacio e si allontanò sparendo tra la folla “Che cazzo ti ha detto quella ? Chi era ?” chiese Alex notando il mio disorientamento “Che cacchio ne so !” risposi con assoluta certezza.
Nella primavera del ’90 , Manu partì per Londra ed io rimasi a sbroccare letteralmente in città nel tentativo di risolvere i miei problemi con i Fingernails. Il metal attraversava un periodo piuttosto difficile, il grunge, la musica psichedelica in generale, avevano dato uno scossone al mercato discografico e c’era voglia di cambiamento tra le nuove generazioni. Le droghe avevano assunto, ancora una volta, un fattore determinante al ritorno di certe sonorità anni ‘60/’70 , le discoteche imperversavano con i rave party ed i locali rock si adeguavano alla moda , sfanculando i metallari una volta per tutte e davano spazio a chiunque fosse deciso a sconvolgere il pubblico con suoni strani e stravolgenti. Avevo visto Kurt Cobain quasi gettarsi di sotto al Piper di Roma, in quell’anno e per poco non lo colpii con un pugno quando mi passò a fianco, scortato dal servizio d’ordine, e mi derise. Ero sconvolto ed ero infuriato probabilmente dallo spavento. Chissà, forse a suo modo è riuscito nell’intento di provocare il pubblico. Anch’io tentai di sconvolgere la platea e più avanti vi svelerò qualche episodio.
LONDRA 1990
Che città , ragazzi !!!!! L’avevo già visitata ma non feci mai quell’esperienza che molti dovrebbero fare. Manu abitava con alcune persone, nelle case occupate della zona Clapton, nord est della città, un po’ fuori mano ma certamente particolare ed antica. Pareva una zona degli Stati Uniti, New York periferia, alta densità di abitanti di colore, negozietti carini, case a schiera con giardino e qualche palazzo , tutte costruzioni del dopoguerra. Cinquecento metri più avanti, la zona si trasformava in un tranquillo giardino con laghetto artificiale e pesci rossi all’interno. Era il quartiere dei mormoni, quei ebrei con cappelloni neri e ciuffi che scendono a boccoli dalle basette. Gli uomini erano piuttosto stronzi e Manu li odiava perché erano soliti offrirti soldi per sesso, erano dei depravati, al contrario delle loro povere consorti, donne piuttosto gentili (ne aiutai una ad alzare la carrozzina del suo neonato e lei mi ringraziò con un sorriso ammaliante. Era bellissima !) costrette a girare in città coperte alla testa da fazzoletti, come un uovo di pasqua. Comunque , quelle zone mi piacevano, moltissimo ma di certo la popolazione stava attraversando un periodo poco favorevole, la disoccupazione era altissima e la sera vedevi ceffi dappertutto, potevi startene tranquillamente in casa , altrimenti rischiavi di vederti rapinato o picchiato da coatti di colore che ti seguivano in gruppo con la macchina provocandoti con paroline poco simpatiche. Calcoliamo l’alta densità , inoltre, di razzismo ed il gioco era fatto, eravamo italiani che non erano certamente visti di buon occhio. Gli italiani campavano alle spalle dello Stato, occupavano le case comunali e chiedevano l’elemosina agli angoli delle strade col rischio di venire aggrediti da qualche esagitato. Un pomeriggio, Manu si era messa di fronte ad una chiesetta a chiedere qualche spiccio. Mi incazzavo perché era stupido , c’ero io che potevo offrirle aiuto economico ma così andavano le giornate londinesi e dovevo per forza accettarlo. Un tizio piuttosto incazzato, aveva indossato il pugno di ferro e voleva cacciare chiunque si fosse fermato a chiedere elemosina alle persone, urlava improperi a non finire e Manu si alzò per andarsene. A me la cosa non mi è mai andata giù, perché trattare male chi non se la passa bene ? Tirai fuori la catena che portavo in cinta e cominciai ad urlare verso quel pazzo. Manu cercò di fermarmi, non voleva succedessero casini ma fortunatamente il pazzo capì di aver trovato un pazzo peggio di lui e se ne andò mugugnando. “Porca troia Manu ! Non voglio che ti metti così in pericolo !” le urlai, sembravo un padre premuroso e fortunatamente quel cavallo pazzo di Manu capì che non doveva discutere con me del fatto. Ha sempre affermato che sono un cacacazzi ma che ho …….. anche ragione….. qualche volta……. Benedetto iddio, quanto le voglio bene !!!!
A confermare l’affermazione per cui piaccia ai froci ed alle vecchie, venni a contatto con una checca a Camden market . Mi trovavo solo a visitare l’affollato mercato domenicale, Manu aveva trovato servizio momentaneo presso un ristorante italiano della zona come lavapiatti ed allora approfittai a girare tra le interessanti bancarelle in cerca di qualcosa di particolare. Quella bastarda checca cozzò contro di me e tentò di baciarmi, sembrava un pazzo, mi divincolai con difficoltà dal suo abbraccio e ci riuscii rischiando l’incontro ravvicinato. Lo guardavo come si fa con un pazzo, mi guardò sorridendo e tentò un nuovo incontro, voleva prendermi la mano ma lo mandai a fare in culo, non volevo picchiarlo, ero solo spaventato. Me ne andai imprecando contro il tizio ma vi assicuro che per tutta la mattinata mi seguì passo passo fino a che riuscii ad eludere il suo inseguimento fuggendo in mezzo alla folla, stufo di quella figura sempre presente che mi mandava baci ogni volta che mi voltavo a controllarlo. Porca puttana, che scocciati ci sono a Londra !!!!
Alcuni personaggi odiano essere osservati, soprattutto i punks . Hanno l’aria così folcloristica ma ad alcuni, e sono tanti, gli puzza il culo veramente. Io riesco a distinguere dove inizia il folclore e dove finisce la disperazione della vita. Tomo era uno skin punk da paura. Più alto di me con due spalle da culturista, una bestia enorme, tatuaggi sul viso, segno di galere amiche e schizofrenia imperante, ogni tanto assentava il proprio cervello nel tentativo di cacciare fantasmi dalla mente con urli agghiaccianti, parlava da solo. Quella mattina , io e Manu ci svegliammo come al solito nella stanzetta dello squat al primo piano. Verox bussò alla porta e si presentò insieme a questa bestia che mi salutò sorridendo ed offrendomi una birra che stava bevendo “Phuaaa !!!!” risposi d’istinto, non c’è cosa peggiore che bere una birra appena svegli, ho sempre preferito bibite dolci al mattino. Manu, che conosceva ovviamente il personaggio, rabbrividì di fronte al mio rifiuto e mi invitò ad accettare l’invito, la compresi al volo e presi la birra dalle mani di Tomo e diedi un sorso “Phuaaaa !!!!” feci di nuovo, mi alzai dal letto ed afferrai la bottiglia di aranciata che tenevo sul comodino a fianco e la offrii a lui che mi guardò inorridito “Prosit !!!” feci , “Beer for me and orange juice for you, okay ?” , ci fu un silenzio gelido nella stanza, sembrava dovesse accadere qualcosa di spiacevole ma Tomo reagì benissimo alla mia provocazione, ritirò il braccio per difendere la propria birra, si fece una grassa risata e mi abbracciò affettuosamente “NAAAAAAA !!!!! Beer for me and orange juice for you, okay ?” “Okay “ feci io e ci attaccammo alle nostre bottiglie soddisfatti. Tomo era divenuto mio amico. Incredibile ! Ancora oggi Manu mi chiede come avessi fatto a renderlo così docile. Pensate che una volta, un nostro amico vicentino si avvicinò a Tomo nel tentativo di salutarlo. Purtroppo è come chiedere allo smemorato di Collegno chi fosse . Per tutta risposta Tomo lo massacrò di botte, gli sfilò la giacca di pelle con tutti i soldi e se ne andò tranquillamente per i fatti suoi lasciando il poveretto immerso in una pozza di sangue , svenuto.
Nel periodo in cui restai a Londra (due settimane) , Tomo si fece aiutare da me a suonare la chitarra che avevo portato dietro dall’Italia, sembrava un bambinone, sorrideva come un idiota e spesso appoggiava la sua testa sulle mie ginocchia quando voleva che io suonassi qualcosa. Manu e tutte le persone dello squat, erano sconvolte nell’assistere a tali scene. Avevano tutti paura di lui quando lo incontravano e Tomo, consapevole, si faceva asservire da loro, se voleva bere, lo chiedeva soffermandosi sui loro visi con un ghigno degno del miglior Sid Vicious , impauriti si precipitavano ad offrirgli birra ed alcolici. Era incredibile. Quando gli davo i soldi per comprare del cidro od altro, si incazzava, non voleva “Non preoccuparti Tomo, io a Roma ho un lavoro e non ho problemi di soldi !” ma lui aveva un suo ideale, mi diceva che ero troppo onesto e che gli abitanti dello squat non lo erano abbastanza, non avrebbero mai diviso i loro soldi con gli altri fratelli, era qualcosa che non accettava, un offesa secondo lui. Aveva ragione ma prevedevo casini in ogni caso e le vittime sarebbero state le persone che lui odiava lì dentro. Mi abbracciò come ad un fratello, abbracciò Manu e disse “Don’t worry “ . Non capimmo al volo ma presto ce ne saremmo accorti. Tomo scese le scale, andò da ognuno di loro per chiedere i soldi che sarebbero serviti per acquistare da bere ed ovviamente ricevette ,con una scusa, il rifiuto da parte di tutti . Non batte ciglio . Trovò dentro un piccolo ripostiglio una sega elettrica, la prese, accese il motore e cominciò a spaccare e tagliare qualsiasi cosa gli fosse capitato a tiro, mobili, letti, stoviglie, piatti, persino uno stereo con tutti i suoi dischi. Erano tutti terrorizzati, si pensava potesse uccidere qualcuno , era come impazzito. Entrò nella stanza di un nostro amico che terrorizzato lo guardò “Kiss my shoes !!! KISS MY SHOOOOOEEESSSSSSS !!!!!!” dovette a malincuore abbassarsi e baciare le sue scarpe con la preoccupazione di vedersi tagliata la propria testa. Poi prese un coltello e si avvicinò a due punks inglesi ed a uno di loro lo schiaffeggiò con la lama, pensavo l’avesse tagliato. Nella nostra stanza si erano tutti rifugiati convinti di stare al sicuro là dentro. Volevo che uscissero, lo gridavo con forza, avevo il timore che Tomo fosse completamente uscito di senno. Lui si presentò sull’uscio e ci fu un silenzio terrificante, li guardava uno ad uno con uno sguardo terrificante, non lo riconoscevo più, era andato . Invitò ad uscire uno alla volta i presenti ed a ognuno dava uno sbuffettone in faccia sorridendo sarcasticamente. Rimanemmo io , Manu e Tomo . Manu era terrorizzata “Don’t worry friends !” ci disse con calma “Play your guitar, please” mi disse e poi guardandomi fisso negli occhi mi implorò “Please !!!” . Mi fece pena in quel momento, lo vedevo in difficoltà, aveva esaurito la sua violenza, ne soffriva, era consapevole della propria malattia. Presi la chitarra ed attaccai un dolce sound. Tomo si sedette sfinito sopra una poltrona e chiuse gli occhi. Avevo voglia di piangere, era una scena drammatica. Improvvisamente sulla porta si presentò “il milanese” che era appena rientrato in casa ed aveva scoperto che il suo stereo era finito in pezzi. Voleva sapere il perché essendo lui stato assente e colpevole di nulla. Cazzo ! Cercavo di farlo desistere, volevo che se ne andasse, ne avrebbe parlato il giorno dopo, non era il momento ma lo scemo insisteva. A quel punto Tomo si alzò infuriato, prese il milanese per i capelli e lo spinse dentro la stanza nel tentativo , forse, di colpirlo con il coltello. In quel mentre Verox era appena rientrata, giusto il tempo per assistere alla scena, si lanciò contro Tomo nel tentativo di togliergli la lama che gli cadde in terra. Brian, amico di Tomo e rientrato insieme a Verox, prese il coltello e stava quasi per ficcarmelo nello stomaco, aveva gli occhi di fuori, mi prese per il collo e mi spinse fuori stanza verso il muro. Urlai con tutte le mie forze “Tomooooooo !!!!! Help meeeeee !!!!!!” , incredibilmente Tomo uscì e fermò Brian in tempo. Nel frattempo la polizia si presentò in massa davanti la casa di Knightland Road , richiamata dai vicini che avevano sentito il baccano. Ci fu il panico, presi Tomo e Verox e li infilai nel nostro letto, spensi le luci e chiusi la porta. Aprimmo ai poliziotti che entrarono a controllare. Ovviamente videro tutto quel casino e quando scoprirono Tomo nel letto con Verox, se lo portarono immediatamente via. Uno dei poliziotti ci urlò “Italians shit !!!!” ce lo disse con un odio forte. Mentre espletarono tutte le pratiche per il fermo di Tomo, uscirono in fila ricevendo una portata dietro la schiena da parte di Brian che colpì con un violento calcione . Cazzo . I poliziotti entrarono con forza ed immobilizzarono Brian che nel frattempo imprecava contro di loro. Lo arrestarono immediatamente e noi fummo minacciati dai tutori dell’ordine. Erano dei bastardi !!!!!
La cosa sembrava fosse terminata lì ma nei sobborghi di Londra, nulla ha mai fine e Tomo venne quasi immediatamente rilasciato dalle autorità. Nel frattempo uno degli occupanti, Paul, un punk con tanto di cresta colorata e fidanzato con una ragazza veneta, aveva chiesto aiuto a due amici poco raccomandabili dopo che era stato ferito ad un braccio da Tomo durante quella serata incasinata. Stavo in bagno quando sentii suonare alla porta e non feci in tempo ad avvertire gli altri di non aprire, sapevo che gli amici di Paul non mi piacevano affatto. I due bastardi andarono di corsa verso la porta con Paul che teneva in mano un accetta e merda della merda, si ritrovarono sull’uscio Tomo. Lo pesteranno a sangue approfittando del suo stato d’incoscienza , era ubriaco e non aveva le facoltà fisiche per difendersi. Poi, i due, compreso Paul, fuggirono via lasciando Tomo in una pozza di sangue. Fu terribile. Chiamammo l’ambulanza ed io scoppiai in lacrime urlando a Manu del perché tutto ciò, cosa significava quel vivere in mezzo a tanta violenza. Ero sconvolto.
Il mattino dopo, Brian venne rilasciato e si presentò a casa nostra. Ebbi un brivido di terrore quando lo vidi ma lui fu decisamente gentile e tranquillo, aveva smaltito la sconvoltura da anfetamine. Subito mi consigliò di lasciare la casa immediatamente, Tomo si era ripreso in ospedale ed aveva comandato ai suoi amici di vendicare la violenza subita , convinto che nell’appartamento ancora ci fossero Paul ed i suoi due compagni. E siccome i vendicatori di Tomo non conoscevano chi ci abitava e quindi non conoscendo chi fossero gli amici ed i nemici, era opportuno lasciare il posto per non rischiare di venire linciati da quei esseri animaleschi. Ringraziai Brian, mandai un saluto a Tomo e mi precipitai ad avvertire tutti gli occupanti, quindi preparai bagagli e persone, entrai in macchina e lasciammo immediatamente Londra. Sembrava una liberazione.
Giunti in Italia, venni a sapere che l’appartamento fu preso d’assalto dai tizi di Tomo e che fu addirittura mandato a fuoco creando non pochi problemi ai vicini di casa.

RICORDI
A quel punto il vecchio si alza dalla propria sedia , si avvicina allo stereo, lo accende, sceglie un vecchissimo impolverato nastro dalla propria collezione e tremante lo inserisce nel vano portacassette dell’hi-fi. Poi delicatamente alza il volume dello stereo e…… VVVVRRRRAAAAAAAAAMMMMMMMM !!!!!!!!!! Una bordata sonora lo ricaccia dietro con violenza . Puttana eva, è quel marcio figlio di puttana di Lemmy che è rimasto dentro il mio fottutissimo cervello nel corso dei miei tantissimi anni. Il vecchio si rialza e pieno d’energia comincia a saltare come un ossesso mentre sua moglie sconvolta lo prende a scopettate preoccupata per un rischioso possibile infarto .
Da vecchio mi vedo così e sono assolutamente convinto di essere uscito di senno per avere queste convinzioni, la povera donna di mia moglie me lo dice sempre “Hai le borchie nel cervello ! “ ed ha perfettamente ragione, sono malato e lo dico con cognizione di causa perché più invecchio e più vorrei sprofondare nel metallo, mettermi catene da tutte le parti e borchiare il mio giubbetto peggio di quando ero giovane . Credete che abbia le rotelle a posto ? Il mio amico Jonna è uno che se ne intende , di pazzìa ovviamente, dice sempre a tutti che sono un pazzo autentico e che ho avuto una vita sul filo del rasoio. Ha ragione e lo afferma convinto , è un pazzo anche lui . Quanto gli voglio bene, potrebbe essere mio figlio o un fratello minore, mi fa spesso incazzare ed a volte vorrei spaccargli una bottiglia in testa o lanciargli addosso un grosso amplificatore ma è un dannato e fottuto rocker fuori di testa.
Me lo ricordo ancora quel fottuto giorno del 30 marzo del 1979 . Suonavo all’epoca con una formazione di hard rock, ero il chitarrista ritmico e qualche volta mi lanciavo in deliranti assoli che facevano il paio con quelli di Giampaolo che di certo era molto più preparato di me, sapeva già imitare Van Halen ed era velocissimo nelle sue esecuzioni. I ragazzi lo guardavano con ammirazione, era un solista eccezionale e nella nostra band dei The Dawn era il punto fermo. Si era portato appresso un cantante, Giuliano oggi fa il prete (non scherzo !) e spara a zero sul metal. Una volta lo incontrai su di un bus in direzione della stazione Termini, cercava di redimere i miei pensieri. Che shock ragazzi vederlo in divisa nera con colletto bianco e pensarlo su di un palco a scatenarsi al suono della musica ed urlare al microfono tutta la merda di questo mondo. Provate ad immaginarlo ! Al basso c’era Enrico che in realtà era un chitarrista che si era adattato per l’occasione, non che fosse granche ma a noi interessava suonare e basta. Giancarlo alla batteria era veramente scarso e quando non andava a tempo, lo prendevi letteralmente a schiaffi in testa rischiando poi di venire colpito da qualche sua bacchetta lanciata con rabbia verso di noi. Alla fine la cosa funzionava, Giampi era incredibile e pensavamo che avremmo coperto tutte le magagne grazie alla sua bravura.
L’occasione ci venne offerta da Giancarlo che frequentava l’istituto tecnico Meucci di Pietralata. Stavano organizzando una due giorni di musica dal vivo che si sarebbe svolta all’interno dell’aula magna dell’istituto (all’epoca andava di moda) , avremmo diviso la mattinata con una formazione di rock progressive davvero ottima ed il giorno precedente si sarebbero esibiti i Roisin Dub , una nota folk rock band italo irlandese che aveva già pubblicato alcuni album piuttosto interessanti. Era un rischio che volevamo correre, la voglia di suonare era tantissima e l’atmosfera era da grande attesa. Ci preparammo a puntino convinti di lasciare il segno, la classe di Giancarlo aveva pubblicizzato la band presentandola come una tosta gang di rockers da sballo. Le ragazze erano state avvertite.
Quella notte non riuscii a prendere sonno, ero agitato, sognavo un accoglienza rumorosa e la presenza di 1.200 persona provocava i brividi. I Roisin Dub avevano fatto danzare la platea il giorno prima e la band progressive stava dando il meglio di sé con il pubblico in visibilio. Era un’ottima atmosfera quella, i ragazzi si stavano divertendo. Ci venne a prendere il pulmino della scuola e l’autista era un fricchettone dai capelli lunghi, sembrava ci portasse a Woodstock. Passammo davanti la scolaresca in attesa di entrare che sbirciava all’interno dell’abitacolo. Ci sentivamo delle rockstar. Che sensazioni incredibili ! Purtroppo non fù così ! Quando fu il nostro turno, entrammo tesi sul palco ed attaccammo la versione di “You really got me”, ci fu un boato spaventoso, non avevo mai avuto quella sensazione ma la reazione del pubblico mi emozionò. Almeno credevo perché subito dopo attaccammo con un brano scritto da Giampaolo e finimmo tutti fuori tempo, Giancarlo era partito per la tangente, non c’era maniera di riprendere la cosa, Giampi seguiva un suo ritmo, Gian un altro, Enrico il suo ed io a sbracciarmi per cercare di farmi ascoltare, in più Giuliano stonava da far paura, sembrava una gallina strozzata, si era vestito tutto di nero con un mantello scuro che metteva in risalto la sua liscia lunga chioma bionda, portava stivaloni sopra i calzoni ed in realtà sembrava una checca isterica. Tra il pubblico cominciò a serpeggiare del malumore e lo espresse al termine del secondo brano, questa volta il boato si era trasformato in fastidioso casino, urlavano e fischiavano tutti. Le prime buste d’acqua cominciarono ad essere lanciate sul palco col rischio di restare fulminati all’istante. Giancarlo fu preso di mira più d’una volta ed un paio colsero il segno, tutto fradicio smise improvvisamente di suonare e rimase col suo sguardo inebetito a fissare il pavimento. Era la fine, la gente spazientita cominciò ad abbandonare il teatro e noi smettemmo di suonare ben presto. Un vero insuccesso che non dimenticherò mai.
L’ amico Stefano mi ha riportato alla mente l’episodio del concerto bolognese dei Def Leppard. Ricordo che all’epoca (siamo nell’83) Stef trasmetteva in una radio privata , un programma sul metal ad aveva deciso per l’occasione di registrare il concerto che avrebbe poi mandato in onda in una delle sue puntate. Si presentò con un registratore e fomentato entrò nel tenda concerto in attesa dei Leppard che nel frattempo erano arrivati, in forma anonima con una lunga autovettura, sul luogo dello show serale. Nella sala affollatissima stavano esibendosi le Rock Goddess, un trio interamente femminile sullo stile Girschool ma sinceramente poco convincenti. La bassista era una strafiga incredibile, gli lanciavi baci e la invitavi sotto il palco ma doveva essere veramente timida perché sorrideva piuttosto imbarazzata e si nascondeva dietro i suoi bellissimi capelli biondi.
Mentre assistevo allo show, Stefano venne da me e mi comunicò che qualcuno gli aveva sequestrato la radio presentandosi come ispettore della Siae. Se alla domanda “Ma ti ha fatto vedere un tesserino per caso ?” lui rispose di no ma lo fece per timore reverenziale, era convinto di trovarsi di fronte ad un ufficiale . Mi incazzai come una belva, io non darei mai una cosa mia senza sapere se tu sei più o meno un ufficiale, cazzo !!!! Anche un poliziotto od un carabiniere in borghese, ti presenta un documento prima di farti una richiesta di sequestro. Mi feci accompagnare fuori la tenda a cercare il tizio anche se Stefano era restio a mostrarmelo perché mi vedeva decisamente infuriato ed aveva paura degli eventuali casini. Il tizio si presentò davanti a me ed alla richiesta di un documento che attestasse la sua appartenenza alla Siae, si rifiutò. Capii immediatamente che costui non lo fosse, allorché richiesi il registratore indietro “ Se non sei un ufficiale siae, chi cazzo sei ?” gli urlai a brutto muso “A casa mia , questo è un furto !” dissi deciso “E a casa mia i furti si pagano con una scarica di botte, capitooooo ??????” , il tizio sbiancò e si tradì, ammise di non appartenere alla siae ma di essere solamente un controllore del locale. Ci diede indietro la radio ma si raccomandò di non fare registrazioni perché avrebbe rischiato una denuncia da parte degli organizzatori o del manager del gruppo stesso. Stefano non fece nessuna registrazione ma si complimentò con me . Tornai davanti al palco a godermi il finale del concerto delle Goddess.


STEFANO (Roma)
Parlando appunto di Stefano , mi vengono in mente tanti ricordi legati al primissimo periodo metal in quanto lui stesso era un assiduo collezionista di dischi, soprattutto d’importazione, che mi faceva ascoltare a casa sua. Mi telefonava invitandomi ad ascoltare gli ultimi acquisti e qualche volta (se non spesso) ho approfittato della sua gentilezza facendomi registrare gli album più belli. Dopo tanti anni in cui ho perso i contatti per via del suo matrimonio, con piacere l’ho risentito telefonicamente. Oggi gestisce insieme ad altri ragazzi, una web zine metal “Tempi duri”, ha la stessa mia età ed è sempre rimasto quel ragazzone grosso e paffutello con il sorriso che lo contraddistingue. E’ sorpreso quando gli chiedo di rispondere alle mie domande per questo racconto, cosa può dirmi che possa interessare a qualcuno del suo passato ? Poi si lascia coinvolgere e vince per un attimo la sua timidezza : “Se devo dirti la verità” esordisce quasi con vergogna “ non ho mai avuto un chiodo, il cosiddetto giubbotto di pelle, look indispensabile per ogni metallaro che si rispetti, ma non ne sentivo il bisogno” , i suoi ricordi si presentano “Lavoravo con i miei genitori in un pastificio all’uovo e mi guadagnavo i soldi necessari per acquistare i dischi che difficilmente trovavi ai negozi, quelli che mi interessavano arrivavano d’importazione, soprattutto dal Giappone ed erano una bella spesa ma non mi interessava, li volevo e basta !” rimane un po’ in silenzio a pensare e subito come risvegliato da qualcosa , grida “ Il primo disco di hard rock importante che ho acquistato, fu Stormbringer dei Deep Purple ed ascoltandolo ho alzato il volume del mio stereo provocando incazzature dalla vecchietta che mi abitava sopra” ride come un bambino “Poi veniva mamma e mi diceva gentilmente di abbassare ed io obbedivo un po’ a malincuore” ancora un po’ di silenzio nel tentativo di trovare i ricordi giusti e ricomincia a parlare “Non sono stato un assiduo frequentatore di locali anche perché non bevevo birra ed ero un tipo piuttosto tranquillo. Ogni tanto frequentavo la sala dei Raff al Rione Monti per ascoltare un po’ di buona musica e di scambiare qualche impressione con i metallari del posto “ ora i ricordi tornano ai genitori “Mio padre era piuttosto perplesso sul mio modo di essere, non amava assolutamente la musica che ascoltavo e quando c’era lui in casa, lo stereo doveva suonare basso mentre mia madre mi assecondava, pensa che riconosceva addirittura i gruppi che mettevo sul piatto, ci credo, chissà come l’ho rincoglionita quando alzavo le casse e mi scatenavo nella scelta dei dischi” si lascia andare in un'altra simpatica risata che me lo fa ricordare ancora giovane e spensierato “ I primi gruppi che ascoltavo erano ovviamente i Purple, gli Zeppelin e gli Huriah Heep , poi sono arrivati i Thin Lizzy e quindi gli Iron Maiden che acquistai d’importazione prima ancora che venissero a suonare a Roma nell’80” . Alla mia domanda su droghe ed alcol, Stefano rimane quasi stizzito “Per carità Maurì ! Meglio starne lontani, ho sempre odiato quel tipo di additivi pur rispettando chi ne fa uso, allo stesso tempo mi vengono i brividi pensare a chi ingerisce certe cose, non mi fa piacere vedere un ragazzo alterato mentre ho un odio verso coloro che sono diversi “musicalmente” come i punkx, i mods, i paninari con le loro coatte automobili con stereo a palla e quella schifosissima musica che non capirò mai !!!!” , le mie domande si fanno pressanti, cerco di scioglierlo con argomenti più intimi, sopratutto sull’universo femminile e lui risponde senza imbarazzo “ Pensa che l’unica donna che ho conosciuto, è diventata mia moglie ! “ e si lancia in un'altra risata liberatoria “A parte gli scherzi, sono stato sempre un timidone ed ho avuto sempre difficoltà nell’approccio con certe ragazze, volevo conoscere una più alla mia portata ma era difficile trovarla nell’ambiente metal” poi mi dice “ Ma ti ricordi che maschione c’erano in sala ? Come potevi pensare di tentare un approccio con simili donne, che racchie !!!!” e viene da ridere anche a me al ricordo “Con le guardie cercavo di non avere contatti, mi infastidivano, non potevano capirci e mi davano sui nervi quei sguardi poco simpatici, ho avuto enormi difficoltà anche nel trovare un lavoro adeguato e spesso sono durati pochissimo, ho figli e mia moglie si dà da fare con sacrificio per portare un po’ di pane in casa, questo mi rende triste ma sono allo stesso modo fiducioso sul futuro, forse per via dell’insegnamento dei miei genitori e di mio fratello che mi sono sempre vicini e mi aiutano tantissimo “ .
Lascio Stefano alle sue cose di tutti i giorni e mi riprometto di risentirlo, il suo sito internet lo visiterò sempre e in un modo e l’altro rimarrò al suo fianco, magari ricordando i vecchi tempi.
SERGIO (Trento)
Sergio, classe 1969, viene da una città atipica per il rock, la nordica e (credo) fredda Trento, più esattamente Sopramonte, un piccolo centro famoso perché luogo di nascita del figlio segreto del duce Mussolini e di quella povera mogliettina chiusa in manicomio (dove morirà anni dopo tra battaglie legali disperate) per non creare scandali, quando lui divenne una personalità negli anni venti. Infatti quando mi descrive la sua città lo fa con un senso di amarezza proprio per la mancanza di veri ritrovi per metallari o, almeno, per amanti della musica rock : “Trieste è una città morta dal punto di vista rock “ mi dice “Ha solo da alcuni anni un palasport ma al massimo puoi ascoltare concerti di musica pop e quei pubs che tentano di diversificare la musica con coraggio, hanno breve vita e subito dopo sono costretti a chiudere battenti. Figurarsi dieci/quindici anni fa !!!!” Sergio, come tutti i ragazzi di provincia, è costretto ad uscire di zona per assistere a qualche concerto degno dei suoi gusti musicali “Eravamo all’epoca solo tre metallari che insieme dividevamo sensazioni e scambi di dischi ma quando sono cresciuti , hanno messo la testa a posto (così dicevano loro) lasciandomi solo “ , poi , con fierezza confessa “E’ stata dura ma ho tenuto con orgoglio, non volevo rinnegare i miei gusti malgrado fossi considerato un extraterrestre dai miei compagni, in macchina imponevo sempre la mia musica da ascoltare e spesso alle feste private riuscivo ad inserire brani più heavy, volevo fargli sentire qual’era la vera musica”. Negli anni le barriere vengono abbattute e le serate metal si presentano vicino alla sua zona da cui emigra volentieri “A Riva Del Garda aprì il pub Lord Nelson sul finire degli anni ’90 ed allora ho potuto assistere a concerti di bands italiane piuttosto note, invitavo i miei amici a seguirmi per la trasferta e spesso ero costretto ad andarci da solo, piuttosto che sorbirmi la solita serata in discoteca , preferivo affrontare un viaggio più piacevole. “ La cosa però durerà poco, il locale chiude e Sergio è costretto a macinare chilometri per arrivare in Veneto “Qui ci andavo da solo, era un viaggio troppo lungo da Trieste per Malcesine, alla volta del Dream Pub ma anche qui il metal durò poco. “ Come ti capisco, caro Sergio, non è facile affrontare una realtà tanto diversa dalla nostra ma è innegabile che hai resistito con fierezza alla tua fede “Non ho mai posseduto un vero giubbotto di pelle, al massimo ne possedevo uno di jeans che avevo toppato di Ac/Dc, Maiden, Motorhead e similia, indossavo una cintura borchiata ed un braccialetto (ovviamente borchiato) costruito da me. Quando andavo a scuola avevo personificato il mio zainetto che, al contrario degli altri, disegnavo con i simboli delle bands metallare, mi dava una spinta in più e ne andavo fiero. “ Poi , i ricordi si fanno avanti “Era il 1984 e frequentavo il primo anno di scuola superiore. Successe tutto all’improvviso,fino a quel momento ascoltavo, come tutti, la musica italiana, facevo parte della massa ma quando mia cugina (santa ragazza !!) mi prestò le cassette originali degli Ac/Dc di Back in black e For those about to rock, scoccò la scintilla, quelle note entrarono dentro di me, avevano un suono ribelle, quelle chitarre, quella voce urlata in maniera fuori dal comune, insomma, fui colto da improvviso amore per il metal, era un qualcosa di magico ed irresistibile. Divenni metallaro da quel giorno ! “ Gli occhi di Sergio brillano, lo riesco a “vedere” anche attraverso la sua lunga lettera e lo capisco, successe anche a me così “Quando a scuola mi chiedevano quale musica ascoltassi, fieramente urlavo HEAVY METAL ma alcuni non capivano cosa fosse, altri rimanevano schifati ed a me piaceva ancora di più, era il segno che ascoltavo musica ribelle. “ E’ dura per un ragazzo di provincia, rifornirsi di materiale metal ma Sergio non demorde “Acquistavo Ciao 2001 che conteneva solo due pagine dedicate al metal ma bastavano per soddisfare la mia fame e solo alcuni anni dopo uscì il mitico HM, che tempi !!!!” Voglio conoscere da lui, le reazioni degli altri, cose più intime, i genitori per esempio “Mio padre e mia madre mal sopportavano borchie e giubbotti di pelle per cui ero costretto a vestirmi fuori casa. La mia stanza era tappezzata di posters metal e non era un problema, mamma diceva sempre che era una febbre passeggera e che all’arrivo di una fidanzata avrei cambiato stile di vita……. Credo che ora si sia rassegnata !!!” Appunto, le donne, come conciliava la sua fede metallara con le rimorchiate femminili ? “Ero un ragazzo sostanzialmente timido e non ero certo pieno di donne, in fondo cosa potevo dividere con loro che non amavano la mia musica ? Non avevo una macchina di lusso ma quando riuscivo a portarci sopra qualche ragazza con amiche, dovevi vedere le loro facce quando nello stereo suonava la musica degli Accept di Fast as a shark !!!!! Partivo svantaggiato ma volevo essere me stesso e non mi interessavano storie da poco. Una volta un mio amico organizzò un uscita con una ragazza veramente carina ma quando mi proposero la passeggiata per il giorno dopo, risposi che avevo da assistere al concerto del Gods con Metallica ed Ac/dc e fui quasi preso per scemo ma non potevo farci nulla, ero fatto così. La mia futura moglie la conobbi durante una festa di capodanno dove mi ero estraniato alla consolle nell’inserire dischi metal da ascoltare, tutti gli altri erano impegnati a fare i fighi con le ragazze di turno e questo bastò a farmi apparire diverso dagli amici. Lei non è metallara ma rispetterà le mie idee anche nel corso degli anni e con figlio in casa. Le vorrò sempre bene, ho fatto la scelta giusta.”

Quanti ne vorrei di ragazzi come lui, ora che è divenuto uomo e padre di famiglia, non dimentica il passato. Sergio è uno di quelli che ti fa vivere il tuo mondo in maniera eccellente, ti fa vivere i ricordi con assoluta franchezza. Quando ho letto la sua storia stavo ascoltando un favoloso brano di Sandy Danny dal vivo e mi ha emozionato non poco, bene si accompagnavano con le sue parole. Non sapete quanto è bello avere il cuore duro come una roccia, ascoltare il suono mostruoso di Lemmy e dei suoi Motorhead, quindi arrivare all’emozione pura, fino alle lacrime, di un vocalizzo della stupenda Sandy. Se non la conoscete, è colei che condivise le parti vocali con Robert Plant in un favoloso brano del quarto disco dei Led Zeppelin. Grazie Sergio, sei uno che rimane sempre sintonizzato.
Tanti amici che suonavano con me, non li ho più rivisti, qualcuno ancora sta suonando, altri hanno cambiato completamente vita ma mi piacerebbe sapere cosa stiano facendo in realtà. Sono sadico ?

Mio zio Vittorio è un tipo particolare. Fratello più piccolo di mio padre (dieci anni di differenza) , ha studiato fisica ed attualmente è entrato da poco in pensione. Un cervellone, ingegna e disegna i satelliti che verranno poi lanciati nello spazio. Ha infatti la testa tra le stelle ma è uno spasso, veramente. Uno dei suoi difetti è che pensa e ragiona troppo, dà un motivo ed un significato a tutto, si inventa addirittura le barzellette o le battute, è incredibile, ha la faccia come il culo. Una volta andò con papà e mamma, sua moglie, in un ristorante ad Alatri e quando il padrone gli portò il conto, ebbe il coraggio di chiamarlo e dirgli “Ottimo capo, qui si fanno prezzi da ‘latri !!!....” giocando sull’equivoco ed è una fortuna che il ristoratore la prese snobbandolo mentre gli altri fecero una risata smorza-tensione. Una sera lo invitai ad un mio concerto, era curioso di conoscere quel mondo di “spaziali” che frequentavano il Piper. Con i Fingernails avevamo cominciato ad assumere un sound più psichedelico pur giocando con ritmi metal. Avremmo aperto per gli inglesi Loop, una formazione underground molto nota a Londra, potevi ascoltare i loro tre album e la nutrita schiera di bootlegs live che imperversavano tra i fans più scatenati. Il loro sound era un guazzabuglio di metalliche improvvisazioni che sfociavano nella psichedelica umoristica ed ossessiva. Se ti prendevano, cominciavi ad operare una sciamanica danza. Mio zio Vittorio li studiava a fondo, era serio e sbirciava dall’alto del locale cogliendo le reazioni del pubblico, poi si rivolgeva a me e mi comunicava le sue scoperte “Ora stanno imitando il rumore del treno !” disse con fermezza “E la gente sta viaggiando nella locomotiva e segue il ritmo del rumore delle rotaie!” lo guardavo con ammirazione. E’ vero, dava un significato a tutto, anche alle reazioni. Peccato che è tifoso della Lazio ed io sono romanista. Bravo zietto ma cerca di cambiare squadra.

CI VUOLE FURBIZIA NELLA VITA
Credo che ce ne voglia tanta di furbizia in questa terribile e schifosa vita di merda. E’ come entrare nel girone dell’inferno dove chi è buono, viene distrutto all’istante. Non basta essere onesti e sin da piccoli ti insegnano a destreggiarti tra le difficoltà usando il cervello , “Fatti furbo, figlio mio !” ti dicono e tu esplori questo mondo con la paura inconscia di venir colpito alla vigliacca. Non è sempre così però. A volte ti insegnano a sfuggire dalle situazioni incresciose e credo di aver imparato a menadito la lezione, per me era importante non prenderle e a volte, per non prenderle, devi stare lontano dai guai. Come si può insegnarlo ad un pischello di dieci anni, sempre intento a divertirsi bighellonando in giro per il quartiere a rompere i coglioni a tutti ? Lo avresti compreso solamente sul campo e noi terribili cacacazzi , preferivamo lo sport del mordi e fuggi, il che è alquanto rischioso. Ti presenti con una decina di persone della tua stessa età, con le biciclette, esplori il campo d’azione, scruti quelli più grandi di te e che principalmente ti stanno sulle palle, quindi, cominci a prenderli per il culo. Quando la misura è colma, lui tenterà una reazione e tu , furbo, prendi velocemente la via di fuga sgambettando sulle bici in uno scatto degno del miglior Coppi. Spesso la furbizia , se non usata a dovere, ti crea grossi problemi e Danilo era uno di quelli. Aveva una faccia da culo e si divertiva a prenderti per il culo senza però usare la via di fuga, ti rimaneva davanti come un coglione ed era preda dell’odio del violentato , “Ti si è scarpata una slaccia !!!” disse ad un energumeno di (che so) tredici anni. Questi abbassò lo sguardo e compreso subito dopo della burla, prese a capocciate il naso di Danilo che, colpito, non reagiva , bestemmiando a tutto spiano mentre si reggeva il sangue che copriva il suo volto. Aveva una tale predisposizione a prenderle che quasi lo invidiavo. Come cacchio faceva, è un mistero, pugni nello stomaco, calci alle palle, botte da orbi da parte del padre quando scopriva che alla madre erano stati sottratti dei soldi. Un pomeriggio, io ed altri due terribili pischelli, lo stavamo picchiando. Quando stava in terra, urlava come un dannato. Sua madre apparve nella via e Danilo chiese aiuto “Mamma, mi stanno menando, cazzo !!!!” Ma lei se lo guardò mentre noi smettemmo immediatamente per timore di venir sgridati. C’era disprezzo nei suoi occhi “Ti sta bene, anzi, continuate , così impara a rubare dal mio portafogli!!” , non ce lo facemmo ripetere e continuammo a picchiarlo selvaggiamente.
Un pomeriggio si presentò in piazza un ragazzetto più grande di noi, faceva il garzone di macelleria ed era solito portare la carne a domicilio con una grossa bici dove, all’estremità del manubrio, teneva un grosso topolino di gomma (sì, proprio il Micky Mouse di Walt Disney). Faceva lo strafottente con noi e ci stava alquanto sulle palle. Ci mise in guardia “A regazzì !!!!” disse affrontandoci a brutto muso “Guai a chi tocca il pupazzo o so botte !!!!” . Poi suonò al citofono ed una volta chiuso il cancello dietro di sé, assistette alla nostra vendetta “Phuaaaa!!!! A stronzoneeeee!!!!!!” e gli facevamo le boccacce mentre a qualcuno venne l’idea di sputare addosso al pupazzo di gomma. Presto quel coso era zuppo di melma salivosa (che schifo !!!) ed il garzone aveva assistito impassibile meditando la sua vendetta , una volta sceso. Lo aspettammo per completare la vendetta e fuggimmo come lepri al momento della sua uscita. Devi essere abbastanza furbo per farlo e credevamo troppo in noi stessi. Ci dividemmo nella fuga per far perdere le tracce, attraversai di corsa una strada a sinistra, feci un breve percorso attraverso due portoni che collegavano il palazzo adiacente, quindi, in tutta fretta e pieno d’adrenalina, voltai per la strada principale convinto di averla fatta franca . BOOOOMMMM !!!!!! Cozzai violentemente contro la bici del garzone che nel frattempo aveva fatto il giro contrario e da terra mi alzò, prendendomi a schiaffi. Cazzo, che sfortuna !!! Mi presentai dagli amici con il viso tutto rosso per la miriade di pizzoni presi dal bastandone. Fu allora che compresi quanto era brutto prendere botte dagli altri e pur rischiando, posso dire di essermela cavata in tutti questi anni, al massimo ho preso un pugno o un calcio ma pestato a sangue, ancora no, per fortuna.


IL DOPO FINGERNAILS
Quella dei Fingernails fu un avventura che terminò nell’aprile del ’90, Bomber aveva già abbandonato la band, Chris aveva registrato il disco e nell’ultimo anno avevamo cambiato altri due bassisti. Ricki era rimasto nella formazione e mal si adattava al sound proposto in quel momento. Le borchie in testa mi davano il prurito, qualcuna si era staccata provocandomi una sorta di pazzia incontrollata. Volevo fermare per un attimo il tutto, rimandare il nastro indietro e cercare di riorganizzare le idee. Non sapevo dove sbattere la testa. Manu stava a Londra ed io avevo accettato un periodo di riflessione suonando con una superband dedita a covers anni ’70 . Fido dei Miss Daisy alla batteria, David dei Schwartz alla voce e Max al basso , ex (inoltre) Fingernails. Ci chiamammo gli Electric Church Blues Band . Il nome fu preso da una citazione di Hendrix che stava per formare una sua band con questo nome ma che non andò mai in porto.
L’idea di formare un gruppo con personaggi di spicco del metal romano, mi stava bene, in più si suonava dell’ottimo rock classico e Fido era in attesa di trasferirsi a Londra con la sua compagna. Sarebbe durata solamente qualche mese. In quel periodo erano in svolgimento i mondiali di calcio e spesso ci ritrovavamo a casa , ospiti di qualcuno, a fare casino, bere birra ed assistere alle vittorie della nostra nazionale con il giallorosso Giannini. Ricordo che fu un vero e proprio divertimento malgrado non me la passassi proprio bene dal punto di vista mentale, ero piuttosto depresso e non avevo idea di come porre il mio futuro nei confronti della musica o solamente per il fatto che le mie cellule erano tanto numerose quanto quelle di sodio in un acqua purissima di una nota pubblicità. Stavo male da cani ma la chitarra aiutava moltissimo e questo grado di sofferenza, si sa , ha creato i miti del rock , con la speranza di non morire come quelli più famosi. I primi show andarono benissimo, David è un eccellente vocalist, alquanto strano il suo stile, parte stonato, poi virgola intorno la nota e ci ricade sopra perfettamente, è incredibile ma fu proprio divertente scoprirlo quando lo riascoltavi. Fido ,invece , veniva da un periodo “stupefacente” in tutti i sensi con l’esperienza Miss Daisy, avevano suonato in Inghilterra con Motorhead e Blue Oyster Cult e non erano stati certo tranquilli nel divertirsi. Alla fine scoppiarono letteralmente ed i loro cervelli avevano bisogno di riposo assoluto. Fido viveva nel caos più caotico, dimenticava di tutto, le chiavi della macchina, di casa, della cantina, non si ricordava mai dove le avesse lasciate e così si creava il panico tra di noi , mentre eravamo intenti a cercare nei posti più assurdi, ti dovevi sciroppare le continue litigate con la sua compagna che lo riprendeva sul fatto che fosse perennemente distratto. Alla fine tutto si risolveva ed i due tornavano a pavoneggiare. Una volta , dopo un concerto al Topsy di Livorno, dovetti corrergli indietro nella scalinata dell’albergo ed era arrivato quasi in cima prima che lo avvertissi che la sua stanza era accanto la mia. Dietro la batteria era un autentico portento, preciso nei suoi colpi e mai fuoriposto, lì non dimenticava certo le parti ed era assolutamente affidabile. Quel che si dice “un ottimo drummer”. Suonammo quattro show in diretta a Radio Roma, un emittente radiofonica e l’unica a Roma per il fatto che si potesse suonare dal vivo. Avevano un vero e proprio studio di registrazione ed i tecnici furono piuttosto cordiali con noi, facemmo bella figura ed il direttore ci consentì di registrare una puntata per via della contemporaneità con la partita della nazionale che giocava all’Olimpico.
A Livorno, un ragazzo chiese gli autografi a tutto il gruppo, mi sembrava una cosa stupida, non eravamo così famosi da meritarci tanta attenzione ma lui giustificò la richiesta per via della sua manìa di collezionare tutte quelle firme raccolte in giro per l’Italia.
Una volta partito Fido per Londra, ci riunimmo per parlare della possibilità di proseguire insieme con un nuovo corso musicale di rock hard in italiano. Decidemmo di prendere alla batteria Ricki Duracell ma la cosa non mi piacque abbastanza perché era ancora troppo fresca la ferita Fingernails. Il nome si trasformò in Locomotive Training ed in seguito nel meno originale Locomotive.
Con Riccardo le cose non andavano per il meglio, come supponevo, mal si pigliava con Max che lo accusava di poco impegno ed io , sinceramente, ne avevo già piene le palle , me ne sarei andato volentieri se la cosa non fosse finita lì ed il successivo concerto a Livorno ci confermò che la cosa non sarebbe potuta andare avanti, tanto è che Ricccardo decise di mollare la nave, stufo dei continui rimbrotti del bassista. Le giornate non miglioravano neppure dopo aver trovato il sostituto, tale Franco, un tipo tarchiato, vestito di nero ma assolutamente spiritoso e , cosa importante a quel punto, molto accondiscendente sulle decisioni di Max e del suo impegno nel lavoro. Purtroppo la sua proverbiale gelosìa, giocò brutti scherzi anche a noi che dovevamo sopportare ,ancora una volta, litigi di coppia con l’allora sua compagna , anche lei, sfortunatamente, gelosa da morire. Ce ne accorgemmo ben presto.
A Cagliari, nel settembre del ’90, arrivammo in ritardo al soundcheck nel vicino stadio della Fiera , dove avremmo dovuto esibirci quella stessa sera, insieme ai new yorkesi Fleshtones, veri miti del garage underground. Franco si era attaccato al telefono nella sua stanza d’albergo, litigando con la sua tipa (come al solito) e stavano quasi facendo pace quando entrai nella sua camera per dirgli di sbrigarsi perché eravamo in ritardo, feci la voce da donna per metterlo in imbarazzo ma la cosa si rivoltò contro di lui e ricominciò a litigare con la ragazza che si era convinta che stessimo combinando chissà cosa dentro quella stanza, assieme a tante troie !!!! Roba da matti !!! Lo abbandonai ai suoi problemi e mi avviai alla Fiera. Ricordo che il conto telefono dell’albergo fu un salasso ma non ricordo poi chi pagò.
A Cassino, vicino Frosinone, suonammo talmente sballati che alla fine si faticava a restare in piedi, con la sala trasformata in un chiassoso party , con la gente impazzita che ti riempiva la bocca di pastiglie di ogni tipo ed alcolici di ogni colore. L’unico che non riuscì a divertirsi fù proprio il nostro batterista che durante il concerto si alzava continuamente per andare a litigare con la sua tipa perché veniva continuamente importunata da ubriaconi di certo piuttosto arrapati. Non si poteva suonare in quel modo, era impossibile. Max continuava a dirgli “Lasciala a casaaaaaa !!!!” ma non c’era nulla da fare. In fondo Franco era un caro ragazzo e dietro le pelli non era assolutamente male.
Si andava avanti tra lotte e discussioni e quando entrammo in studio per registrare l’album d’esordio, David venne estromesso dal produttore perché lo considerava nullo, era stonato e non si poteva pretendere di mettere sul mercato un disco con un cantante che sembrava un cane. Non ero d’accordo, primo perché il nostro produttore era un perfetto idiota e testa di cazzo, secondo perché non si doveva permettere di offendere un nostro amico. Max fu invece d’accordo ma non ebbi dubbi a riguardo, si sarebbe fatto inculare pur di veder prodotto l’album. Alla fine prendemmo Massimiliano alla voce. Lo conoscevo già perché era stato il cantante dei Thunder e non ci stavamo particolarmente simpatici ma ci sopportavamo per rispetto. Registrammo le parti vocali ed attendemmo che il disco uscisse sul mercato, nel frattempo giravamo i locali per allenarci dal vivo. Ricordo con piacere lo show al Teatrotenda di Ladispoli, mi presentai sul palco vestito con una giacca trasformata da me, avevo tagliato la parte sotto per accorciarla, cucii una serie di catene in qualsiasi parte ed allacciai il bavero in modo da sembrare un colletto indiano che tenevo unito da un grosso bottone argentato. Manu odiava quella giacca, solamente perché desiderava vedermi indossare un giubbotto di pelle o più comunemente un gilet jeans alla maniera dei bikers ma io volevo fare il Jimi Hendrix e di metal ora non ne volevo sentir parlare. Evidentemente ero in preda ad uno shock ! Presto, la storia con i Locomotive non andò a buon fine, i due Max mi stavano rompendo le palle, Franco era sempre più geloso e quel bastardo del produttore aveva accusato le nostre ragazze di furto durante una nostra riunione. In realtà si voleva liberare di noi, non aveva i soldi per la produzione ed addirittura non aveva pagato la sala di registrazione. Si inventò quella storia per rompere ed io quasi gli ruppi la testa ma dovetti fermarmi perché Max (il bassista) era assolutamente convinto della produzione e chiuse gli occhi sul fattaccio. Io no. Non ruppi la testa dello stronzone per non rovinare il giocattolo del cretino ma abbandonai ben volentieri la storia. La mia intenzione era di costruire una band tutta mia, con un sound hard rock anni ’70 e con la psichedelica a far da contraltare. Stavano nascendo i Childhood. Era l’estate del ’91.

CHILDHOOD
Stefano ,il negro, mi aveva decantato le doti vocali di Manu quando era ancora a Londra. Si conoscevano già e spesso si riunivano per divertimento in sala a comporre del materiale sul genere dark. Fù una sorpresa per me quando lo venni a sapere, non l’avevo mai ascoltata prima e non avevo idea di che stile fosse la sua voce, inoltre stavo per contattare Franco dei Locomotive per aiutarmi nel nuovo progetto che avevo in mente. Ogni volta che tentavo di farla cantare, Manu evitava l’argomento, si vergognava da morire, pensava di avere una voce ridicola ma quando per sfuggita ebbi modo di captarne le vocalità, sussultai. Cazzo, a me serviva una voce femminile, un po’ sullo stile rock incazzato, blues sporco, hard anni ’70, borchie impolverate ma permeate del profumo dell’alcol, dai riverberi festivalieri di Monterey, Reading, Woodstock, Wight, insomma, volevo suonare del rock vero e sanguigno, il rock della mia infanzia. Childhood significava appunto ciò ed io non volevo farmi sfuggire la voce di Manu che somigliava un po’ Janis Joplin ed un po’ Grace Slick, era grandioso. La convinsi ad accettare di cantarmi solo due o tre brani e lei ci cascò. Corressi alcune imperfezioni di base, sull’uso controllato delle vocalità forti, ma alla fine le cose andarono a gonfie vele. Franco era un po’ titubante ed al basso ingaggiai Cristiano che era giovanissimo (credo che non avesse neppure venti anni) , mi conosceva per essere stato fan dei Fingernails ed ora voleva suonare del sano rock. Entrò subito in sintonia con la nostra musica ed amava condire i suoi gusti con dell’ottimo acido. Una sera al Castello suonò per l’intera durata del brano, senza jack attaccato al basso e si incazzava continuamente con il fonico perché non riusciva a sentire nulla di ciò che faceva, si avvicinò a me e mi urlò nell’orecchio “Cazzo Maurì, vedi un po’ di farti sentire da quello stronzo, non ho il ritorno dalle casse spia del basso !!!!” guardai verso l’ampli e gli risposi “Testa di cazzo, hai il jack staccato !!!!” Nella mia vita ho speso più tempo ad incazzarmi con i musicisti che riuscire ad insegnargli i brani e Cristo fù crocifisso a 33 anni, io ci ero vicino. Manu voleva cantare nascosta dietro gli amplificatori e non c’era verso di fargli cambiare idea, avrebbe abbandonato il palco. Potevi notare la curiosità del pubblico che si sporgeva di lato con la testa per scorgere quella figura che si era avvolta la testa ed il viso con i propri lunghi capelli neri, sembrava più di assistere ad una spettrale rappresentazione del maligno che ad un concerto di rock’n’roll. Più si comportava così e più la gente, a fine concerto, era attirato da quello strano personaggio, volevano conoscerla a tutti i costi, volevano parlarci ed intervistarla ma lei era terrorizzata e continuava a rompermi i coglioni sul fatto che non volesse apparire in pubblico, ebbe addirittura l’idea di acquistare un lunghissimo jack per microfono in modo da permettergli di cantare in bagno durante lo show. Che Manu fosse strana, lo sapevo ma che addirittura potesse pensare di fare una cosa del genere, bèh, questo mi preoccupava e parecchio anche.
In fondo l’idea di cantare in un vero progetto musicale, alla fine piacque a Manu che si impegnò a renderlo tale anche quando cambiammo gli elementi che nel frattempo avevano abbandonato la band, Franco non era propenso a continuare, voleva suonare del rock alla U2, Cristiano invece partì per la Danimarca ma fù dispiaciuto di lasciarci, erano un buon elemento di sconvoltura. Gabriele lo avevo già tenuto a battesimo qualche anno prima in una delle formazioni dei Fingernails ed era un batterista molto ricettivo, aveva voglia di allargare i suoi orizzonti metallari suonando del blues bianco. Fece in tutti i modi di farsi notare ma i suoi comportamenti mi avevano già stranito, diceva che suonava già con un'altra band e che non sapeva se accettare la mia offerta ma quando mi vide suonare nel progetto “night of the guitar” ebbe una sorta di gelosia, si presentò di fronte a me e mi fece una scenata “Hai già deciso come vedo, dunque !!! Hai preso un altro batterista, cazzo !!!!” Rimasi sorpreso quando me lo urlò, certo , di persone strane ne avevo conosciute , Manu era una di quelle ma sicuramente Gianfranco mi sconvolse. Quando entrammo in contatto con lui per il ruolo di bassista, si presentò con la sua folta barba e quei capelli ricci arruffati , sembrava uscito da una manifestazione di piazza degli anni ’70. Quando parlava sembrava stesse vagando in qualche pianeta sconosciuto, suonava bene ma sbagliava più per distrazione che altro e le prime due prove furono alquanto disastrose. Agli altri non era piaciuto , sembrava una perdita di tempo ma avevo notato in lui quella luce viaggiante che sarebbe servita molto per le atmosfere lisergiche. Lo presi da parte e ci facemmo un giro per le strade del rione , lo guardai negli occhi e gli chiesi a bruciapelo “Tu ti sconvolgi di acidi , è vero ?” mi guardò come scoperto del proprio segreto “Sì, più che altro mi sconvolgo con l’erba del diavolo” L’erba del diavolo è una pianta velenosissima i cui effetti psicologici sull’uomo creano allucinazioni spaventose, devi avere le palle a posto per riuscire a venir fuori da una sconvoltura del genere. Gianfranco mi dava l’idea che stesse viaggiando in un mondo altamente pericoloso, era convinto di gestire gli eventi ed una sera mentre giocava a carte con Gabriele, gli cadde in terra una figura , si piegò per raccoglierla, guardò l’oggetto che teneva in mano e ci disse “Vedete ? E’ la Regina di cuori, ne ero certo ! Ho sempre ragione io !!!” e si rimise tranquillamente a giocare. Ormai non ci facevamo più caso, l’importante era che suonasse bene il basso. Gabriele spesso lo seguiva a ruota e su di lui l’effetto fu catastrofico, non mi piacevano affatto i loro rapporti di amicizia, te ne saresti accorto durante le prove in sala, erano lenti ed impacciati.
Un'altra categoria di bastardi che mi hanno tolto anni di vita , erano e sono certamente i gestori dei locali. Dovevi dannarti l’anima per farti dare uno spazio nella programmazione dei concerti, in più dovevi discutere sull’ingaggio che spesso e volentieri ti veniva decurtato se la serata fosse andata mele come presenza di pubblico. Ti devi convincere che loro sono degli ottimi imprenditori che capiscono di musica , quando in realtà non capiscono un cazzo di quello che suoni. I locali blues ci odiavano, il nostro sound era troppo rumoroso ed io mi dannavo per fargli capire che anche Janis all’epoca era rumorosa ma riusciva a suonare addirittura nei blues festivals. Quando riuscivi a convincerli, eri sicuro che da te si sarebbero aspettati la luna, ci mancava che dovevi fare le capriole durante gli show. Manu sconvolgeva abbastanza, non gli davi una lira e si pensava “Ecco la figona tutta corpo e sesso che vuol far presa sul pubblico e non sa cantare” ma quando attaccava durante il soundcheck, era un portento , io la provocavo dicendogli “Quel testa di cazzo pensa che non vali un cacchio, hai visto come ti tratta da puttanella ?” Lei se lo guardava negli occhi e quando questi chiedeva la voce per le prove del suono, alzava immediatamente i cursori convinto che uscisse solamente un debole sibilo dalla sua bocca. VROOOOOMMMMMMM !!!!! Cadevano all’indietro ogni volta ed urlavano “Cazzo che voce, ragazza mia, vacci piano !!!!” li aveva conquistati.
Durante lo show, la cosa che più mi dispiace è il finale, li odio perché in quel momento sei caldo e ti stai divertendo da matti, il pubblico è su di giri ed il gestore rompe le palle perché vuole suonare la sua fottuta discoteca e della tua musica, spesso, non gliene frega un cazzo. Allora per far in modo di sfogarmi completamente, guardavo in faccia i ragazzi e partivamo con il finale caotico in cui davo sfoggio di tutte le mie qualità violentando lo strumento per almeno cinque minuti. Una volta un ragazzo mi si avvicinò e mi gridò in un orecchio “Sei stato grandeeeee, cazzoooooo !!!! Mi hai fatto viaggiare da paura, ero dentro un tunnel spaziale ! Mitico !!!” Era evidentemente su di giri ed io amo questa gente che si sconvolge con la mia musica.
Nel corso degli anni ho avuto contatti con la gente più stramba possibile, ti scrivono o ti telefonano per parlare di musica , di sconvolture, delle esperienze che provano quando ascoltano le mie canzoni. Vi assicuro che c’è una marea di personaggi da psicanalisi ma veramente intelligenti. Marco “Jim Morrison” se ne và in giro per la città a chiedere soldi alla gente, è un ragazzone alto e ben piazzato, porta un giubbotto coperto delle immagini di Jim Morrison dei Doors, in testa una bandana della Roma, sguardo perennemente sconvolto ma spesso in sofferenza.Quando mi incontra, recita quelle che dovrei conoscere a memoria perché i testi li scrivo ma non me li ricordo mai. Mi sorprende continuamente. Per un anno ed oltre, ho avuto contatti per lettera e telefonici con un ragazzo romagnolo che era in attesa di un processo per tentato omicidio, aveva quasi ucciso uno dei suoi spacciatori ed ora era in cura psichiatrica. Credo di aver sbagliato mestiere, avrei dovuto fare lo psicologo e lo psichiatra, la mia musica sarebbe stata un ottima medicina, migliore di tutta quella merda con cui curano i malati mentali.
Con i musicisti mi rimane difficile perché spesso sono poco ricettivi, ad un certo punto entrano in competizione e la cosa ti sfugge di mano, si sentono oppressi, depredati delle proprie idee, castrati completamente. In realtà sono dei buoni a nulla ! Mi dispiace dirlo ma è così. Arrivano in sala e pretendono di essere serviti di tutto, attaccano il jack e suonano qualsiasi cosa che piace a loro, devi scrivere i brani , i testi e loro giudicano e ti criticano “Questo è buono, questo no ! Cazzo Mauri, pulisci quel suono di merda !!!” , poi devi darti da fare per trovare i concerti “Cacchio, non riesci a trovare nulla ?” sul compenso della serata “Io a meno di tot non ci suono !!!!” oppure “Bisogna sapersi accontentare anche di poco, non fare il tirchio !” o meglio ancora “Bisogna comprenderla, Manu, è la nostra forza, non fare il solito leader del cacchio !!!” in tutto questo mettete che nessuno alza una paglia per aiutarti e tu sei lo schiavo prediletto. Ma vaffanculo !!!!! Spesso l’ho gridato a quelli più stronzi e tu agli occhi degli altri sei un despota fascista di merda. Ma vaffanculo più di prima !!!!! Li odio quei personaggi. Manu accetta le mie incazzature, mi conosce perché è per il bene della cosa, del lavoro, è un impegno che và gestito, in più non mi piace leccare il culo a nessuno, se non si fa come voglio io, non si và da nessuna parte. Non è per montarsi la testa, di ribadire che capisco più di te, solamente per difendersi dai falchi, da chi ti vuole inculare. Se fosse per i gestori, tu suoneresti gratis, o se fosse per i discografici, tu suoneresti musica commerciale da radio “Il rock non vende e non interessa a nessuno “ ti dicono con quella faccia da cazzo che si ritrovano e tu li mandi a fare in culo senza problemi. Per gli altri del gruppo, tu reagisci sempre male, non sei furbo, non ti uniformi. Ma che cazzo ne sapete voi che non sapete cosa vuol dire farsi il culo per farti accettare in questo mondo finto e senza spina dorsale, tutti accettano ciò che gli viene proposto perché è così che và il mondo. Il padrone si arricchisce alle tue spalle e tu ti danni l’anima per non affogare nella merda, poi ti fidanzi, ti sposi, cresci una famiglia e pensi che stai perdendo tempo e che la musica rock è qualcosa per ragazzini, finisci così per suonare musica del cazzo che odi ma che ti dà il pane oppure abbandoni tutto e ti metti a fare il papà rincoglionito. Che tristezza ! Quando morirò, dirò a Manu di farmi bruciare con tutta la chitarra ed i miei dischi preferiti !
Nel ’92 venne in tournee Nick Saloman, ovvero il guru della psichedelica inglese, i suoi Bevis Frond suonavano in tutta Europa ed erano sulla bocca di tutti. Nick era mio amico e lui era intenzionato a produrre la mia musica solo. Accettò di buon grado a vedere i Childhood aprire la sua serata al Castello che era gremito fino all’inverosimile e noi fornimmo un ottimo spettacolo, eravamo stati all’altezza della situazione. Le radio, i giornali, i festivals, facevano a gara per avere la nostra presenza ed i soliti discografici da strapazzo gareggiavano per farci incidere. Pino lo conoscevamo già dai tempi dei Raff ed era intenzionato a produrci. In realtà ci sfruttava per alcuni concerti anche di una certa importanza ed era impossibilitato a coprire per intero le spese dell’album. Non che fosse squattrinato, lo studio di registrazione era di sua proprietà e credo che ci volesse offrire la sala ma che avremmo pensato noi per la stampa del disco. Avevamo l’anello al naso, secondo lui, non avrebbe speso una lira, si sarebbe preso le copie del disco e non ci avrebbe dato nulla in cambio. Bell’idea su come guadagnare alle spalle di chi lavora ! La cosa però non deve essergli andata a genio perché vedeva in me la parte tosta da convincere, gli altri dicevano “Si Pino, che vuoi che facciamo ?” ma io lo mettevo alle strette. Ci portò un contratto da firmare ed io volevo chiedevo una scadenza di validità “Se non incidiamo entro sei mesi e non esce il disco entro un anno, il contratto si annulla “ Pino si incazzava di brutto, non era intenzionato a sottoscrivere la clausola. Alla fine ci portò in studio per convincermi della sua proposta onesta. Cazzo !!! Avevamo posizionato i microfoni per la batteria ed il giorno dopo scoprivi che dovevi stare fuori perché qualche sfigato stava incidendo la voce per un prodotto da portare a qualche festival rubasoldi che ti promette la luna ma che si trasforma in sole per il proprio tornaconto. Il secondo giorno di questa tiritera, decisi di parlare con Pino ma a sorpresa ci chiamò in ufficio a fine serata per fornirci le sue idee riguardo i metodi di registrazione che avevamo intrapreso. La sua segretaria ci squadrava dalla testa ai piedi ed io immaginai immediatamente lei in un letto mentre me la inculavo a sangue “Che cazzo si guarda , la trojona ?” pensavo con odio. Pino esordì come suo solito alzando i toni “E’ tutto sbagliato, ragazzi, bisogna rifare la registrazione, è venuta una cagata pazzesca !” se la prese con Gabriele che sapeva di convincerlo più facilmente “Si Pino, hai ragione !” ma quando feci sfogare tutti con le loro assurde spiegazioni, presi la parola e giuro che non sono stato tenero, la trojona si stava vergognando di brutto , si alzò e se ne andò, era troppo per le sue orecchie. Pino era esterrefatto ma se avesse detto una sola parola, lo avrei ucciso sul posto. Rimase muto e quando me ne andai sbattendo la porta, si assicurò che non fossi nascosto dietro, dopodichè cercò di convincere Manu e gli altri, a farmi calmare un poco, di certo la sua segretaria era rimasta sconvolta dalle mie parole, se ne stava fuori a contemplare il cielo e quando mi vide uscire dallo studio, mi guardò male, fulminandomi con quello che sarebbe dovuto essere uno sguardo di odio ma quando incontrò il mio, che non doveva essere certamente tranquillo, abbassò immediatamente gli occhi e si voltò dall’altra parte.
Quello sguardo Manu lo conosce benissimo. Jonna lo sa altrettanto. Mi guarda negli occhi e capisce che qualcosa non è stata di mio gradimento. Magari non ha fatto nulla di particolare ma si sa, c’è sempre qualcosa da nascondere e lui và in paranoia. Ad un concerto che abbiamo suonato insieme, gli tirai una bottiglia di plastica piena d’acqua con tutta la violenza, non c’era un motivo particolare in quel gesto, a volte la testa mi fa tilt e sbrocco, per cui do sfogo al mio istinto e lancio qualsiasi cosa mi capiti a tiro. In quel caso Jonna fù fortunato che lo sfiorai ma ebbe il dubbio che quel gesto fosse legato a qualcosa in particolare ed andò su tutte le furie quando ridevo e dicevo che tutto era a posto. Alla fine mi rispose male ed io lo accettai, in fondo non aveva tutti i torti per avercela con me. Jonna è un fuoriditesta autentico per via di tutte quelle tecnologie di cui si serve, è capace di parlare al cellulare mentre sta mandando un sms e guida l’automobile in mezzo al traffico, usa il computer in maniera eccessiva, sembra una sfida con se stesso, ti spiega l’iter di un programma e mentre tu stai segnando su un foglio di carta per memorizzare la parte iniziale, lui è giunto alla quinta pagina e devi bloccarlo immediatamente. Mi ha confessato di essere riuscito ad operare su diciotto operazioni contemporaneamente ed ultimamente l’ho visto di fronte a due computer mentre scaricava files, chattava, scriveva mail, viaggiava su internet, e chi più ne ha, più ne metta. Gli dico sempre “Così ti scoppia il cervello !!!” e lui risponde con il solito sorriso sornione “Dici ?” Tante volte immagino la sua figura con i cellulari al posto delle orecchie ed un pc al posto dello stomaco. Parlerò più avanti di lui perché lo considero un vero rocker, al contrario di tanti palloni gonfiati che popolano i locali romani.
Ultimamente ho rincontrato Walter, un vecchio metallaro dei tempi della cantina di Rione Monti (per intenderci, gli anni ’80) e mi ha ricordato alcuni episodi brillanti . Vi ho già raccontato quando Walter fece pippare il “muro” ad un metallaro , facendola appunto passare per cocaina. Insieme ad Angelo, misero in giro la voce che questi avesse acquistato un tipo di cocaina blu, proveniente da chissà quale lontana terra. Angelo faceva il pittore edile e chiaramente lavorava con ogni tipo di cemento e calce. Qualcuno era veramente incuriosito ma fortunatamente i due non misero mai in pratica lo scherzo. Walter fece fumare a qualcuno della corda (avete letto bene !) ed in giro ormai si era sparsa la voce delle false droghe fatte pippare o fumare a sventurati metallari. Una volta rimediarono un autentica bomba, un tipo di marijuana ricercata e sconvolgente : olio . La fumarono insieme al “nebbia” e fece veramente effetto. Mentre stavano fumando, Walter scorse in un angolo della cantina dei Rude, un contenitore di olio Castrol per motorino e lo prese in mano, il “nebbia” ebbe un sussulto e convinto di essere caduto nell’ennesimo scherzo dei due, cominciò ad accusarli “Stronziiii !!!! Mi state facendo fumare il Castrol !!!! “ ed inutile fu la giustificazione di Angelo.
Mauro abitava a Talenti, nella mia zona, ed era amico di Flavio il bassista, era un comico nel vero senso del termine. La parte migliore era quella dell’arabo che spiegava la maniera come preparare un “cannone” di marijuana. Lo vedevi seduto nel tavolo di un pub e gridando in una finta lingua araba, si esibiva facendo ridere anche il gestore che si era intrattenuto al nostro tavolo. Amava alla follìa gli Ac/Dc ed era un autentico folle, imitava Totò nella scena della marionetta e faceva la voce a “Gnogno”, un suo ex compagno di classe portatore di handicap, il tutto condito da mosse altamente comiche e straordinarie. Una volta ci ritrovammo a casa di qualche amica a Torvajanica e Mauro fece la solita seduta spiritica e durante la chiamata al “fantasma” di turno, fece camminare il tavolo dove avevamo giunto le nostre mani. Il bello era che tutti ridevamo a crepapelle mentre lui manteneva una certa seriosità nella sua concentrazione a spostare il tavolo che ogni tanto ruzzolava rumorosamente in terra. Mauro lo rialzava e noi ci spaccavamo urlandogli “Cazzo Mauro ! Ma se ‘sto spirito lo sposta, fallo rialzare a lui ! Che dici ? “ Che personaggio ragazzi.

ROCK E SPIRITUALITA’
HARE KRISHNA , HARE KRISHNA
KRISHNA KRISHNA, HARE HARE
HARE RAMA , HARE RAMA
RAMA RAMA, HARE HARE
Feci conoscenza della cultura Krishna nel ’91 ma già avevo avuto modo di incontrarli qualche anno prima. All’inizio non mi piacquero ma la volta seguente mi avvicinai con più fiducia. Non che io sìa mai stato un fervido spiritualista o religioso, ricordo che la chiesa del mio quartiere , quasi mi cacciò perché lanciai una bestemmia nel campetto della parrocchia. I preti non mi sono mai piaciuti ma sono stato sempre attratto dalla spiritualità e posso tranquillamente affermare di credere in Dio anche se non lo vado a trovare a messa. Un credente non praticante.
Manu ha avuto un fratello che ha frequentato da vicino la comunità Krishna ed è stato uno dei primi devoti (siamo nei primi ’70) a frequentare i centri italiani. Conoscemmo alcuni ragazzi del tempio di Tor Tre Teste e scambiammo le nostre impressioni . Sembra incredibile ma non potete credere alle vostre orecchie quando vi raccontano le proprie vite passate. Li vedete così assorti nella preghiera, nella convinzione che la materia sia un peccato mortale, poi ci parlate e scoprite cose incredibili. Sono quasi tutti musicisti o ex tossici. Il chitarrista Paolo Tofani degli Area, un popolarissimo gruppo italiano di jazz rock (sei album per l’etichetta Cramps negli anni ’70) aveva sposato la spiritualità e si convertì a Krishna. Oggi si trova in Danimarca e continua a suonare e registrare album di musica etnica dal tema spirituale. Anche il famoso cantautore Claudio Rocchi entrò nella comunità. Harideva Das era il batterista di Iva Zanicchi negli anni ’60 e per anni ha suonato nei night clubs e sulle navi, poi si trovò in difficoltà e sparì dalla circolazione. E’ sempre stato un amante della musica e quando lo conobbi , parlammo per ore della musica . Nel ’96 decise di incidere un album di cantautorato pop rock ed io lo aiutai nelle registrazioni. Non è che avesse una gran voce ma scriveva dei testi molto interessanti e le sue composizioni mi piacevano perché avevano un sapore molto anni settanta. Ricordo che mise in piedi una formazione musicale, aiutato dai devoti del tempio e nel ’92 lo feci partecipare ad una serata che tenemmo al Castello durante la “night of the guitar”. Sembrava di ritornare ai tempi dei Beatles, la gente cantava e si divertiva di fronte a quei gioiosi ragazzi pieni di vitalità. Un altro devoto mi raccontava che durante un concerto di Lou Reed a Firenze, fece conoscenza con alcuni devoti intervenuti a cantare e danzare in mezzo alla folla e di essersi immediatamente innamorato di Krishna, tanto che non tornò più a casa quella sera seguendoli nel loro tempio. Quando te lo raccontano, rimani sorpreso ed incredulo, come può essere possibile cambiare così , improvvisamente, dare una svolta alla tua vita in un attimo . Poi , quando ti trovi a parlare con ex tossici, le storie diventano più incredibili. Manassatita veniva dalla Sicilia ed aveva l’aria del bravo ragazzo. Anche lui amava moltissimo la musica, voleva cantare. Una sera lo invitammo a casa e ci facemmo preparare una sua ricetta vegetariana. Rimasi incredulo nel conoscere la sua vita passata, volevo sapere cosa fosse prima di entrare nel tempio. Viaggiava spesso in medio oriente , faceva il corriere della droga……… Lo guardai in faccia e non potevo credere alle mie orecchie. Queste persone hanno avuto delle vite incredibili. Il presidente del tempio di Roma , Ananta, veniva da Bari ed in gioventù aveva gestito un negozio di macelleria…….. poi è divenuto vegetariano ed ha sposato la fede ! Phalguna veniva da Terni ed insieme alla sua amica Cristina si facevano di brutto, erano tossici al midollo. Poi ebbero una visione e fuggirono per Roma ed entrarono insieme nella comunità Krishna. Bruno, invece, era la spia di Ananta, controllava tutti i movimenti ed i pensieri dei devoti e riferiva al capo. Veniva da Verona ed era stato più volte arrestato per possesso di armi perché terrorista di destra. La cattiveria gli era rimasta ed una volta sequestrò ad un altro devoto i nastri di musica rock che gli avevo registrato, suonava la chitarra e veniva dal napoletano. Purtroppo era entrato, anche lui, nella spirale della droga e fu aiutato dai ragazzi della comunità Krishna pur di non finire in galera. Quando venne a casa mia, si innamorò dei dischi che avevo e volle farsi doppiare Hendrix ed Iron Maiden. ORRORE !!!!! Gli vennero immediatamente sequestrati ! Patrizio era della provincia abruzzese e suonava la batteria, sua moglie e sua figlia avevano abbandonato la casa dove vivevano e sposarono la causa Krishna. Lui non si era perso d’animo e sperava di riportarle via ma non ci riuscì. Quando capì che tutto era inutile, si presentava la domenica al tempio per trovare sua figlia ma non era ben visto perché portava con sé la sua nuova fiamma, un toccone di figa assurdo, vestita in pelle nera e con le poppe al vento ed un culo da spavento. Quando i devoti la vedevano, fuggivano via, era il diavolo in persona, la tentazione. Io ci parlai e scoprii invece che era una brava ragazza e non una mangiatrice di uomini, amava Patrizio ed anche lei era attratta dalla spiritualità. Io ero attratto dalle sue bocce………. Ultimamente Manassatita è deceduto in uno spaventoso incidente sulla cassia, un pirata della strada lo ha ficcato sotto e lo ha lasciato morente nel campo sottostante. E’ stato ritrovato due giorni dopo. Povero Manassatita, che destino infame ! Harideva ha lasciato il tempio e si è sposato con una ex devota e vive a Sutri. Sono andato al suo matrimonio. Phalguna è tornato in Umbria e si è messo a lavorare. Cristina si era sposata nel tempio con Dama, poi ha divorziato ed ha lasciato la comunità. Oggi lavora, parla al cellulare e fuma…………… Certo che la vita è veramente strana !!!!!!!!!!

Tornando ai Childhood, nel frattempo continuavamo a suonare e farci il culo. Eravamo stati selezionati per il Festival Roma Europa in giugno ed avevamo partecipato al Festival Dei Popoli, insomma, il gruppo aveva una buona visibilità e cercavamo di forzare i tempi. Purtroppo la storia con Pino non era ancora giunta al termine, ero costretto a subire le richieste dei ragazzi del gruppo a restare tranquillo e quando cedi al ricatto, puoi starne certo che non verrà mai nulla di buono. Quella volta sbagliai a dar retta alle loro chiacchiere ma a volte non devi dare l’idea di essere un despota e a quel punto decisi di restarmene fuori. Pino ne approfittò immediatamente e durante un concerto al Palladium di Roma, si presentò con la famosa scrittura privata da firmare. Ci guardammo tutti negli occhi, Manu era concentrata sul fatto che di lì a poco sarebbe entrata sul palco per cantare mentre agli altri brillavano di felicità le pupille, io ero fregato, in fondo non avevo firmato anche con i Fingernails senza rimanerne coinvolto legalmente ? Firmai senza peraltro gioire di ciò, la cosa non mi era piaciuta, Pino gongolava e saltellava per la riuscita dell’inculata. Salimmo sul palco e facemmo onestamente il nostro mestiere , un giornalista del Messaggero che era presente tra il pubblico, si complimentò con noi e con Manu “Grande presenza e grande voce !” disse. Si sarebbe prodigato a farci apparire nella pagina dello spettacolo. L’avevo riconosciuto perché quel mattino era intervenuto alla conferenza stampa della cantante Paula Rose che presentava disco e concerto anteprima nazionale e già sapeva che il suo amico Pino , stava per farci firmare il contratto , era incuriosito da quel gran parlare di noi .
La cosa durò molto poco e quell’estate del ’92 stavo preparando le valigie per partire con Manu per Londra. La nostra amica Lix ci avrebbe ospitato e noi non vedevamo l’ora di andarcene, ero piuttosto stressato da quella dura stagione. Cazzo ! I Childhood giravano bene ma quel contratto mi dava ai nervi, ero convinto che ci avrebbe bloccato. La svolta ce la diede quello stronzone di Pino ed il giorno prima di partire ci telefonò perché avremmo dovuto partecipare , quella sera stessa, allo spettacolo che si sarebbe svolto nello stadio di Formia. Si era prodigato a farci entrare nel bill di una serata per V.I.P. Cosa c’entravamo noi in quel contesto, non lo capivo ma gli altri erano accecati dalle luci della ribalta ed io , ancora una volta, mandai giù senza fiatare. Manu osservava quello sguardo che conosceva bene. Quel pomeriggio, al nostro arrivo, erano sorti dei problemi organizzativi, c’era la possibilità che lo spettacolo venisse rimandato per alcuni permessi arrivati in ritardo. Seppi che avremmo suonato in playback (orrore !) ma che avremmo accompagnato dal vivo, uno degli attori americani di “Beatiful”, uno scocciato palestrato che era fidanzato con una bodrillona riccona. In fin dei conti era un simpaticone, mi prese da parte per provare i brani che stavo accompagnando con una chitarra acustica mentre un nugolo di ragazzine urlanti ci osservava incuriosita. C’erano altri personaggi che avremmo dovuto accompagnare ed io capii che noi stavamo lì solamente perché mancava un gruppo d’accompagnamento . Mandai di nuovo giù un boccone amaro. Le cose andarono a puttane e l’organizzazione annullò (fortunatamente) la serata mentre io presi da parte Pino per cercare di accordarci sulla data che ci avrebbe consentito di registrare il benedetto disco d’esordio. Per tutta risposta, Pino mi aggredì a male parole ed io partii per la tangente. Fortunatamente me lo tolsero dalle mani perché quella sera avrei rischiato la galera.
Pino ebbe il benservito ma Gabri e Gianfranco ci rimasero molto male. Da quel giorno, i Childhood erano divisi in due tronconi con Manu a fare da incollante .
Nonostante le difficoltà di rapporto tra di noi, la band proseguiva il suo lavoro con successo, partecipammo alle selezioni nazionali del Festival Vibrazione e vincemmo la finale di Roma. Nel frattempo Manu era stata contattata per un possibile contratto discografico e c’era chi la seguiva nella carriera di cantante. Di certo i Childhood non erano la strada giusta per lei ma volle continuare a cantare lo stesso con il gruppo perché in fondo si era affezionata al repertorio rock blues. Speravo che Manu percorresse una sua strada musicale perché ero convinto che i Childhood fossero una palla al piede e Gabriele stava cominciando a dare i numeri, volarono parole grosse tra di noi ed io ne avevo piene le scatole. Alla fine presi la decisione di allontanarlo dal gruppo, in fin dei conti tenevo ancora al gruppo e volevo dargli una possibilità di sopravvivenza. Gianfranco rimase come nudo senza il suo compagno d’avventure ma accettò a malincuore.
1992 IL RITORNO DEI FINGERNAILS
Nel frattempo Baffo mi telefonò perché aveva intenzione di organizzare al Circolo Degli Artisti una serata tributo al metal ’80 e voleva farci partecipare come Fingernails. Accettai senza riserve, avevo voglia di rispolverare il vecchio materiale metal e gongolavo come un bambino. Chiamai Riccardo che nel frattempo suonava con la punk band dei Senza Ritegno e gli comunicai la notizia. Ovviamente prese la cosa con impegno ma sapeva che sarebbe durata solamente una notte , in fondo sperava che cambiassi idea e riprendessi la storia definitivamente. Ero perplesso sull’opportunità di rispolverare l’avventura Fingernails anche perché il metal stava attraversando un difficile periodo, il black sound, il grind, andavano per la maggiore e non credevo che un ritorno sulle scene sarebbe stato accolto con successo. I Childhood, malgrado le difficoltà , avevano sicuramente più possibilità di riuscita. Gabriele dei Four Wheel Drive (peraltro ex Childhood) si propose di accompagnarci al basso, Bomber era sparito dalla circolazione e non ebbi la possibilità di rintracciarlo. Clamorosamente, in quella stessa serata avremmo dovuto suonare anche con i Childhood (non ricordo dove) e dopo lo show mi precipitai al Circolo dove c’era una folta rappresentanza di metallari che riempivano il locale in attesa di vederci suonare dal vivo. C’era enorme curiosità a riguardo e parecchi rumoreggiavano sotto il palco. Arrivai e salii direttamente nello stage, presi la chitarra ed attaccai “HM forces” del disco d’esordio. Ricki suonava come un forsennato, ci dava sotto di brutto e la gente reagì positivamente. Praticamente eseguimmo solo cinque brani e subito dopo fummo accolti da una folla di ragazzini urlanti che erano rimasti eccitati dallo spettacolo, eravamo piaciuti . Riccardo mi prese da parte e mi chiese “Che dici , perché non ci riproviamo ?” Non ero ancora pronto.

1993 VITA DA TURNISTA
Mentre con i Childhood tormentavamo la vita dei gestori di locali per convincerli a darci la possibilità di esibirci dal vivo, ero perseguitato da amici e musicisti per avere un aiuto concreto dalla mia chitarra. La cosa mi ha sempre affascinato, fare esperienze differenti . Jimi Hendrix, Miles Davis lo avevano fatto a loro tempo ed avevano ricevuto enormi insegnamenti per il futuro della propria musica ed in quel momento avrei dato qualsiasi cosa pur di comprendere realmente quale strada intraprendere in seguito. Ero passato dal metal al rock ’70 ma non volevo certo abbandonare il mio roccioso stile, in passato avevo aiutato i Fuori Dal Ghetto, una formazione di combat rock a metà strada tra il punk e lo ska e timide stravolture alla Frank Zappa e sperimentazioni di Edgar Varese. Se ricordate bene, con quella formazione conobbi Duracell .
Suonai per un paio di mesi con i Garcon Fatal , Luigi, il cantante solista, veniva dal punk più oltranzista, amava alla follia i Sex Pistols e Johnny Rotten, aveva un debole per i Rolling Stones e considerava Keith Richard un autentica icona rock star, un vero sconvoltone alla faccia del business, uno che rompeva le regole. Luigi amava questo tipo di personaggi e mi considerava alla stregua di quei miti, mi vedeva un perfetto maledetto del rock, avevo l’immagine giusta del rock’n’roll. Avrebbe dato chissà cosa per vedermi ufficialmente in formazione ma il vero leader del gruppo era il chitarrista Lorenzo e non scorreva certo buon sangue tra loro. Quando Lorenzo partì per lavoro, presi il suo posto e suonammo di spalla ai Negrita, quindi partecipammo ad un rock festival con Negrita stessi, Ritmo Tribale ed altre formazioni italiane più o meno note. Fummo addirittura invitati al decimo anniversario della scomparsa di Bob Marley e suonammo in mezzo a gruppi di musica reggae , giustificando la nostra presenza con una versione punk di “No woman, no cry” , in fondo Marley ai suoi tempi , descrisse il movimento reggae, alla stegua di quello punk.
Mirella Felli era una delle nuove leve della musica pop italiana e l’intenzione del suo produttore Luigi della Interbeat, era quello di farla divenire una stella del rock . Si riprese le registrazioni che l’ex manager dei Locomotive aveva lasciate senza pagarne i conti e mi chiamò per chiedermi di partecipare alle nuove sessions con quello stesso materiale. Accettai perché, in fondo, erano brani scritti da me ed anche un modo per esorcizzare quei tristi ricordi di un periodo non certamente positivo. Fù così che da quelle sessions uscì il cd “Peligroso” mixato dall’allora tecnico e produttore dei Litfiba. Suonammo dal vivo al Midem di Cannes nel fantastico concert-hall dell’hotel Martinez e feci conoscenza con uno dei più noti organizzatori musicali, lo scomparso Mamone. Mirella me lo presentò e nel guardarci negli occhi ebbi un brivido profondo, mi ero improvvisamente ricordato che Mamone era lo stesso organizzatore , anni prima, del concerto al Palasport di Roma degli Status Quo. Durante i tumulti finali , ebbi modo di minacciare quel personaggio che sul palco osservava la situazione. Mi guardò dritto negli occhi e mi mandò a fare in culo mentre tentavo di salire sul palco per ucciderlo, ero infuriato di brutto. Quel personaggio era appunto Mamone ed ora gli stringevo timorosamente la mano e chissà se mi avrà mai riconosciuto.
Con Felli registrai un video clip per il brano “Sputa il tuo veleno” che verrà poi trasmesso nei vari format televisivi a rotazione, tra cui Videomusic. Quindi partecipammo al Controfestival di Sanremo con Paolo Rossi, Modena City Ramblers ed altri. Fù un esperienza piuttosto divertente ma la storia non andò avanti per molto e persi contatto per eventuali collaborazioni. A dir la verità, nel ’95 venni richiamato dal produttore di Mirella per registrare tre covers da inserire come bonus tracks alla ristampa del cd “Peligroso” che in precedenza uscì per la Wea ed ora sarebbe uscito per la Interbeat con il semplice titolo “Felli”.
Purtroppo Mirella è scomparsa un anno fa .

1994 CHILDHOOD : DALLE STELLE , ALLE STALLE .
Nel frattempo, la carriera dei Childhood stava riprendendo vigore grazie al nuovo elemento entrato da poco , il batterista Frankie di Ladispoli che diede una sterzata di energia rock funk notevole. Ora i brani funzionavano veramente, la sezione ritmica era perfetta e Manu cantava come non mai. Quell’anno sarebbe potuto essere la svolta ad una dura gavetta e le selezioni regionali del Leffe Festival organizzato da Ric di Videomusic, vennero vinte da noi in maniera ineccepibile. Saremmo andati a Milano a partecipare alla finale del Rolling Stone con la presenza,ancora una volta, delle telecamere televisive. Fortunatamente non ci sarebbe stata gara, solamente una vetrina utile per futuri contatti . La Rai ci invitò per un programma radiofonico sulla rete principale , “Per voi giovani” e suonammo in diretta tre nostri brani, venendo poi intervistati dalla conduttrice di turno. Sembravamo proiettati a cavalcare la nuova ondata di rock italiano alternativo e ce lo saremmo meritato. Non avevo fatto i conti con la situazione contrattuale di Manu, non aveva ancora firmato nulla di concreto ma c’erano stati già stati dei contatti. Era ovvio che il gruppo non rientrava nei programmi e per Manu fu un colpo gobbo, era spaesata ma sapeva cosa sarebbe andata incontro.
Ad un concerto si ubriacò a tal punto che fu impossibile farla salire sul palco con noi , proseguimmo lo stesso suscitando le ire del gestore che si rifiutò di pagarci. Cazzo, succede sempre così quando vanno male le cose e quando le cose vanno male come in questo caso, indovinate di chi è la colpa ? Frankie fece lo spione e mise me in cattiva luce nel colloquio telefonico con il manager di Manu e la cosa mandò in bestia sìa me che Manu stessa, era stata un autentica vigliaccata. Di certo Frankie sperava di accattivarsi le simpatie del “padrone” della sua cantante per un possibile lavoro discografico nell’immediato futuro. Lo mandai a fare in culo e lo sostituìi immediatamente ma era certo che la carriera dei Childhood era giunta al termine. La band si sciolse a cavallo tra dicembre e gennaio, Manu iniziò a lavorare al nuovo corso solista ed io mi impegnai a mettere in piedi un trio per entrare in studio di registrazione e definire le parti del primo album solista a nome “Angus”.

1995 IL ROCK CAMBIA PELLE
La situazione dei locali romani e non, stava nuovamente cambiando , fino a quel momento, parlando della prima metà degli anni ’90, il rock era entrato prepotentemente anche in provincia e c’era voglia di apparire più coraggiosi rispetto al mercato che ancora si chiudeva nei confronti della musica underground Rispetto agli ’80 il metal era stato accantonato e solamente la passione di Baffo teneva ancora in piedi una piccola sparuta schiera di metallari che si dedicava alle terribili sconnessioni del black satanista. Era ovvio che i locali non davano spazio alcuno al fenomeno mentre chi si dedicava al rock di estrazione blues psichedelico aveva più possibilità ma più di ogni scelta ricadeva nelle covers band allorché eri costretto a dividere i tuoi lavori originali, con i rifacimenti classici della storia del rock. Ti presentavi al gestore del locale, consegnare il proprio demo e sperare che quelle covers fossero di gradimento per la sala , altrimenti ti avrebbe liquidato senza troppe parole e a loro non gliene fregava un cazzo della tua musica .
Leno è un armonicista fenomenale, la suona come una chitarra ed è un appassionato di country music ma soprattutto col blues si apre in maniera stupenda. Non credo che abbia rivali nel suo campo e non parlo solo dell’Italia. Lo conoscevo da anni perché era amico di Paolone ed insieme a Bizzo, David e suo fratello percussionista , avevano girato l’Europa per tutti gli anni ’80 con i Wild Way , una specie di formazione blues da strada che si sarebbe esibita il sabato pomeriggio nella scalinata di Trinità Dei Monti in acclamatissime jam sessions di fronte a migliaia di turisti incuriositi. Poi la storia volse al termine e Leno spesso girava solitario col suo armamentario a suonare nelle piazze ma veniva altresì invitato da gruppi di amici che suonavano nei locali della provincia. L’immagine di Leno era portentosa, alto, magro, capelli lunghissimi raccolti in una coda di cavallo, basettoni da rocker, camicia nera e gilet di pelle , jeans, cinta di pelle dove reggeva tutte le sue armoniche, stivali a punta. Un modo di presentarsi agli altri , molto americano campagnolo, sempre pronto alla battuta ed al sorriso. Qualche volta ci siamo messi insieme a suonare in giro, a volte con Paolone, durante i motoraduni o più semplicemente in mezzo alla campagna e di fronte ai ruscelli, mi sentivo realmente libero, finalmente lontano da imposizioni di mercato o gestione di locali, solo musica per la natura e , importantissimo , per noi stessi .
A volte suonare in provincia non è proprio il massimo, anche se le cose sono cambiate in meglio, c’è ancora quella schiera di personaggi che di musica non capisce un cazzo. Non ricordo dove, c’era del buon vino e Leno si contorceva al suono mirabolante della sua armonica mentre io cercavo di lavorare finemente con la chitarra. C’era un po’ di confusione nel pub fumoso in stile americano e spesso dovevamo alzare i volumi per uscire fuori da quel baccano. Tra un brano e l’altro, un ragazzo si rivolse gentilmente a Leno e chiese “Scusa ma potreste abbassare un po’ il volume degli strumenti perché non riesco a parlare con gli amici ? “ Scoppiai a ridere perché vidi la faccia stravolta di Leno che non credeva alle proprie orecchie ma replicò fulmineamente “Non preoccuparti, ora smettiamo di suonare, così tu potrai farti sentire dagli amici e quando hai finito ci fai un cenno, così riprendiamo , okay ? “ Fortunatamente la cosa non ebbe conseguenze ed il tizio cercò di scusarsi cercando di apparirgli , in fondo , simpatico ma proprio non ci riusciva perché continuava a dirgli, sbagliando , “A Leno , sei proprio bravo con quella fisarmonica !!!” .

Nel frattempo il progetto Angus era entrato nella fase decisiva, David alla batteria l’avevo già conosciuto nei primi ’80 con i Thunder ed aveva la fama di perfezionista , inoltre aveva il dono dell’italiano, a volte filosofeggiava e spesso ti rompevi i coglioni col suo modo di fare. Ad un concerto a Passoscuro , sul litorale romano , ebbe modo di sospendere lo spettacolo, il fonico abbassava continuamente i volumi generali e David si alzò dalla batteria presentandosi davanti al mio microfono. Fissò il fonico e disse “Capisco che non interessi ad alcuno la nostra musica ma se gentilmente puoi lasciarci lavorare te ne saremo grati , dopodichè la gente potrà tornare tranquillamente nello scuro del suo passo ! “. Pretendeva rispetto ma mi faceva ridere, aveva un modo tutto suo nel chiedere attenzioni ed ad un mattinèe in un istituto scolastico di Fiumicino, nell’aula magna gremita di chiassosi ragazzini e ragazzine, venne letteralmente investito da urli spaccatimpani mentre cercava inutilmente di spiegare il brano che andavamo presentando. Il bello è che si incazzava di brutto mentre io , dietro di lui , aizzavo la folla facendoli saltare sulle sedie come ai tempi dei Beatles. Le professoresse ridevano a crepapelle, si stavano divertendo da matti.
Max al basso, era il tipico pischello alla Bon Jovi, un figo per le ragazze che gli facevano gli occhi dolci, portava lunghi capelli biondi ed era un ottimo strumentista che amava l’hard rock ’80 , quello più street ma che si trovava a suo agio anche con il mio materiale. Max si divertiva a prendere bonariamente in giro David e per me era una comica quando iniziavano a litigare durante le prove. Fortunatamente le registrazioni del mio primo lavoro solista, andarono benissimo ed in tre giorni riuscimmo a completare “La terra brucia” , nove tracce di hard blues cantato in italiano. Era giugno del ’95 e speravamo di affacciarci nel difficile campo del business con compiti più semplificati ma evidentemente le cose erano cambiate e da subito dovetti fare i compiti con l’indifferenza di certi locali. Non riuscendo a trovare un adeguata distribuzione del prodotto , mi rivolsi ad alcuni commercianti che presero qualche copia che provarono a vendere, i giornali specializzati erano stati contattati e gentilmente nessuno mancò alla recensione. Questo portò fama al gruppo che si fece conoscere , anche se con difficoltà , ma in fin dei conti, cazzo, Bidoli potrà aver lasciato un cacchio di segno nella musica rock italiana o no ? Il manager della conosciuta rock band veneta Estra, mi telefonò a casa e si complimentò del prodotto, ne aveva parlato al suo produttore discografico invitandolo ad ascoltare Angus , voleva vederlo distribuito con più possibilità di mercato. “Ti prego” mi chiese “Contattalo perché è interessato al prodotto “ E’ ovvio che ne fui felice ma ogni volta che tentavo di parlargli, mi sfuggiva, si faceva negare oppure diceva che ancora non l’aveva ascoltato. Mi diede alle palle ed ovviamente lo sfanculai. Il manager degli Estra rimase di sasso, mi chiese di riprovare di nuovo ma era inutile, ero partito per la tangente. La rovina della mia carriera di musicista è stata quella di non essermi mai rivolto ad un procuratore o manager , purtroppo sei poco obiettivo e perdi facilmente la pazienza di fronte agli stronzi, in fondo è la tua musica e chiedi rispetto di fronte ai sacrifici. Dovresti pensare a suonare e basta mentre agli altri lasci il compito più arduo, quello di venderla.

Non credo ci siano sostanziali differenze tra le generazioni di rocchettari di una volta a quelle di oggi. Quella di spaccarsi durante le serate dal vivo o quando impazza la discoteca rock, è il sale dei nostri divertimenti folli. E’ una vita che ascolto le stesse canzoni ed ogni volta è un piacere veder dimenare culi femminili ed ancheggiamenti ammiccanti mentre i maschi si ubriacano e ballano sudati in mezzo alla pista colti da improvvisa pazzìa mentale. In fondo, per un rocchettaro , questo è l’unico momento in cui tenta un approccio con l’universo femminile, è nel dna del rocker, devi fare l’idiota impazzito ma con l’idea di puntare decisamente verso quel triangolo nero che ha cambiato il mondo (Dio ti ringrazio !). Alle ragazze piace, non c’è dubbio, a parte qualche schizzinosa femminuccia che pensa di essere contornata da cretini maleodoranti ubriaconi che poco hanno a che fare con l’eleganza di certi pupazzetti vip tutto giacca e cravatta, attenti a non sudare troppo, altrimenti non gli si drizza. A volte ho seri dubbi che ce l’abbiano mai avuto ! L’importante è che i comportamenti non superino le regole, il rispetto è sempre protagonista e non è detto che la femmina di turno possa essere disposta a ricevere le tue avances. A quel punto vai oltre e passi ad altro, ti guardi intorno e magari c’è la pischella che accetta i tuoi sguardi ed è colpita da quell’atteggiamento coatto e sfrontato.
Ricordi che si intrecciano e trasgressioni infinite, soprattutto quando fai il musicista. Il palco è il campo nella quale ogni femmina è attratta. Là sopra sei osservato in tutto e per tutto, ti controllano i muscoli, gli ancheggiamenti, gli ammiccamenti sessuali. Là sopra sei il protagonista assoluto.
Recentemente con la mia cover band siamo stati protagonisti di uno spettacolo insolito, durante lo show, una bellissima biondina è salita sul palco ed ha cominciato a dimenarsi tra i musicisti in una sorta di lap-dance. Potevi inebriarti del suo inconfondibile profumo di femmina, bellissima ed attraente, ovviamente cerchi di resistere alle tentazioni anche perché tua moglie è sotto il palco ed osserva attenta . Alla fine il gioco del rock rimane un sogno irraggiungibile e lasci scorrere.
A Latina, ricordo che suonai durante una serata per motociclisti ed il solito spettacolo di spogliarello ci deliziò. La ragazza aveva fatto salire un coraggioso approcciando un gioco amoroso ai limiti del consentito. Ricordo che ad un certo punto mi alzai per andare in bagno con mia moglie Manu ed incrociando il tizio, che era stato protagonista dello show, scoppiai a ridere piegato in terra “Gli ho toccato le poppeeeee !!!!!” continuava a gridarmi in preda ad eccitazione alcolica “Le poppeeeee ! Capisciiii !!! “ , “Ho deciso !” gli risposi a freddo “Prima di morire , vado in Brasile e mi inculo una mulatta da sballo !!!” Cademmo in terra a ridere come pazzi mentre Manu non credeva alle sue orecchie, me lo avrebbe rinfacciato una vita. Purtroppo ha ragione. Un amico mi diceva sempre “Ricorda Maurì ! La nostra è una missione !” Parole sante !

Il 1996 mi vede protagonista con due singoli di musica psichedelica che usciranno per due compilations. Un giornalista del magazine Rockerilla, curò una raccolta di artisti italiani dell’area psic per la On Off Rc. ed intitolò il cd “Floralia vol. 1”. Il mio brano era una sorta di sperimentazione ossessiva e rumoristica, le chitarre si intrecciavano in suoni circolari ed assolutamente coinvolgenti. Ne andai fiero. Qualche mese dopo, Nick Saloman da Londra, scelse un brano strumentale per la compilation “Audible Rumbles” per il magazine inglese Ptolemaic Terrascope. Dalla Germania, Norbert della Magical Jack decise di pubblicare un intero album vinile di un prodotto altamente psichedelico in stile Pink Floyd, completamente eseguito da me nel mio studio casalingo. Phil, direttore del Ptolemaic, curò la prefazione del disco e le mille copie distribuite in tutta Europa, ebbero un ottimo riscontro di vendite e di critiche. Ero veramente soddisfatto. La band,con la quale giravo dal vivo, era cambiata e non mi convinceva il lavoro dei musicisti, tanto che alla fine decisi che il progetto Angus sarebbe rimasto solamente un esperimento relegato in studio.

1996 DURACELL : ATTO FINALE
Avevo voglia di rituffarmi in un progetto decisamente rock, il metal mi stava ricattando e non potevo certo disdire l’appuntamento. Dentro di me si stavano rimuovendo i fantasmi del passato e Riccardo mi tampinava con le continue richieste di rispolvero dei Fingernails. Accettai.
In marzo, Baffo organizzò una serata in un grosso capannone sull’Aurelia con tre bands di tutto rispetto, i Maskim ed i Mindscape avevano appena visto pubblicare l’album d’esordio e noi Fingernails eravamo l’attrazione principale. Quella sera rincontrai Bomber e finalmente ebbi modo di riscoprire la sua voglia di riprendere il basso in mano. Si era sposato ma era sparito letteralmente dalla circolazione ed aveva detto addio alla musica. Rimanemmo in contatto perché c’era la seria intenzione di rimettere in piedi la formazione originale ma c’erano ancora da limare certe incomprensioni che non riuscivano a collimare.
Cristo fu crocifisso a trentatrè anni ma personalmente credo che i chiodi abbiano provocato delle fosse tra le mie palme tanto da richiedere mani nuove in futuro. Mi incazzai veramente di brutto ed urlai a Ric che non ci sarebbe stato futuro per i Fingernails ed il 27 aprile sarebbe stato l’episodio d’addio. Non riuscivo a credere che dopo tanti anni, ancora ci si portassero appresso tante incomprensioni che avevano distrutto le nostre amicizie. Se la band era sempre stata il viatico per la cultura della fratellanza, allora, non c’erano più le premesse per un futuro roseo.
La serata del Moonclub , sulla Tiburtina, aveva il sapore dell’evento ed il locale era stracolmo di ragazzi . Una serata memorabile e Bomber partecipò suonando due brani. Per un attimo ebbi la sensazione di profumo magico, stavamo insieme ancora una volta. Poi le luci si spensero e tutti noi tornammo alle nostre cose quotidiane e Duracell andò a schiantarsi col suo motorino, una mattina d’estate, e prese la via del cielo all’età di 29 anni. E’ un dolore che non finirà mai di tormentarmi, Paolone ci aveva lasciati appena qualche mese prima e la ferita era ancora aperta.

ASSISTERE AI CONCERTI
Per essere un vero rocker, non puoi prescindere il concerto live. Il primo a cui assistei , credo fu nel ’70 in un cinema di periferia. La band del quartiere suonava un pop progressivo e , per quello che ricordo, erano veramente in gamba. Ci andai con Paolo, fratello di mia madre, che all’epoca aveva cominciato a frequentare le cantine con gli amici ed aveva imparato a suonare la chitarra prima di sedersi dietro una batteria. Ma il primo vero show professionistico a cui assistetti , fu quello di Ivan Graziani nel ’79 al Tendastriscie di piazza Mancini, vicino lo stadio Olimpico. Di supporto c’era Jenny Sorrenti, sorella di Alan ed amante del country rock alla Joni Mitchell. Da allora ne vidi a centinaia. Ac/Dc (tre volte) a Nettuno con i Motley Crue (’84) , Accept, Brian Adams, Anthrax (due volte) e Testament, Iron Maiden (cinque volte), Tori Amos, Richard Ashcroft il vocalist dei Verve, Deep Purple (quattro volte), Bad Company, Bevis Frond, Outskirts Of Infinity, Tangle Edge, Blue Oyster Cult, Black Crowes (due volte), Black Sabbath con Tony Martin (due volte), Circus Of Power, Jeff Beck, Ginger Baker batterista dei Cream (due volte), Noel Redding bassista di Hendrix, Banco Del Mutuo Soccorso, Joe Cocker (Quattro volte), Eric Clapton chitarrista dei Cream (due volte), Cult (tre volte), Creedence Clearwater Revived, CSI, John Mayall (due volte), Corrotion Of Conformity, DRI, Creatures di Siouxie, Ronnie James Dio, Dire Straits, Judas Priest (due volte), Bonfire, Dead Kennedys (due volte), Miles Davis, Pat Metheny, Def Leppard (due volte), Rock Goddess, Graham Oliver Band , chitarrista dei Saxon, Graham Parker, The Shamen, Scorpions (due volte), Joan Jett, Droogs, Defunkt, Eugenio Finardi, De Gregori, Dr Feelgood (due volte), Live Wire, Lester Bowie, Bambi Fossati (sei volte), Ian Gillan Band (due volte), Steve Hackett chitarrista dei Genesis, Muddy Waters, Al Di Meola, Pretenders, Waterboys, Nightwing, Nina Hagen (due volte), Lene Lovich, Diamanda Galas (due volte) sola e con John Paul Jones bassista dei Led Zeppelin, Jeff Healey, Wild Life, Hawkwind (due volte), Hot Tuna, Halford e Overkill, Wasp, Kiss con Iron Maiden nell’80, Lynyrd Skynyrd, Bruce Dickinson, Alvin Lee (due volte), Dark Star, Jorma Kaukonen chitarrista dei Jefferson Airplane, Guido Toffoletti, Litfiba, Motorhead (cinque volte) , Twisted Sisters, Vanadium (tre volte), Metallica (due volte), Metal Church, Buddy Miles batterista della Band Of Gypsies di Hendrix (due volte), Motorpsycho, Seers, Loop, Tolo Marton, Mission, No Means No, Negrita, Ritmo Tribale, Karma, Wild Child (due volte) la mitica cover band americana dei Doors, Nirvana, Tad, Gianna Nannini, Nico la dama dei Velvet Underground, Orme, Mike Oldfield, Pink Floyd (tre volte), Police, PFM, Robert Plant dei Led Zeppelin (tre volte), Picture, Pantera, Annihlator, PIL di John Lydon, Prodigy, Marlene Kuntz, Queensryche (due volte), Lynch Mob chitarrista dei Dokken, Queens Of The Stone Age (due volte), Morphine, Rollins Band (tre volte), Rolling Stones (due volte), J.Geils Band, Verdena, Radio FM, Lou Reed (due volte), Rage Against The Machine, Asian Dub Foundation,Reef, Saxon (tre volte), Frank Zappa (due volte), Weather Report, Pino Daniele (due volte), Santana, UFO, Johnny Winter, Ed Winter Band, Steppenwolf, Telephone (due volte), Jethro Tull (due volte), Pele, Slayer (due volte), Estrema, Soulfly, Soundgarden (due volte), Voivod, Neil Young, Janes Addiction, Blue Airplane, Zucchero (tre volte), Paul Weller, Krokus (due volte), Robin Trower, Ike Turner, Paul Di Anno il mitico vocalist dei Maiden, Sonic Youth, Pavements, Status Quo, Siouxie and the Banshees, Scisma, Mercyful Fate, Meat Loaf, Fuzztones, Fleshtones, Richard Hell, Blues Brothers, Boomtown Rats, Koko Taylor Blues Band, Odetta, Urge Overkill, Kyuss, Ozzy Osbourne, Manowar, Angra, Michael Shenker Group, Bon Jovi, Warlock, Pennywise, Raw Power, Jack Bruce bassista dei Cream, Paul Rodgers, Rory Gallagher, Iggy Pop, Sepultura, Sex Pistols, Bad Religion, Huriah Heep, Lenny Kravitz, Counting Crowes, Gamma Ray, Hardcore Superstars, Melissa Etherige, Oasis, Audioslave,White Stripes, Turbonegro, Samson, Angel Witch, Doro, Blaze, Gaskin, Rapsody, Venom, Rose Tattoo, Prayng Mantis, Armored Saints, Spiritual Beggars, Dee Snider Group, Monsters Magnet, Gluecifer, Quill,Tony Martins and Twin Dragons, Darkness, Crosby and Nash, Queen. Che ne dite ? Bastano per essere un vero rocker ?

Le letture fanno parte del nostro bagaglio culturale. Amo molto leggere, forse perché è una maniera come un'altra per recuperare ciò che a scuola hai sempre evitato : studiare . Il mio pensiero volgeva sempre al gioco ed al divertimento, per cui, una volta maturato, ho capito che avrei dovuto recuperare le nozioni necessarie per affrontare nella maniera giusta la vita che ci circonda. Pensate che ho evitato persino di andare a scuola di chitarra pur di non trovarmi di fronte a libri. Sono autodidatta e non me ne pento, anzi , credo che lo studiare ciò che si desidera, può essere la maniera anarchica di non farsi influenzare più di tanto. Sulle letture mi sono sempre basato sulla ricerca della verità e non sulla fantasia, le autobiografie, le esperienze personali, la ricerca quasi morbosa di sapere cosa pensano gli altri, scarnificare la loro esistenza e magari essere aiutati nelle proprie esperienze. E’ come parlare direttamente con il tuo idolo.
Non che ami particolarmente la stregoneria ma la ricerca dell’inconscio mi ha sempre affascinato, le reazioni del cervello e le esperienze oniriche. Quando ho letto per la prima volta Carlos Castaneda mi ha colpito positivamente. E’ un tipo di lettura molto particolare che ha influenzato molteplici generazioni. Castaneda era uno studente universitario, studioso di etnologia, cioè, lo studio delle culture e dei comportamenti dell’uomo. Partito dagli States per il Messico centrale alla ricerca degli stregoni Yacqui, i guaritori del popolo dalla cultura antichissima che si rivolgono al proprio dio, il peyote, la pianta psicotropa che si trova sottoterra e che rivela tutta la verità di questo mondo. Castaneda racconta in una serie di libri, l’esperienza con il suo maestro, Don Juan , il vecchio saggio del luogo che lo introduce alla conoscenza ed alla crescita dell’uomo. La materia è abbandonata e la cura dell’oblio viene percorsa in tutte le proprie sfaccettature. A volte può essere d’insegnamento per le culture occidentali anche se devo ammettere la reale difficoltà d’applicazione, siamo troppo implicati con la vita stessa e con le nostre stesse incollature materialistiche . Un passo del libro ci racconta un esperienza con il nemico. Don Juan insegna a Carlos le tecniche per affrontare un nemico pericoloso che può uccidere. Lasciato solo in mezzo al deserto, ha il diretto contatto con l’alito della morte che lo affronta e vuole portarselo via, vuole appropriarsi della sua anima e lasciarlo marcire . Quando non si riesce a sfuggirne materialmente, bisogna affrontarla con l’atteggiamento del guerriero. Ci si butta in terra, piegato su se stesso con la testa rivolta verso il basso e gli occhi ermeticamente chiusi. La morte ti passerà a fianco, ti carezzerà e farà sentire il suo alito minaccioso. Per cacciarla devi battere con forza la tua coscia destra e la tua volontà renderà la morte più debole. Lei ascolterà attentamente la tua paura, ne vaglierà le condizioni di resistenza ed attenderà una tua debolezza, l’istinto di aprire gli occhi per esorcizzare la verità, la curiosità materiale. Don Juan mette in guardia Carlos, mai aprire gli occhi in quei frangenti, potresti morire all’istante, è qualcosa di troppo grande da affrontare e non reggeresti l’urto incredibile. Bisogna aspettare che la morte s’indebolisca e se ne vada per l’universo.
Ricordo ancora un viaggio con due miei amici per la toscana un fine settimana. La casa dei defunti nonni paterni di Alessio, era situata nella provincia di Grosseto, di fronte al mare , in una fantastica oasi di pace e tranquillità. Avremmo passato la notte lì dentro. C’era una strana atmosfera, spettrale, le immagini antiche dei nonni di Alessio troneggiavano per la casa ed i mobili in legno avevano il sapore del passato. Avevamo cominciato a parlare come nostro solito e creata una simbiosi umana carica d’energia ma era ovvio che per natura l’uomo tende ad appropriarsi delle vite altrui, le vuole modellare a proprio piacimento ed implica le sue leggi. Alessio era , in quel momento, il padrone di casa e cominciava a dare segni di insofferenza verso quella situazione di democratica fratellanza. Voleva uscire a tutti i costi ed affrontare il caos del sabato sera, magari entrando in una discoteca chiassosa. Ci fu un conciliare nervoso, era inutile affrontare quell’argomento per me, avremmo rotto il cerchio magico se ci fossimo divisi ma Alessio fu irremovibile. Prese con sé Marco ed uscì dalla casa mentre io rimasi solo dentro la stanza da letto in compagnia della musica di Jimi Hendrix che urlava tutta la sua disperazione . Mi chiusero dentro casa a chiave perché non funzionava la serratura e sarei dovuto rimanere solo per almeno tre ore, quella notte. All’inizio potevi udire qualsiasi tipo di rumore, c’era un silenzio da brividi che solo la musica riusciva a rompere balzando tra le pareti della stanza ma ero riuscito a crearmi lo spazio di protezione necessario per affrontare le mie mie giustificate paure. Ero disteso a letto con lo sguardo rivolto al soffitto quando udii un rumore provenire dalla stanza a fianco. Credevo che Alessio e Marco stessero per salire le scale del portone, abbassai la musica e cercai di captare quei suoni. Nulla. Quei rumori continuavano a tormentarmi ed il terrore cominciò a farsi presente. Osservavo attentamente la porta della stanza in cerca di qualche soluzione. La musica aveva cominciato ad attraversare il mio corpo e non riuscivo a bloccarla, mi sfuggiva. Lo sguardo andò verso lo specchio di fronte a me e vidi qualcosa di incredibile, avevo il viso completamente avvolto da peli, sembravo uno scimmione, non riuscivo a riconoscermi. All’improvviso un forte scricchiolio mi fece venire i brividi. Ero terrorizzato veramente e non riuscivo a scacciare quelle sensazioni stranissime. Fu in quel momento che nella mia mente mi vennero avanti le parole di Don Juan, bisognava affrontare la morte con l’atteggiamento del guerriero. Sembrava impossibile dover pianificare un simile atteggiamento, era assurdo ma in quel momento era l’unica soluzione. Attraversare il corridoio sarebbe stato impossibile, la porta era chiusa da fuori, saltare dalla finestra nemmeno, era troppo alto. Mentre cercavo una soluzione concentrandomi su me stesso, improvvisamente mi si materializzò la stanza da letto intorno a me. Era una sensazione incredibile, stavo con gli occhi chiusi ma riuscivo perfettamente ad osservare tutto intorno a me, potevo notare lo stereo con la cassetta che girava dentro, vedevo lo specchio e vedevo me stesso disteso in letto con le ginocchia piegate verso il mio petto. Era assurdo ma stavo assistendo a qualcosa che avrebbe cambiato la mia visione della vita. Sulla porta della stanza si muoveva qualcosa. Avevo i brividi e stavo morendo sul colpo. Una donna coperta da un velo nero lunghissimo, stava passeggiando dentro la stanza e silenziosamente si era diretta verso lo specchio. Avrei voluto aprire gli occhi, forse stavo sognando e solo in quella maniera avrei potuto interrompere l’incantesimo. Don Juan si presentò avanti a me urlandomi “Non aprire gli occhi !!!!” La donna dal velo nero si fermò, si voltò verso di me e cominciò a camminare per cercare di raggiungermi. “AAAARRGGHHHHH !!!!!!” ero terrorizzato, stavo per morire e di sicuro non ce l’avrei fatta a reggere il confronto con la paura, volevo fuggire. A quel punto mi misi in ginocchio nel letto ed abbassai la testa verso terra, stavo assumendo la posa del guerriero. Il viso della donna si era avvicinato sensibilmente verso di me e mi stava alitando. Lo sentivo distintamente, era impossibile ma lo sentivo veramente in quel momento. Lanciai un urlo di terrore, mi venne istintivo “Vatteneeeeee !!!!!” Sembrava non sortire alcun effetto, lei era sempre lì e mi affrontava con cinico atteggiamento. Il mio cuore stava scoppiando. Cominciai a battere ritmicamente la mia coscia destra, la musica era sparita, risucchiata dal tempo, c’era solo un silenzio irreale intorno a me. Battei fortissimo fino a farmi male. Mentre battevo, la donna si alzò e cominciò ad allontanarsi ed alla fine uscì dalla stanza. Rimasi, credo, ancora in posizione di guardia per almeno mezzora. La musica era tornata e la stanza intorno a me aveva ripreso a respirare. Schiudi lentamente gli occhi e potei osservare che tutto era rimasto intatto come prima, le sensazioni di paura erano sparite ed ebbi addirittura il coraggio di alzarmi dal letto per sgranchirmi le gambe che mi facevano un gran male. Poi mi rimisi disteso ed attesi il ritorno di Alessio e Marco. Quando raccontai loro la mia esperienza, Alessio mi guardava fisso negli occhi e mi disse “Domani mattina ti farò vedere qualcosa d’interessante”. Era quasi l’alba quando cademmo stanchi a dormire. Il mattino seguente mentre facevo silenziosamente colazione, Alessio si presentò in cucina e mi mise davanti la foto della nonna scomparsa. Era piccola ed aveva un velo nero che le copriva tutto il corpo “Hai visto lei stanotte, non è vero ?” Feci un sorriso, per me era totalmente assurdo. Cosa avevo assistito quella notte ? Parliamo dell’87 e quell’esperienza non l’ho mai più dimenticata e mai ho cercato di dare un senso materiale a ciò che ho visto.

1997 / 2000
Alla scomparsa di Duracell seguì un periodo di ricerca di un percorso musicale più appropriato per le mie esigenze. Mia moglie Manu aveva intrapreso il suo percorso stilistico a cui stavo dando un piccolo aiuto. Aveva appena pubblicato un singolo per una compilation blues curata dal critico musicale De Pascale , “This is my story vol.1” distribuita dalla Sony nel ’95. Era una cover di Tom Waits ed io avevo registrato la chitarra guida , eseguendo un particolare assolo che aveva persino sorpreso me per il modo come la feci. Un ottima interpretazione di Manu. Fummo invitati per il Festival Blues all’Auditorium Flog di Firenze e noi supportammo la vocalist con gli Angus (David e Max) . Avevo appena visto pubblicare “London” il secondo capitolo del mio progetto e i due singoli per compilation, per cui il festival fu un ottimo viatico pubblicitario.
Accantonato Angus e Fingernails, ebbi modo di mettere in piedi un trio hard’n’heavy , i Kaotika assieme a Bomber e Luigi “il pazzo” con i quali passai tre anni in giro alla ricerca di momenti più fortunati. Registrammo tre cd promo che non ebbero grosso riscontro, anzi. Ci trovammo ad affrontare le invidie ingiustificate di certi personaggi che popolano il mondo romano del business metal. La stupidità di certi personaggi hanno il potere di distruggere il tuo lavoro con un attimo ed io , in preda ad una improvvisa crisi isterica, ho rischiato di ucciderne qualcuno. Odio le falsità, le invidie, il metter bocca su tutto. Condivido le critiche costruttive ma non l’odio e le derisioni incondizionate. Entrai in polemica con un magazine specializzato e come al solito sfanculai tutto e tutti. Ne avevo piene le scatole di simili atteggiamenti altezzosi da professori del cazzo. Vi odierò per sempre. Non ho mai chiesto aiuto a nessuno e mai lo farò. Sono un anarchico individualista e voi potete tranquillamente prendervela in culo. I Kaotika terminarono la loro avventura nel ’99 ed io ebbi l’idea di riunire un estemporanea formazione dei Fingernails nel 2000 per un paio di concerti che tenemmo a Pescara. Bomber e Luigi mi accompagnarono con diligente umiltà.
Al Kreis di Pescara durante lo show, la mia chitarra sfuggì dalle mani e si infilò tra i tavoli adiacenti il palco e la gente alzò di scatto le gambe per non venir trafitti.
Nel frattempo stavo aiutando Jonna con i Jailbreak ed avevo registrato un assolo di chitarra per un brano dei metallers Lord Brummell per il loro secondo album ufficiale. Gli Slow Motion, una formazione sperimentale di psichedelica rumoristica, vollero registrare la mia chitarra per un singolo che sarebbe apparso in una compilation internazionale. Suonai ad un loro concerto al Meeting delle Etichette Indipendenti di Faenza.
Con Jonna, Bomber, Luigi e Giampaolo , fondammo i Bad Boys Boogie , formazione dedita alle cover degli Ac/Dc e giravamo i locali per guadagnare qualche spiccio. Luigi era la solita barzelletta, ogni volta che terminavi di suonare, lo vedevi aggirarsi per il locale con lo sguardo perso , poi ti guardava e faceva no con la testa come se fosse preoccupato di qualcosa. A Pescara lo fermai e gli chiesi “Che hai ?” , lui rispose con il solito piglio da attorucolo navigato “Cazzo ! Dobbiamo affrontare un viaggio lungo per tornare a casa. Avessimo almeno un po’ di coca !” poi si avvicinò al mio orecchio e mi sussurrò “Hai un po’ di cazzo di coca, amico ?” Lo guardai negli occhi, fissandolo come si conviene ad un pazzo “Certo che ce l’ho, amico !” Luigi scoppiò a ridere . Tirai fuori dalla sua tasca , la confezione di ginseng in pastiglie e ne presi una. Mi appoggiai su di un tavolo e la schiacciai, poi raccolsi la farina con una tessera e la distribuii in lungo “Eccola amico ! Puoi servirti !” Luigi pippò ed esclamò “Cazzo !!!!” Gli altri avevano assistito alla scena e si stavano spaccando dalle risate.

IN CONCLUSIONE
Di tempo ne è passato veramente tanto, forse troppo. Malgrado gli anni, credo che dentro di me un fuoco è ancora acceso, non ho perso l’entusiasmo dei giorni migliori. Sicuramente il tempo matura la tua natura ribelle e ne limita i contenuti ma come il detto “Il lupo perde il pelo ma non il vizio” credo di appartenere a questa categoria e spesso dimentico che ci si avvicini alla cinquantina.. Ho dato il mio piccolo contributo alla causa del rock, a volte pagando di tasca propria delusioni e pericolose incursioni nel mondo dell’inconscio ma ho sempre tenuto conto della mia integrità mentale . Guardando le generazioni di oggi , non mi sento fuori tempo, anzi, a volte mi sento di appartenere ancora a questo mondo , anche se ovviamente la differenza d’età si potrà notare. Mi piacerebbe pensare che i giovani di oggi si possano ancora ispirare a quelli più grandi di loro, come per me , all’epoca di quando avevo venti anni. Mi piacerebbe però pensare che le moderne generazioni abbiano la forza per proseguire da soli il difficile cammino della vita senza ispirarsi al passato. Il rock è un mondo difficile ed a volte pericoloso ma è sostanzialmente emozionante e culturalmente alto, riusciamo ad esaltare il nostro spirito ribelle e non lecchiamo il culo ad alcuno. Sembro un profeta, è vero, ma non credo che i ragazzi debbano basarsi sulle mie conclusioni per arrivare alla difficile conquista della libertà. Ho ancora voglia di ascoltare della buona musica e correre a perdifiato in mezzo ad un deserto gridando a squarciagola tutta la mia voglia di vita.
Lassù, in cielo , c’è un amico che mi sta osservando e che sicuramente starà commentando il mio stile di vita con una frase che, ricordo, diceva spesso : “Il Bidoli è proprio un pazzo !!!!! “.

Voglio dedicare questo scritto a quelle persone che non ci sono più : Duracell, Paolone, Rossella, Stefano, Yaco, Maurizietto.
Ringrazio papà e mamma che mi hanno messo al mondo.
Un saluto particolare ai miei amici, i metallari che hanno condiviso con me storie, avventure e quant’altro, gli amici di oggi e quelli futuri.
Grazie a tutti. "Angus"

Dedicato a tutti coloro che hanno condiviso il rock ed il metallo.

 
 
     
 
     
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