|
Ci
occupiamo ancora di hardcore con i romani To Kill, autori di questo
devastante full-lenght dal titolo "When blood turns into stone".
L'introduttiva, brevissima "Abyss" mette subito in chiaro le intenzioni
che il platter in questione ci riserva; la furia della band si abbatte
sull' ascoltatore come un tornado, con ritmiche spedite quanto basta e
una produzione assolutamente all'altezza, realizzata presso l' Hellsmell
Studio di Roma, che mette in evidenza la componente fortemente metallica
che permea ogni brano.
Se
di metalcore in senso stretto non è corretto parlare, è certo che la
lezione dei vari Unearth e Terror è stata metabolizzata a dovere e
restituita a quelle che sono le strutture proprie dell' HC di matrice
americana.
"To
live and to die in vain" ha un andamento spedito, martellante, come
buona parte dei brani qui contenuti, con ritmiche esili come i cingoli
di un caterpillar.
"Hollow" poggia, al contrario, su di un imponente midd tempo con riff e
doppia cassa stoppati all'unisono sulla base di stilemi tipicamente
post-thrash, così come la violenta "Now or never", giocata anch'essa su
un utilizzo del pulm muting dall'esito devastante.
La
song più interessante è, per il sottoscritto, "Kingdom come", con un
pregevole lavoro chitarristico (in fase solista) che guarda a certe
melodie di stampo swedecore.
Ancora venature groovy alla Lamb Of God per intenderci, in "Deep blue",
song assolutamente distruttiva, come (ironicamente?) non lascia
presagire il titolo, seguita da un brano, se possibile, ancora più
pesante "Any given day", anch'essa con un breve rimando alla band di cui
sopra.
Se
un difetto devo riscontrare, è un' eccessiva omogeneità e monoliticità
delle soluzioni musicali adottate, che alla lunga potrebbe portare
l'ascoltatore ad un calo di attenzione, ma per il resto, la band ha
tutti i numeri per competere con realtà di valenza internazionale. |