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Dopo un buon album come Black sun i Primal Fear con la stessa formazione
fanno uscire due anni dopo Devil’s round che è un tentativo di uscire un
po' dagli schemi troppo di eredità Judas Priest e in cui tentano perciò
di fare di testa propria.
Alcuni pezzi in realtà non tradiscono le aspettative ma tornano ad un
heavy metal molto scontato lasciando da parte il power che aveva
caratterizzato la scorsa uscita, quindi Metal is forever e In metal sono
dei pezzi che sebbene un grande impatto non hanno nulla di nuovo né a
livello musicale né tematico visto che sono degli inni al metal stesso.
Mentre la novità sta in pezzi come The healer, Vision of fate e Wings of
desire che appaiono nella loro malinconia e sdolcinatezza con una
struttura molto semplice e con un fare quasi gotico, che ovviamente fa
un po’ arrabbiare i defenders che non si aspetterebbero mai da Ralph
determinate scelte.
Mentre i pezzi che più si addicono se confrontati con la scorsa uscita
sono Colony 13 con un fare molto power e Sea of flames dove invece
possiamo notare gli acuti del talentuoso cantante.
Si tratta di un album assemblato malamente ma che in fin dei conti è
sufficiente anche se tradiva le aspettative di chi pensava alla
continuazione del filone power, cioè che lo rende differente dai
precedenti è proprio la scarsa importanza che si da agli acuti di Ralph
che prima erano presentati anche in maniera eccessiva.
Lo stesso malcontento del pubblico verrà colto anche dal gruppo che si
rimetterà in studio dopo pochissimo tempo per lavorare ad un nuovo
progetto. |
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