ARTISTA: PRESENCE
TITOLO: EVIL ROSE
ANNO: 2008 ETICHETTA: BLACK WIDOW
RECENSIONE DEL: 30/05/2008 RECENSORE: Fimbulvetr

I Presence nascono negli anni novanta per volere di tre turnisti molto attivi nell'area napoletana, Sophya Baccini, voce, Enrico Iglio, polistrumentista e Sergio Casamassima, chitarrista.

Il loro primo lavoro esce quasi subito, il mini concept "The shadowing", mentre questo "Evil Rose" è il loro settimo sigillo, se includiamo anche il lavoro live.

Il gruppo si è proposto fin dalla formazione di ridare lustro al rock progressive degli anni settanta, attraverso anche una cura  del sound e una ricerca quasi maniacale della perfezione.

Perfezione che possiamo apprezzare in questo loro ultimo gioiello musicale, lavoro che esce fuori dal filone tracciato con i precedenti lavori, abbandonando i suoni cupi verso sonorità più rock, il tutto sempre su una base progressive italiano di chiara matrice anni settanta.

Lavoro che pur cercando sonorità più "semplici" (leggi rock) non cade mai nel commerciale, anzi presenta alcuni brani di difficile assimilazione ad un primo ascolto, difficoltà che nasce anche dal fatto che non possiamo considerare "Evil rose" un lavoro composto da nove brani, ma lo dobbiamo considerare come un libro o un opera composta da nove capitoli indivisibili.

Nessuno ci vieta di ascoltare prima il brano "Funebre dea" (il quinto) e poi "Cassandra" (il secondo) ma perderemo tutto quel fascino proprio dello scorrere della "storia", la sua logica sequenzialità. E anche perché i primi tre brani si snodano in un arco della giornata che va dalle 11.00 PM alle 00.16 AM.

Oltre alle tastiere che per tutto il lavoro tracciano il solco nel quale si espanderà "Evil rose", voglio citare il pregevole lavoro alle chitarre di Sergio Casamassima e la voce dolce e sensuale ma allo stesso tempo pungente di Sophya Baccini, ascoltate il brano "No reason why" e mi darete ragione.

I brani che compongono il lavoro sono tutti su ottimi livelli, il maestoso "Prologue" dove l'apertura di una porta ci introdurrà in "Cassandra" , qui troveremo un interpretazione sofferta di Sophya e pregevoli assoli di Sergio su accattivanti fraseggi di tastiera e una sezione ritmica "cattiva" ma mai invadente.

"Evil rose" è diviso in cinque parti, un mini concept su l'amore tra due amanti sviluppato in tempo reale (l'arco della giornata di cui parlavamo prima). Gabbiani e navi in lontananza, rumore di onde e risate apriranno questo gioiello, finche la dolce voce di Sophya ci metterà i brividi addosso, indescrivibile l'effetto che potrà avere su di noi il suo canto, prestazione canora che arriverà a sfiorare parti da soprano.

Una prima parte che lascerà spazio ad un canto che sembra provenire da una vecchia radio, di nuovo la voce di Sophya e poi l'esplosione maestosa di sonorità progressive, quasi incontrollate su cui batteria e tastiere si rincorrono e gareggiano in qualcosa di unico.

Di nuovo un cambio di tempo, atmosfere più dolci ma allo stesso tempo più cupe, di nuovo grandi momenti progressive e di nuovo la voce ammaliante di Sophya...un susseguirsi di emozioni lunghe diciotto minuti.

Brano che sopratutto nelle parti di tastiere mi ha ricordato qualcosa degli Emerson, Lake & Palmer, tra cui il brano "Tank".

"Subterreans" viaggia su territori più rock, con la sezione ritmica in evidenza e un altra grandissima prova di Sophya. La successiva "Funebre Dea", è un brano strumentale, con un inizio ossessivo, cupo, quasi gotico su cui trova facile gioco la batteria nel ripetere quasi all'infinito lo stesso tempo. Alcuni testi antologici citano la funebre Dea de' Romani come la Dea Libitina, divinità mitologica che presiedeva ai funerali.

"The prophet's song" è un brano scritto originariamente da Brian May e che fu pubblicato dai Queen nell'album "A night at the opera" del 1975, ed è il brano più lungo scritto dal gruppo inglese. I Presence riescono ad adattare il brano al loro genere, anche se si sente che le parti di chitarra sono state scritte da uno come Brian May, infatti hanno quel sapore heavy, cosi come l'incedere del brano e la sua sezione ritmica. Brano decisamente più heavy rock e che spezza l'armonia melodica fin'ora creata. Comunque un grandissimo brano. Superlativa la prova del gruppo in questa reinterpretazione.

Di "No reason why" avevamo già detto qualcosa riguardo la prestazione vocale di Sophya, a livello musicale lo possiamo collocare tra le ballad, un delicato momento musicale, da brividi.

Altro brano e altra sorpresa, questa volta sono chiamati in causa i Rainbow ed esattamente un brano scritto da sua maestà Ritchie Blackmore, pubblicato in "Long live rock’n’roll" del 1978, "Gates of Babylon". Devo dire che la prova vocale di Sophya Baccini non fa rimpiangere quella di Ronnie James Dio all'epoca della pubblicazione. Energia allo stato puro per un gruppo, quello dei Presence, che non finisce di stupire.

Il lavoro si chiude con "Orphic", brano molto intenso, che scivola tra sonorità differenti tra di loro come jazz, blues e classica ma splendidamente amalgamate dal gruppo, sonorità su cui troviamo una maestosa prestazione di Sophya.

Che dire, non ci sono parole per descrivere questo capolavoro, un opera unica fatta di musica e parole, non legata a nessun genere preciso, ma libera di volare tra il progressive e l'heavy, tra il jazz e il rock, il tutto senza cadute di stile ma sempre ad altissimi livelli.

Un gruppo che ha fatto della musica la sua ragione di vita, capace di spaziare con una facilità disarmante tra i vari generi, dei veri professionisti, un onore per la musica italiana avere tra le proprie file personaggi del genere.

Complimenti ai Presence e alla Black Widow per l'ennesimo "gioiello" nella sua produzione.

Da avere assolutamente.


01. PROLOGUE
02. CASSANDRA
03. EVIL ROSE
04. SUBTERREANS
05. FUNEBRE DEA
06. THE PROPHET'S SONG (queen cover)
07. NO REASON WHY

08. GATES OF BABYLON (rainbow cover)
09. ORPHIC


SOPHYA BACCINI: Vocals
SERGIO CASAMASSIMA: GuitarS / BASS
ENRICO IGLIO: KEYBOARDS

SPECIAL GUEST:
VALERIO SILENZI: DRUMS

 
100/100 ROCK PROGRESSIVE/HEAVY METAL  
eXTReMe Tracker