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I bolognesi Malnatt sembrano non
trovare pace e anche l’inizio del 2007 è caratterizzato dall'ennesimo
cambio di line-up: cambia il tastierista e aggiunta di una chitarra,
entrambi provenienti dal fan club dei Malnatt, “La Gioventù Malnetta”.
Come già evidenziato nella recensione
del precedente “Happy Days”, sempre minor spazio viene concesso alle
parti folk e all’uso, un tempo massiccio, di archi e pianoforte con
prevalente tendenza alla estremizzazione del suono.
“Il frutto di un anno di ricerca
musicale è l'album "LA VOCE DEI MORTI" che deve il suo nome al fatto che
tutti i testi sono stati scritti da grandi poeti morti. Questa scelta
cela una dichiarazione filosofica molto forte: non è rimasto nulla da
dire poiché è già stato detto tutto, e non ci rimane che individuare chi
l'ha detto meglio e provare a ripeterlo in modo differente”.
Così presentano il loro quarto album i
Malnatt, guidati dal sempre geniale Pòrz, il cui sound si propone come
un mix di influenze a cavallo tra nomi noti del balck metal
internazionale – Negura Bunget, Taake, Enslaved, Darkthrone – e il
grande maestro Ennio Morricone ispiratore del gusto da "colonna
sonora" che pervade l'arrangiamento di ogni singola canzone.
Dopo l'esaltante “Happy Days” non
sarebbe stato facile per nessuno riconfermarsi ad alti livelli ma il
combo emiliano non ha tradito le aspettative dando voce a grandi nomi
del passato, da Ungaretti a D’Annunzio, da Quasimodo a Palazzeschi, da
Pascoli a Praga passando per Pinchetti con una nota di internazionalismo
targato Emily Dickinson, per dar vita ad otto tracce di black metal
classico ed oscuro che non perde, comunque, la sua tradizionale vena
dissacrante: i testi, tutti in lingua madre ad eccezione di “I Felt A
Funeral”,ben si incastrano tra le gelide atmosfere black disegnate da
riffs taglienti, tastiere incisive, drumming forsennato e puntuale oltre
ad uno screaming immancabilmente padrone della scena.
L’album si chiude con “La Voce Dei
Morti”, title-track strumentale in cui voci registrate al contrario,
provenienti presumibilmente dall’al di là (avete visto il film “White
Noise”?!), irrompono dal silenzio.
Ennesimo ottimo lavoro di Porz e
compagni ad ulteriore riprova che anche l’Italia può sfornare solidi
esempi di Black Metal.
Per risollevare il sistema scolastico
italiano dallo sfacelo generale in cui versa ormai da anni, suggerirei
al Ministro della Pubblica Istruzione di introdurre lo studio di questo
album nel programma di Letteratura Italiana delle scuola medie
superiori!!! |