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Buon periodo per Malmsteen che dopo un
anno torna con un nuovo lavoro in studio, era dagli anni ’80 che non
lavorava con la stessa velocità, inoltre la formazione oltre la
dipartita di Terrana ala batteria e l’introduzione di un bassista non
vede stravolgimenti, a cui siamo abituati nella discografia del
talentuoso chitarrista.
L’album segue la direzione tracciata da Vescera, che ha accentuato la
vena glam di questo gruppo, possiamo dire infatti che egli sia uno dei
pochi cantanti ad aver influenzato maggiormente nelle decisioni questo
chitarrista, a cui si aggiunge la vena neoclassica di Malmsteen, ossia
un metal di grande classe che sembra rievocare la musica classica.
E’ un buon album l cui liriche come si può vedere sono incentrate sul
tema amoroso, direzione scelta da Vescera che ha composto tantissimi
testi presenti sull’album, come ad esempio No love lost o The only one o
la stessa I’d die without you, pezzi molto drammatici per così dire, in
particolare l’ultimo è di grande effetto.
Mentre è poco azzeccata alcune scelte soliste del chitarrista, visto i
pezzi principalmente lenti molti assoli dovevano essere ridimensionati,
mentre invece quasi ogni pezzo accelera molto con l’inizio dell’assolo,
ma questa è una pecca che contengono molti brani e lavori di Malmsteen.
Per il resto posiamo anche trovare numerose soluzioni classiche, in
particolare nel finale con dei pezzi interamente strumentali come
Amberdown e la bonustrack Cantabile che comunque chiudono in stile il
lavoro ed è anche apprezzabile Vodoo, pezzo molto sperimentale e che
tenta di trovare sonorità orientali.
Resa quindi un buon album anche se non il migliore del chitarrista che a
volte vuole strafare, mentre basterebbero molte soluzioni anche più
semplici per rendere un lavoro ala portata di tutti, gli stesso assoli
più che andare in velocità potrebbero anche basarsi di più sulla
melodia. |
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