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I
Lunatic Asylum propongono un heavy metal che fin dal brano di apertura
“Breathless” si mostra piuttosto personale, mettendo in luce l’ ampio
background dei musicisti coinvolti, il quale è forte di uno studio
tutt'altro che approssimativo del techno-death metal e del prog metal
meno intricato.
Il
riffing di Brugnara/Rendina si rivela estremamente fluido nella sua
corposità, mentre voce e musica si fondono praticamente alla perfezione
all’interno di questo pregevole traccia.
La
successiva “Lunatic asylum” si apre come semi-ballad in salsa heavy/prog
con una struttura armonica che attinge in parte dal jazz, per poi
sfociare in partiture musicali ben più minacciose e aggressive,
evidenziando anche un forte retrogusto avant-garde black.
In
questo caso nonostante l’ottima prova di Mario Scalia al microfono, il
suo approccio vocale (alla Rob Tyrant per intenderci) mi è parso, in
questo contesto, eccessivamente pulito rispetto alle linee
chitarristiche, piuttosto tetre e a cui gioverebbe probabilmente un’
impostazione più calda e ruvida.
Stesso discorso dicasi per il terzo brano “My walls”, introdotto da
stacchi imponenti seguiti da un riff sinistro di matrice Arcturus, nel
quale si ha modo di ascoltare anche l’ottimo lavoro della sezione
ritmica, messo in evidenza da una produzione più che adeguata. Ad ogni
modo, nel breve break acustico che divide in due il brano, il singer ha
modo di esprimersi in modo convincente. Eccellente la chiusura del
brano, affidata ad un riff in stile neoclassico che ricorda lo stile dei
connazionali Fury N Grace.
Il
tema viene modificato in parte e arpeggiato su chitarra acustica,
introducendo così la successiva “Red dragon”, meno aggressiva delle
precedenti e più prog, con ottime variazioni ritmiche infatti: il 4/4
dell’arpeggio lascia il posto a un efficace cambio in 12/8, poi a un 5/8
protratto a lungo, attraverso molteplici variazioni, poi ancora 4/4 con
un bel guitar solo di matrice neoclassica e quindi un 7/8 ripreso anche
nelle battute finali un po’ prolisse, attraverso ottimi cambi di accento
nella batteria e nella voce; davvero niente male!
Il
lavoro si conclude con un breve outro acustico folkeggiante, “Clouds”,
ben condotto dalle chitarre acustiche, degna chiusura di un lavoro che
lascia ben sperare per il futuro di questa nuova band italiana. |