Il gruppo si forma nel 1995 nel Salento per mano di
Giovanni Cardellino, una prima formazione che vede l'avvicendarsi di
diversi musicisti fino al suo scioglimento.
Gruppo che si riforma a Firenze nel 2003 e
questa volta, oltre a Giovanni, a completare il gruppo troviamo suo
fratello Andrea e i due fratelli Caroli (Enrico e Dario, tutti e due
provenienti dallo storico gruppo fiorentino dei Sabotage.
L'anno successivo vede la luce anche il loro unico,
finora, lavoro dal titolo omonimo. Il gruppo sta preparando il loro
secondo lavoro "I compagni di Baal".
Il brano qui presentato "Dr. Franky" era stato scritto ai
tempi della stesura del loro primo lavoro, ma fu scartato perché non
rientrava nel concept e nelle atmosfere del lavoro.
Una risata diabolica apre "Dr. Franky", brano dall'incedere dark
metal
con un velato retrogusto doom, dove fanno bella mostra le
tastiere, quasi "orrorifiche", suonate da un "monumento" della musica
italiana e internazionale, Oleg Smirnoff (Death SS, Eldritch, Vision
Divine). Tastiere che si apprezzano maggiormente nel bridge centrale del
brano. Su grandi livelli la voce di Giovanni Cardellino, perfettamente a
suo agio su questo brano dal forte sapore anni settanta.
Brano che, se gli vogliamo trovare dei paragoni, possiamo
collocare a cavallo tra qualche produzione dei Paul Chain e dei Black
Widow.
BUD TRIBE - STAR RIDER
Dalla
fusione di due delle più importanti band del panorama metal anni
ottanta, gli Strana Officina e i Sabotage, nascono i Bud Tribe nel 1994.
Gruppo voluto da "Bud" Ancillotti (come ben si capisce
dal monicker), ex Strana Officina, che chiama a se suo fratello Sandro,
l'altro membro del suo precedente gruppo Marcello Masi (purtroppo
scomparso nel 2002) e i due musicisti dei Sabotage, Dario Caroli e
Leo Milani.
Come avrete ben notato entrambi i gruppi impegnati nello
split hanno un musicista in comune, Dario Caroli.
I Bud Tribe hanno alle spalle, prima di questo split, un
full lenght del 1998 "On the warpath" e un singolo del 2001 "In
remembrance".
Il brano "Star rider" presentato nello split, non è
originale come quello dei loro compagni di viaggio, in quanto, non solo
era già presente nel loro full lenght, ma addirittura veniva suonato nei
concerti dagli Strana Officina.
Per l'occasione il brano è stato completamente
ri-registrato e rimixato, "Star rider" è una cavalcata metal con un
ottima sezione ritmica cattiva e violenta.
Da buona tradizione heavy anni ottanta, il brano è dotato
di un ottimo coro al quale segue un interessante assolo da parte di Leo
Milani. Brano totalmente in italiano, tranne che per il ritornello che è
in inglese. Tutto da sentire il finale del brano che arriva a sfiorare
territori thrash, molto in stile Motorhead.
Brano che potremmo collocare tra le produzioni dei Saxon
e quelle dei Judas Priest, ma con il gusto italiano per la musicalità.
Anche in questo brano troviamo come special guest, Oleg
Smirnoff alle tastiere.
Brano splendidamente prodotto con un ottima resa sonora e un
suono pulito.
CONCLUSIONE
Quello che esce fuori dall'ascolto dello split, oltre a
della buona musica italiana, è la passione che c'è dietro a questo
progetto, non conosco personalmente Antonio (lacuna che appena possibile
cercherò di colmare), però una persona che nel 2006 ha il coraggio di
aprire un negozio di dischi e nel 2008 di aprire una label, può essere
solo guidata da tanta passione o da "pazzia".
E dal momento che non credo che Antonio sia "pazzo", ma
anzi tutt'altro, dietro a questa scelta ci può essere solo la passione, la
stessa che negli anni ottanta ha fatto nascere centinaia di gruppi hard/heavy
in Italia, la stessa che ha permesso a personaggi come "Bud" Ancillotti,
Giovanni Cardellino, Dario Caroli e tanti altri non presenti in questo
progetto di proseguire testardamente a fare musica per decenni per il
solo piacere di fare un' attività in cui credono anche se il 99% delle
volte non porta da nessuna parte.
Quello che ho sempre ammirato nella musica e la passione,
ho sempre detto che senza questa dote si fa musica fredda e priva di
anima, e quindi non posso che apprezzare questa iniziativa della Jolly
Rogers Records e l'altre che seguiranno nel corso degli anni.
Non mi resta che consigliarvi di portarvi a casa
questo pezzo di storia italiana, se non altro per motivi di
collezionismo.
Il voto finale nasce dalla media di tanti fattori e non
solo musicali, devo dire che mi sono lasciato anche influenzare dai
ricordi degli anni passati (sopratutto gli anni ottanta) e questo ha
influito sul giudizio.
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