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E’
un po' una maledizione che colpisce tutte le band dopo il 1990 quella di
cambiare inspiegabilmente genere e cercare di dedicarsi allo
sperimentalismo e a nove forme di espressione, in alcuni casi usciti
bene ma in molti casi come questo Renewal dei Kreator che non ha molto
da dire.
Il gruppo ricordiamo aveva trovato la sua dimensione nel thrash con la
perfezione di Estreme aggression prima, e Coma of souls dopo, e tutto
solo in due anni, mentre adesso ci mette lo stesso lasso di tempo per
realizzare questo album.
Il thrash viene completamente messo da parte e come inizia il riff lento
e depresso di mille e la batteria lenta di Ventor, capiamo di essere di
fronte un album heavy doom, e molto altro non ben definito, il tutto
condito con delle interpretazioni malinconiche di Mille e in alcuni casi
di Ventor che tenta di tornare alla voce, proprio perché le parti di
batteria sono molto semplici.
I primi due pezzi potrebbero anche andare e sebbene una struttura molto
semplice si fanno ascoltare anche se al tempo di sicuro sconvolsero i
fan di vecchia data che si aspettavano un nuovo lavoro di innata
violenza mentre si trovano di fronte la teatralità di Winter martyrium e
Renewal poi, che probabilmente è anche la miglior traccia dell’album, e
l’unica che verrà poi salvata e riproposta in versione thrash anche
negli show a venire.
Per il resto abbiamo di fronte un gruppo irriconoscibile se non nella
voce del cantante, i riff sono infatti spenti, anche se qualcuno cattura
l’attenzione per la sua semplicità non riesce in nessun caso a creare un
buon pezzo; per non parlare degli assoli, ridimensionati in striduli
passaggi che quasi mai superano i quindici secondi di durata, e qui ci
chiediamo dove sono finiti i caotic solos di Pleasure to kill e quelli
melodiosi di Coma of souls; e per finire Ventor fa un bruttissimo lavoro
di batteria, proprio perché vorrebbe accelerare in alcuni casi ma i riff
non sono fatti per andare in velocità, e anche la registrazione non
riesce a dare un ruolo a questa batteria che si sente troppo e quasi
segue un tempo tutto proprio.
Oltre i primi due pezzi, anche ascoltando più e più volte i pezzi poco
rimane impresso e l’album quindi rimane molto anonimo e dimenticato
quasi un buco nero nella carriera del gruppo tedesco che forse aveva
trovato troppo successo nel mondo per restare a riflettere su qualcosa
di buono in studio.
Non si tratta di musicisti persi, poiché dopo al contrario di molti
colleghi si riprenderanno, ma si tratta di persone che vogliono
semplicemente affondare in un campo che non gli compete, commettendo un
errore da non dimenticare. |
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