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Dopo un buono ma non particolarmente incisivo Terrible certainty, i
Kreator si rimettono in carreggiata con un album che sembra segnare una
rinascita del gruppo a partire dalla copertina non particolarmente
curata come il solito, ma una registrazione e degli intenti decisamente
differenti e superiori.
I riff come parte Exstreme aggression sono più curati sotto l’aspetto
esecutivo e godono di una migliore produzione e anche sul piano della
durata subiscono un ridimensionamento che porta il gruppo ad essere più
diretto e quindi a proporre nove pezzi invece che otto.
I pezzi sono come al solito molto violenti e veloci come possiamo notare
in Bringer of torture e No reason to exist che mettono in luce la grande
tecnica del gruppo a cui questa volta si aggiunge anche una certa
chiarezza dei riff dovuti alla registrazione e con la batteria che non
arriva a coprire il suono della chitarra di Mille.
La novità sta invece nella vena melodica del gruppo che prima usciva
solo in qualche intermezzo o qualche riff ma adesso in pezzi come Some
pain will last che gode anche di una maggiore durata la voce violenta di
Mille è accompagnata anche da riff lenti ma molto melodici e l’effetto è
garantito.
Inoltre nell’album non troviamo i soliti caotic solos che avevano poco
di artistico e premiavano solo la velocità risultando molti simili l’uno
con l’altro, qui in pezzi come Betrayer abbiamo scelte molto più
melodiche anche per quanto riguarda gli assoli che divengono quindi più
complessi e interessanti.
Un album in cui insomma il gruppo tedesco si dimostra maturato e capace
di grande melodia, un grande album del thrash, che farà da precursore
alla opera vera e propria di questo gruppo. |
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