ARTISTA: JET JAGUAR
TITOLO: SPACE ANTHEM
ANNO: 2007 ETICHETTA: BLACK WIDOW
RECENSIONE DEL: 30/05/2008 RECENSORE: Fimbulvetr  

Il primo impatto con questo lavoro dei Jet Jaguar mi ha ricordato il gruppo francese dei Rockets (periodo Galaxy/On the road again), suoni elettronici e/o campionati, vocoder, atmosfere spaziali e futuristiche, sono il fulcro di questo nuovo lavoro del gruppo messicano.

I Jet Jaguar nascono ufficialmente nel 2001, ma la loro musica si rifà senza mezzi termini a quel filone anni settanta definibile come "electronic space rock", abilmente reinterpretato dal terzetto messicano, che grazie anche all'utilizzo di strumenti d'epoca, come il vocoder, il synth analogico o l'utilizzo di tecniche musicali come lo "pitch shifter", ci fa fare un tuffo nel passato.

Oltre ai succitati strumenti troviamo anche l'uso molto intelligente del sax.

Le sonorità del gruppo, oltre che ai Rockets (solo per quanto riguarda la parte elettronica e non la struttura dei brani), ci riporta alla mente anche gruppi come i Kraftwerk e con le dovute differenza qualcosa legato alla psichedelia e alle visioni di gruppi come Hawkwind o Ozric Tentacles.

Potremmo parlare riguardo a "Space anthem" (questo è il titolo del lavoro) di un concept album, infatti gli argomenti preferiti dal gruppo che vengono riportati in musica sono: science-fiction, esplorazioni interstellari, robotica, realtà virtuale, androidi  e molto altro. Quindi un viaggio in un universo fantascientifico.

Il lavoro è composto di quattordici brani, per una durata di settantasei minuti circa, ma nonostante la sua lunghezza si lascia ascoltare piacevolmente scivolando via senza difficoltà fino alla fine regalandoci ottimi momenti musicali come nelle due cover, splendidamente reinterpretate dal gruppo: "Set the controls for the heart of the sun" dei Pink Floyd  e "Archangel's thunderbird" degli Amon Düül II. Brani registrati dal vivo durante il loro ultimo tour negli U.S.A.

In conclusione mi sento di consigliare il lavoro a tutti, con particolare riguardo a quanti alla fine degli anni settanta hanno già "viaggiato" con le atmosfere allucinanti e psichedeliche dello space rock dell'epoca.

Per chi si avvicina per la prima volta a questo genere consiglierei un ascolto preventivo (se possibile) in quanto se non proprio avvezzi alle sonorità elettroniche sarà un ascolto molto difficile e particolare, almeno finché non si entra nel meccanismo sonoro e ci si lascia trasportare.

Altro colpo riuscito per la sempre più stupefacente Black Widow.

 

 


01. Rautopilot
02. Future Martyr On Supersonic Waves
03. X-Ray Warfare
04. Deathlock
05. The Last Kings Of Space
06. Free Base
07. Beam Me To Mars
08. Turbulent Mirrors
09. Stingray Eyes
10. Dogfight
11. Lost In The Jetstream
12. Coded Zones (Bonus)
13. Set The Controls For The Heart Of The Sun (Bonus) (pink floyd cover)
14. Archangel'S Thunderbird (Bonus) (amon d
üül ii cover)


CHARLS VAN DE KREE: Guitars, Synthesizers, Keyboards, Vocoder, Pedals, Vocals
ROLAND THOMS: Electronic & Acoustic Drums, Percussion, Modules, Machines, Sax
DAVE SCOTT: Synthesizers, Keyboards, Sampler
RON GRISSOM: Bass, Synthesizer, Pitch Shifter, Vocals
ROB NEZZER: Guitar, Bass, Vocals (sides 3 & 4)
 
80/100 SPACE ROCK  
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