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A
due anni da Sigh no more, album buono ma non all’altezza di tutta la
precedente carriera di Kai Hansen, il gruppo torna con un album più
sofferto e più elaborato, frutto di un periodo molto difficile che portò
alla dipartita del batterista Kusch e il bassista Wessel, che tenteranno
nuove strade.
L’album non ha un concept se non l’essenza stessa del power che Hansen
ha cercato di creare in tutti questi anni, cioè una musica potente e
veloce per così dire “insana”, ma con qualsiasi tipo di influenza che
potrebbe venire dal jazz, dall’hard rock, dalla musica classica, sarebbe
a dire geniale.
Ogni pezzo ha una dimensione a se e il gruppo prende una piega
decisamente più power rispetto alle prime due uscite, tuttavia c’è un
colpo di scena visto che Hansen prova molte soluzioni sperimentali,
nuovi strumenti ed effetti e perciò l’album, il cui sound non verrà più
ripreso, rimane unico in tutta la discografia del gruppo.
L’album inizialmente sembrerebbe molto diretto con un pezzo quale
Tribute to the past che inizia prepotentemente con una grande soluzione
di chitarra e lo scatenato Kusch alla batteria, per poi finire con un
pezzo molto riconducibile ai Keeper degli Helloween.
Riprende molto bene il filone allegro e comico il gruppo con i pezzi
centrali dell’album che sono opera anche di grande arte visto gli assoli
di grande fattura e le parti vocali di Scheepers che sono davvero
impeccabili, stiamo parlando della stessa Insanity and genius, di Future
madhouse e la stessa Gamma ray, pezzi di questo genere che con la
dipartita del cantante Ralf non rivedremo più.
Abbiamo pezzi più semplici anche come No return, che un po' ricorda la
buona atmosfera di Heaven can wait del primo album, e in cui Schlachter
fa un buon lavoro da solista, e ricordiamo con con questo secondo
chitarrista, limitato in velocità visto che ha iniziato come bassista(e
questo sarà proprio il suo futuro nei Gamma) il gruppo ha dei assoli
velocissimi di Hansen e i suoi invece più lenti e quasi jazz che rendono
molto vari i pezzi e danno un buon effetto.
Ma in realtà è alla fine che si cela la grande opera con i tre pezzi che
vengono cantati dai tre componenti storici della band, vediamo infatti
Schlachter alla voce di Your turn is over, un pezzo cattivo e più heavy
del resto dell’album, poi le due piccole opere 18 years e Heal me, la
prima cantata da Scheepers e la seconda cantata da Hansen dopo circa sei
anni da Walls of jericho!
La prima è fantastica anche se meno complessa del pezzo di Hansen che
davvero è l’apice dello sperimentalismo con parti vocali che rievocano
la Bohemian rhapsody dei Queen, per il resto non aggiungo altro visto
che è tutta da scoprire, se non che sono due pezzi che non hanno la
classica struttura ma sono in continua evoluzione e cambiamento.
Mentre la fine non poteva che essere un inno al metal e al rock in
genere, un pezzo molto semplice ma di grande effetto con cui Ralf saluta
il pubblico dei Gamma Ray che avrebbe lasciato qualche mese dopo questa
grandissima uscita del gruppo. |
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