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Folkearth è il nome di un progetto
internazionale, un supergruppo dalla line-up variabile che oscilla dai
venti ai trentacinque musicisti provenienti da tutto il mondo e uniti
dall’amore per la musica folk.
Il progetto inizia a prendere forma
nel 2003 da un’idea del lituano Ruslanas che prova a coinvolgere alcune
band amiche: nella primavera del 2004 sono già parecchi i musicisti
reclutati e la band inizia le registrazioni di “A Nordic Poem”, album di
debutto che verrà nel 2006 rimasterizzato a causa della pessima qualità
audio.
Ciò che caratterizza il lavoro dei
Folkearth è la prolificità in termini di produzione considerato che la
band, pur nascendo come progetto parallelo di tantissimi musicisti
impegnati ognuno rispettivamente con la propria band principale, ha
pubblicato quattro album in meno di quattro anni di vita e tutti
rilasciati per la professionale etichetta russa Stygian Crypt.
Poco tempo dopo la reimmissione nel
mercato del debut album vengono, infatti, pubblicati “By The Sword Of My
Father”, seguito a ruota e a distanza di pochi mesi dal terzo lavoro
“Drakkar In The Mist” e dall’ultimo nato “Father Of Victory”.
La proposta musicale della band, come
detto, ruota principalmente attorno al folk metal ma la eterogeneità dei
partecipanti, soprattutto in termini di provenienza geografica, fa si
che lo stile delle singoli brani vari risultando a tratti più proteso
verso un black metal oscuro e aggressivo piuttosto che verso un viking
metal epico e battagliero e viceversa.
Stesso discorso vale per i testi,
prevalentemente scritti in inglese: le tematiche principali affrontate
nelle lirycs dei Folkearth sono la storia antica, la mitologia e le
credenze popolari soprattutto nordiche ma senza che ciò escluda
incursioni nella storia e mitologia greca e celtica proprio grazie alla
presenza di musicisti di queste nazionalità.
Fatta questa doverosa e breve premessa
sulle origini e caratteristiche del gruppo, diciamo subito che “Father
Of Victory”, album che segna il ritorno della band sulle scene musicali
a meno di un anno di distanza dall’uscita del predecessore, non si
discosta affatto dalle altre releases con una differenza: mentre le
precedenti releases avevano segnato una crescita qualitativa non
indifferente questa quarta fatica discografica, pur vedendo la
partecipazione di circa venti artisti provenienti dai più disparati
paesi che continuano a mettere la propria perizia musicale a
disposizione di questo ambizioso e valido progetto, mostra una leggera
flessione, quasi un passo indietro rispetto all’ottimo “Drakkar in the
Mist”.
Al di là delle considerazioni già
svolte nelle recensioni degli altri lavori della band circa la
comprensibile disomogeneità di stile dovuta alla eterogenea identità
culturale e musicale dei membri, ciò che più colpisce in negativo è la
registrazione quasi artigianale dell’album pieno di stonature vocali e
disarmonie strumentali al limite dell’imbarazzante.
Peccato perché lo stile Folkearth è
ormai inconfondibile, alcune soluzioni offerte sono di notevole impatto
e la qualità dei musicisti che di volta in volta aderiscono al progetto
è di indubbio valore ma una sensazione di amarezza mi assale durante e
dopo l’ascolto di questo attesissimo lavoro.
Per carità, “Father Of Victory” è
un’uscita imperdibile per gli amanti del genere ma da questa super band
alla quarta uscita discografica ci si aspettava un prodotto
professionalmente più curato: un’occasione sprecata per il definitivo
salto nell’olimpo del folk metal. |