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Metal Zone ha il
grande onore e piacere di intervistare un artista siciliano che risponde
al nome di Andrea Vaccarella, ciao Andrea vuoi presentarti ai lettori di
Metal Zone.
- Ciao, sono Andrea e sono un discendente di Dionisio il Grande…bè, non
perché sia un conquistatore di qualcosa ma perché sono siracusano e sono
felice di rispondere alle vostre domande…
E’ appena uscito il
tuo ultimo lavoro dal titolo “The acoustic resonance of the soul”
firmato dal tuo progetto “Ancient Oak Consort”, c’è ne vuoi parlare un
po’ in dettaglio?
- Si, dopo qualche anno di lavoro è finalmente uscito “The Acoustic
Resonance of the Soul” con appena nove anni di distanza dal 1° lavoro
(omonimo), non perché mi sia costato nove anni notti insonni ma perché
il nuovo lavoro si è intrecciato con alcune, anche importanti,
vicissitudini personali. Comunque è un “album” di 15 brani totalmente
acustici che vivono di luce propria ma sono intimamente legati da
un’idea quasi teatrale di tutto il lavoro. Filo conduttore teatrale che
è per me una costante del mio pensiero musicale.
Come nasce il
progetto “Ancient Oak Consort” e cosa ti ha spinto ad iniziarlo?
- Il progetto “Ancient Oak consort” (prima solo Ancient Oak) nasce nel
1995 da una mia idea musicale (alcune bozze di brani) che avevo voglia
di arrangiare con due musicisti (Bruno Rubino e Simona Minniti,
rispettivamente batteria e voce) con i quali avevo ed ho, tutt’ora,
molte affinità. E poi, cosa principale, la profonda motivazione ad
iniziare (e continuare) questo lavoro, certo non semplice, è stata ed è
la ricerca della così detta “Anima”… E’ un mio desiderio tentare di
scoprire questa essenza motrice dei nostri pensieri e dei nostri
sentimenti…
Sia sulla
presentazione che accompagna il tuo lavoro e sia sul sito dell’Audioglobe
ho letto questa frase “ …questo progetto siciliano, vicino ai Fiaba…”,
devo dire che di vicinanze con i Fiaba ne ho trovate molto poche, almeno
secondo il mio modesto parere, i Fiaba hanno un approccio alla musica
più “goliardico” e “scenico” mentre la tua è più una musica
introspettiva e intimistica, più riflessiva e meno d’impatto come quella
dei Fiaba. L’unica cosa che vi accumuna è il batterista e la regione.
Sbaglio o in qualche modo ho ragione?
- Sbagli: …anche la città (Siracusa). Scherzi a parte hai ragione: ciò
che hai sintetizzato sulle caratteristiche delle due bands è vero,
l’impatto A.O.c. è di un’altra natura, per adesso…
L’aggiunta di
“consort” al nome della band per sottolineare la sua struttura di
ensemble rinascimentale-medievale, in cosa la struttura musicale dei
brani si avvicina al rinascimentale-medievale?
- Il “consort” o “ensemble” è un gruppo di musicisti che si allarga o
restringe a seconda dell’arrangiamento della composizione da eseguire, e
così è per A.O.c.: un nucleo fondamentale che si avvale di vari
interventi di altri musicisti creando delle atmosfere uniche. Ecco cosa
crea il “consort”: atmosfere quasi teatrali (a mio parere).
Questo è il secondo
lavoro del progetto “Ancient Oak Consort”, e sei passato da un lavoro
più elettrico ad un lavoro acustico più intimistico per passare in
futuro (come si legge dai promozionali) ad un sound più pesante.
Passando allo stesso tempo dall’italiano/inglese all’inglese e per poi
tornare all’italiano. Perché queste scelte molto lontane tra di loro?
- Perché io sono fatto così: ho bisogno di musica calma, riflessiva,
introspettiva ed intima, ma ho bisogno anche di esplodere. Riguardo alla
lingua è chiaro: sono italiano e credo che la nostra lingua sia tra le
più belle e poetiche al mondo, l’inglese è la lingua internazionale per
eccellenza ed è anch’essa capace di notevole poesia.
Ci vuoi parlare
degli altri musicisti che ti accompagnano in questa seconda parte del
tuo progetto?
- Si, comincio da Bruno Rubino alla batteria (già leader dei noti
Fiaba), nonché importante arrangiatore insieme a Simona Minniti (voce/i
e coautrice ) con i quali si lavora splendidamente con ampi orizzonti
musicali. Al piano e arrangiamenti Roberto Giannì nonché raffinato
tecnico del suono di questo cd ed, infine, Dario Giannì al basso. Questo
è il nucleo formato da amici (prima che raffinati musicisti) con i quali
dividiamo decenni di collaborazioni varie. Completano il “consort”
Pietro Vasile che ha partecipato con i suoi violini a “Blue Rose”;
Antonio Greco a tutti gli altri violini e viole; chiudiamo gli archi con
Susan Kimbell al violoncello, musicista scozzese che da un bel po’ di
anni ha deciso di vivere qui a Siracusa; Claudio Giglio eclettico
flautista e sassofonista (ma in A.O.c. non in veste di sassofonista);
Peppe Di Mauro alle sue raffinate e colorite percussioni ed infine alla
viella Giuseppe Severini, noto liutaio di strumenti medievali e
rinascimentali.
Dici di “The
acoustic resonance of soul” che non è un concept in quanto ogni brano ha
una sua storia e “personalità”, ma in pratica il tema portante del
lavoro è un viaggio alla ricerca dell’Anima, quindi un concept c’è.
Giusto?
- Si, è un “concept ideale” e globale ma non nel senso tecnico della
parola.
Sei impegnato in
altri progetti o questo degli “Ancient Oak” è l’unico a cui stai
lavorando?
- Collaboro con un importante gruppo di musica etnica (Sciroccu) e sto
scrivendo musiche per un “musical” insieme a Roberto G., sto scrivendo
musica strumentale da camera (sempre sotto A.O.c.) e sto cominciando ad
elaborare qualche appunto musicale più “pesante”…
Come è nato il nome
del progetto?
- Il nome “Ancient Oak consort” (quercia antica… consort) è nato da una
ricerca/bisogno di sicurezza e saggezza “eterna” che ho trovato in mio
padre (scomparso da qualche anno), e la Quercia mi è sembrata un simbolo
perfetto (non c’entra nulla con la politica, naturalmente).
Che ne pensi della
scena musicale italiana e in particolare di quella siciliana?
- Penso che potremmo fare di più e dovremmo guardare meno agli standards
stranieri o meglio non copiarli, ma al limite filtrarli ed elaborarli
con la propria personalità perché altrimenti, come purtroppo in
moltissimi casi, ci naturalizziamo e, anche in questo mondo musicale,
diventiamo dei cloni modaioli. Nella scena italiana ci sono delle bands
che fanno veramente ridere (appunto perché cloni in tutto e per tutto )
ed altre che hanno personalità e mezzi tecnici da non invidiare a
nessuno. Dei gruppi siciliani, oltre ai Fiaba (grandi!), non ho avuto
modo do ascoltare nessuno però conosco la mia terra e le “menti”
siciliane e so che sono capaci di idee originali e profonde.
Che musica ascolti
nella vita di tutti i giorni è c’è qualche gruppo che ti ha influenzato
musicalmente?
- Ascolto molto metal (e sottogeneri), musica medievale, rinascimentale,
classica e da camera, popolare, operistica, musical e, soprattutto,
colonne sonore di films. Il gruppo che mi ha “influenzato” (anche se in
senso lato) sono stati i Fates Warning e qualche altra “grande” band.
Ho trovato nei
gruppi che provengono dalla Sicilia una maggiore fantasia, un qualcosa
in più che vi porta ad uscire dai freddi schemi dettati dall’industria
discografica, solo per citarne due i Fiaba e te, e a volte facendolo
anche con lavori molto particolari. Che cosa è la vostra storia anche
culturale, il clima, il sole, cosa vi spinge a mettere nella vostra
musica maggiore teatralità e fantasia?
- E’ nella natura del siciliano essere molto “teatrale”. E’ vero: la
Sicilia è una terra magica (come del resto tutta l’Italia), con una
natura incredibile e varia, ricca di storia, tradizioni, dominata da
greci, arabi, normanni…ed un clima favoloso. Hai detto bene: “freddi
schemi dell’industria discografica”, ancora il musicista siciliano è
motivato a liberare la propria fantasia dal sogno del famoso “contratto
discografico” che, ahimè, è prerogativa di altre bands ,certo non più
valide ma oggetto di contratto perché, per lo più, modaiole o
logisticamente vicine ai luoghi di maggiore fervore di questo genere/i
musicale. Secondo me il nido più puro dell’arte vive al di fuori dei
centri del business discografico.
Il primo lavoro del
progetto è uscito nel 1997 per la Black Widow, questo nel 2006 con la
Lizard Records, come mai un excursus di quasi dieci anni tra un lavoro e
l’altro e come mai il cambio di etichetta?
- Avrei voluto far uscire il 2° A.O.c. in minor tempo ma le mie
vicissitudini personali mi hanno portato a diluire concentrazione e
impegno, ma poi ho ripreso ed eccoci qua… Nella Lizard records ed in
particolare in Loris Furlan ho trovato il giusto collaboratore
discografico che ha saputo apprezzare il significato, l’intimità di
questo lavoro e credere nel suo valore.
A quando il prossimo
capitolo?
- Il prossimo spero non tra nove anni, comunque entro metà 2008, e
sicuramente con delle sorprese…
Riesci a
rappresentare la tua musica in concerto e come è la reazione del
pubblico di fronte ad una proposta non proprio “facile”
- Ancient Oak consort non ha mai suonato dal vivo (sarebbe un mio
sogno…). Spero un giorno di poter realizzare una serie di concerti ma
ancora è troppo prematuro, anche perché non è così semplice
rappresentare al meglio questo progetto, considerando anche gli impegni
degli altri musicisti.
Adesso una domanda
che penso ti faranno tutti, esiste l’Anima?
- Forse in punto di morte avrò qualche risposta più concreta.
Progetti per il
futuro?
- Il continuo del mio viaggio interiore pieno di essenza musicale.
Ringraziandoti per
la tua disponibilità e cortesia lascio a te la conclusione
dell’intervista, sei libero di dire quello che vuoi.
- Mi auguro solo che questo lavoro sia ascoltato, e magari apprezzato,
dalla più ampia tipologia di persone, anche dai più giovani con la
speranza di un futuro positivo per Ancient Oak consort e che si vendano
(a prezzi più contenuti e accessibili) sempre più cd “originali”!Un
augurio a Metal Zone, Andrea. |