INFO

ARTISTA/BAND:

ANCIENT OAK CONSORT

RISPONDE: ANDREA VACCARELLA
INTERVISTA DEL: 11/03/2007
INTERVISTATORE: Gi.Bi.
SITO WEB: www.lizardrecords.it 

INTERVISTA

Metal Zone ha il grande onore e piacere di intervistare un artista siciliano che risponde al nome di Andrea Vaccarella, ciao Andrea vuoi presentarti ai lettori di Metal Zone.
- Ciao, sono Andrea e sono un discendente di Dionisio il Grande…bè, non perché sia un conquistatore di qualcosa ma perché sono siracusano e sono felice di rispondere alle vostre domande…

E’ appena uscito il tuo ultimo lavoro dal titolo “The acoustic resonance of the soul” firmato dal tuo progetto “Ancient Oak Consort”, c’è ne vuoi parlare un po’ in dettaglio?
- Si, dopo qualche anno di lavoro è finalmente uscito “The Acoustic Resonance of the Soul” con appena nove anni di distanza dal 1° lavoro (omonimo), non perché mi sia costato nove anni notti insonni ma perché il nuovo lavoro si è intrecciato con alcune, anche importanti, vicissitudini personali. Comunque è un “album” di 15 brani totalmente acustici che vivono di luce propria ma sono intimamente legati da un’idea quasi teatrale di tutto il lavoro. Filo conduttore teatrale che è per me una costante del mio pensiero musicale.

Come nasce il progetto “Ancient Oak Consort” e cosa ti ha spinto ad iniziarlo?
- Il progetto “Ancient Oak consort” (prima solo Ancient Oak) nasce nel 1995 da una mia idea musicale (alcune bozze di brani) che avevo voglia di arrangiare con due musicisti (Bruno Rubino e Simona Minniti, rispettivamente batteria e voce) con i quali avevo ed ho, tutt’ora, molte affinità. E poi, cosa principale, la profonda motivazione ad iniziare (e continuare) questo lavoro, certo non semplice, è stata ed è la ricerca della così detta “Anima”… E’ un mio desiderio tentare di scoprire questa essenza motrice dei nostri pensieri e dei nostri sentimenti…

Sia sulla presentazione che accompagna il tuo lavoro e sia sul sito dell’Audioglobe ho letto questa frase “ …questo progetto siciliano, vicino ai Fiaba…”, devo dire che di vicinanze con i Fiaba ne ho trovate molto poche, almeno secondo il mio modesto parere, i Fiaba hanno un approccio alla musica più “goliardico” e “scenico” mentre la tua è più una musica introspettiva e intimistica, più riflessiva e meno d’impatto come quella dei Fiaba. L’unica cosa che vi accumuna è il batterista e la regione. Sbaglio o in qualche modo ho ragione?
- Sbagli: …anche la città (Siracusa). Scherzi a parte hai ragione: ciò che hai sintetizzato sulle caratteristiche delle due bands è vero, l’impatto A.O.c. è di un’altra natura, per adesso…

L’aggiunta di “consort” al nome della band per sottolineare la sua struttura di ensemble rinascimentale-medievale, in cosa la struttura musicale dei brani si avvicina al rinascimentale-medievale?
- Il “consort” o “ensemble” è un gruppo di musicisti che si allarga o restringe a seconda dell’arrangiamento della composizione da eseguire, e così è per A.O.c.: un nucleo fondamentale che si avvale di vari interventi di altri musicisti creando delle atmosfere uniche. Ecco cosa crea il “consort”: atmosfere quasi teatrali (a mio parere).

Questo è il secondo lavoro del progetto “Ancient Oak Consort”, e sei passato da un lavoro più elettrico ad un lavoro acustico più intimistico per passare in futuro (come si legge dai promozionali) ad un sound più pesante. Passando allo stesso tempo dall’italiano/inglese all’inglese e per poi tornare all’italiano. Perché queste scelte molto lontane tra di loro?
- Perché io sono fatto così: ho bisogno di musica calma, riflessiva, introspettiva ed intima, ma ho bisogno anche di esplodere. Riguardo alla lingua è chiaro: sono italiano e credo che la nostra lingua sia tra le più belle e poetiche al mondo, l’inglese è la lingua internazionale per eccellenza ed è anch’essa capace di notevole poesia.

Ci vuoi parlare degli altri musicisti che ti accompagnano in questa seconda parte del tuo progetto?
- Si, comincio da Bruno Rubino alla batteria (già leader dei noti Fiaba), nonché importante arrangiatore insieme a Simona Minniti (voce/i e coautrice ) con i quali si lavora splendidamente con ampi orizzonti musicali. Al piano e arrangiamenti Roberto Giannì nonché raffinato tecnico del suono di questo cd ed, infine, Dario Giannì al basso. Questo è il nucleo formato da amici (prima che raffinati musicisti) con i quali dividiamo decenni di collaborazioni varie. Completano il “consort” Pietro Vasile che ha partecipato con i suoi violini a “Blue Rose”; Antonio Greco a tutti gli altri violini e viole; chiudiamo gli archi con Susan Kimbell al violoncello, musicista scozzese che da un bel po’ di anni ha deciso di vivere qui a Siracusa; Claudio Giglio eclettico flautista e sassofonista (ma in A.O.c. non in veste di sassofonista); Peppe Di Mauro alle sue raffinate e colorite percussioni ed infine alla viella Giuseppe Severini, noto liutaio di strumenti medievali e rinascimentali.

Dici di “The acoustic resonance of soul” che non è un concept in quanto ogni brano ha una sua storia e “personalità”, ma in pratica il tema portante del lavoro è un viaggio alla ricerca dell’Anima, quindi un concept c’è. Giusto?
- Si, è un “concept ideale” e globale ma non nel senso tecnico della parola.

Sei impegnato in altri progetti o questo degli “Ancient Oak” è l’unico a cui stai lavorando?
- Collaboro con un importante gruppo di musica etnica (Sciroccu) e sto scrivendo musiche per un “musical” insieme a Roberto G., sto scrivendo musica strumentale da camera (sempre sotto A.O.c.) e sto cominciando ad elaborare qualche appunto musicale più “pesante”…

Come è nato il nome del progetto?
- Il nome “Ancient Oak consort” (quercia antica… consort) è nato da una ricerca/bisogno di sicurezza e saggezza “eterna” che ho trovato in mio padre (scomparso da qualche anno), e la Quercia mi è sembrata un simbolo perfetto (non c’entra nulla con la politica, naturalmente).

Che ne pensi della scena musicale italiana e in particolare di quella siciliana?
- Penso che potremmo fare di più e dovremmo guardare meno agli standards stranieri o meglio non copiarli, ma al limite filtrarli ed elaborarli con la propria personalità perché altrimenti, come purtroppo in moltissimi casi, ci naturalizziamo e, anche in questo mondo musicale, diventiamo dei cloni modaioli. Nella scena italiana ci sono delle bands che fanno veramente ridere (appunto perché cloni in tutto e per tutto ) ed altre che hanno personalità e mezzi tecnici da non invidiare a nessuno. Dei gruppi siciliani, oltre ai Fiaba (grandi!), non ho avuto modo do ascoltare nessuno però conosco la mia terra e le “menti” siciliane e so che sono capaci di idee originali e profonde.

Che musica ascolti nella vita di tutti i giorni è c’è qualche gruppo che ti ha influenzato musicalmente?
- Ascolto molto metal (e sottogeneri), musica medievale, rinascimentale, classica e da camera, popolare, operistica, musical e, soprattutto, colonne sonore di films. Il gruppo che mi ha “influenzato” (anche se in senso lato) sono stati i Fates Warning e qualche altra “grande” band.

Ho trovato nei gruppi che provengono dalla Sicilia una maggiore fantasia, un qualcosa in più che vi porta ad uscire dai freddi schemi dettati dall’industria discografica, solo per citarne due i Fiaba e te, e a volte facendolo anche con lavori molto particolari. Che cosa è la vostra storia anche culturale, il clima, il sole, cosa vi spinge a mettere nella vostra musica maggiore teatralità e fantasia?
- E’ nella natura del siciliano essere molto “teatrale”. E’ vero: la Sicilia è una terra magica (come del resto tutta l’Italia), con una natura incredibile e varia, ricca di storia, tradizioni, dominata da greci, arabi, normanni…ed un clima favoloso. Hai detto bene: “freddi schemi dell’industria discografica”, ancora il musicista siciliano è motivato a liberare la propria fantasia dal sogno del famoso “contratto discografico” che, ahimè, è prerogativa di altre bands ,certo non più valide ma oggetto di contratto perché, per lo più, modaiole o logisticamente vicine ai luoghi di maggiore fervore di questo genere/i musicale. Secondo me il nido più puro dell’arte vive al di fuori dei centri del business discografico.

Il primo lavoro del progetto è uscito nel 1997 per la Black Widow, questo nel 2006 con la Lizard Records, come mai un excursus di quasi dieci anni tra un lavoro e l’altro e come mai il cambio di etichetta?
- Avrei voluto far uscire il 2° A.O.c. in minor tempo ma le mie vicissitudini personali mi hanno portato a diluire concentrazione e impegno, ma poi ho ripreso ed eccoci qua… Nella Lizard records ed in particolare in Loris Furlan ho trovato il giusto collaboratore discografico che ha saputo apprezzare il significato, l’intimità di questo lavoro e credere nel suo valore.

A quando il prossimo capitolo?
- Il prossimo spero non tra nove anni, comunque entro metà 2008, e sicuramente con delle sorprese…

Riesci a rappresentare la tua musica in concerto e come è la reazione del pubblico di fronte ad una proposta non proprio “facile”
- Ancient Oak consort non ha mai suonato dal vivo (sarebbe un mio sogno…). Spero un giorno di poter realizzare una serie di concerti ma ancora è troppo prematuro, anche perché non è così semplice rappresentare al meglio questo progetto, considerando anche gli impegni degli altri musicisti.

Adesso una domanda che penso ti faranno tutti, esiste l’Anima?
- Forse in punto di morte avrò qualche risposta più concreta.

Progetti per il futuro?
- Il continuo del mio viaggio interiore pieno di essenza musicale.

Ringraziandoti per la tua disponibilità e cortesia lascio a te la conclusione dell’intervista, sei libero di dire quello che vuoi.
- Mi auguro solo che questo lavoro sia ascoltato, e magari apprezzato, dalla più ampia tipologia di persone, anche dai più giovani con la speranza di un futuro positivo per Ancient Oak consort e che si vendano (a prezzi più contenuti e accessibili) sempre più cd “originali”!Un augurio a Metal Zone, Andrea.

 
     
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