|
Metal
Zone ha l’onore di intervistare un gruppo giovane ma già autore di
un eccellente Cd di progressive, gli Astarte Syriaca. Complimenti
per la vostra prima fatica omonima, come è stato accolto dalla
critica e dai vostri fans?
Alessio: dobbiamo proprio dire che
l’accoglienza da parte di magazines, cartacei e non, radio e “fans”
(per quanti possano essere, visto che siamo ancora agli inizi) è
davvero lusinghiera! Tutti noi speriamo che le cose continuino così,
naturalmente, e soprattutto, speriamo di essere in grado noi stessi
di proporre musica di buona qualità anche in futuro, senza scadere,
come purtroppo accade a molte band.
Come nasce un brano degli Astarte Syriaca, è
un lavoro di gruppo o nasce da un progetto solista?Raccontateci un
po’ la genesi di un vostro brano.
Alessio: come per ogni processo creativo non
c’è una regola fissa ma in linea di massima le idee di base partono
da me ed Andrea, anche se gli altri elementi forniscono spesso
ottimi spunti che si rivelano molto funzionali. Si parte da una o
più idee, siano esse musicali o concettuali, e da lì via via prende
forma qualcosa che poi diventerà il prodotto finito (anche se non si
esclude mai una possibilità di rielaborazione). In questo campo
anche le “stecche” possono diventare una preziosa fonte di
ispirazione!
Andrea: man mano che passa il tempo entriamo
sempre più in simbiosi e questo ci permette di indirizzare le idee
verso quelli che sono i nostri mezzi espressivi. Negli ultimi 2
brani composti, che non sono presenti nel cd, i riff ritmici sono si
partiti da me ma quasi subito modificati insieme a Gabriele prima ed
Alfonso poi, anche perché ognuno di noi ha una testa e questo ci
consente di rileggere quanto scritto e rivedere dettagli e sfumature
altrimenti invisibili componendo solo in due.
Che cosa vi ispira maggiormente nella stesura
dei vostri testi, la vita quotidiana, i giornali, o altro?
Alessio: L’ispirazione ci viene data dagli
argomenti più disparati, nei brani che abbiamo registrato è
contenuta solo una minima parte del tipo di testi che abbiamo già
scritto o che sono in via di sviluppo. Naturalmente testo e musica
si ispirano a vicenda. Ad esempio un brano come “Northwind”, dopo
l’apparente intro in stile “power”, cambia direzione musicale, idea
dettata dal fatto che si parla di un vichingo (tema caro al “power
metal”) che invece di combattere è vecchio e stanco e vuole tornare
a casa, oppure in “Winged Horses”, nonostante tragga in inganno
l’ambientazione fantasy del chorus, si parla di un uomo che vive in
una difficile realtà e sogna di vivere con la persona amata in una
sorta di paradiso popolato da creature fantastiche, pur sapendo che
tutto ciò è impossibile e può solo sperare di trovare il giusto
equilibrio tra gioia e dolore, e proprio per questo che la musica è
così dura e amara. Inoltre, tanto per chiudere, “In Silence”,
“Dreaming” e un altro brano ancora senza titolo formeranno un
mini-concept tratto da un mio racconto in bilico tra fantascienza e
horror.
Andrea: Per esempio Nevermore, che non trovate
nel cd, è frutto di un mio incubo e delle mie letture di E.A. Poe
autore che adoro.
A distanza di qualche mese dall’uscita di
“Astarte Syriaca”, ne siete soddisfatti o qualcosa non è andato come
volevate?
Alessio: per ora siamo molto soddisfatti,
aspettiamo naturalmente di riuscire a conquistare radio ed etichette
discografiche. Le recensioni, come dicevamo prima, sono state molto
molto lusinghiere nei nostri confronti e qualche radio ci ha
concesso un po’ di spazio, e così non possiamo che esserne felici!
Andrea: sono estremamente soddisfatto,
qualcuno scrive di noi come del miglior gruppo prog ascoltato negli
ultimi anni, abbiamo anche recensioni straniere, tutte estremamente
lusinghiere. Che dire, speriamo che continui così e che i
discografici si accorgano di noi
Come sono stati i rapporti con le case
discografiche e i produttori, riuscite a trovare qualcuno che
quantomeno che vi ascolti, o solo porte chiuse, escludendo la vostra
collaborazione con la Kick Agency?
Andrea: fin’ora abbiamo avuto solo risposte
molto vaghe, secondo me dobbiamo calcare la scena ancora un po’
farci sentire, in fondo è da ottobre che la Kick Agency ci sta
promuovendo, è ancora un po’ presto

Come
siete arrivati alla Kick Agency e come vi trovate a lavorare con
loro?
Andrea: il rapporto con Enrico e Giannone &
co. è ottimo, sono ragazzi in gamba che non tardano a mostrarti
risultati e il concerto del 13 all’Alpheus insieme a Moonlight
Comedy e The Fifth Season ne è una prova concreta.
Avete difficoltà ad esibirvi dal vivo, in
pratica trovate locali o festival disposti ad ospitarvi? E come
reagisce il pubblico, soprattutto chi non vi conosce?
Alessio: la difficoltà c’è, purtroppo. Al di
là del discorso Astarte Syriaca il problema è a monte: sono
pochissimi gli spazi dedicati non solo al nostro genere (o
pseudo-genere) ma anche a musica di qualità che dica qualcosa di
nuovo. Le cover-band sembra che vadano per la maggiore, i gruppi o
gli artisti che emergono davvero sono quasi esclusivamente votati al
successo “facile”, intendendo con questo un tipo di approccio più
orientato a contentare il grande pubblico che a fare buona musica.
Intendiamoci, fortunatamente c’è chi riesce a trovare un equilibrio
fra le due cose, riuscendo a sfondare, noi Astarte Syriaca vorremmo
essere in grado di raggiungere questo equilibrio. Comunque il
problema non è il pubblico (ho le prove! Al pubblico piace la buona
musica!) ma chi maneggia il mercato, convinto che la gente sia una
massa di stupidi… ma se non si divulga la musica, quella buona, come
può la gente ascoltarla e apprezzarla? Di solito le persone
ascoltano la musica per passatempo ascoltando quello che capita,
perché allora non dar loro un buon passatempo?
Andrea: il pubblico reagisce benissimo, il
problema è che i locali puntano tutto sulla discoteca e suonare nei
weekend è diventato impossibile. In mezzo alla settimana non è
facile richiamare un gran pubblico.
Che rapporto avete con la tecnologia e come vi
ponete nei confronti del file sharing, favorevoli o contrari?
Alessio: favorevole! Credo che dia la
possibilità al mercato di funzionare a dovere, fornendo agli utenti
la possibilità di scegliere consapevolmente tra l’oceano di
materiale che circola. Ovviamente però ci dovrebbero essere dei
controlli che permettano l’acquisizione di files che non blocchino
il mercato, basterebbe per esempio fornire anteprime incomplete, a
bassa qualità o complete a pagamento (conveniente!) di ciò che si
vuole comprare. Detto tra noi secondo me così ci sarebbe più mercato
e i prezzi si abbasserebbero, ma non sono un vero stratega del
mercato, le mie sono solo supposizioni!
Andrea: sono favorevole ma ci vogliono delle
regole. Il pubblico ha il diritto di ascoltare prima di acquistare
ma non può essere in grado di scaricarsi un cd completo senza che
all’artista entri un centesimo. In fondo il nostro lavoro dovrebbe
essere quello di produrre dischi ed esibirci live no?
Cosa vi ha spinto ad intraprendere la strada
del progressive?
Alessio: è uno dei vari generi musicali che
permette di unire ricerca e tradizione, complessità ed
orecchiabilità, gusto e tecnica. Non manca anche una certa
disposizione caratteriale, non lo nego!
Andrea: gli Astante Syriaca sono un po’ folli
ma disciplinati e quando la follia è disciplinata devi poterla
sfogare in un genere che non sia un genere inquadrato ma qualcosa di
trasversale, di eclettico
Voi state insieme solo dal 2003 e gia ci avete
regalato un piccolo gioiello di progressive, considerando che siete
un gruppo musicalmente giovane che ci dobbiamo aspettare dal futuro
e dove vogliono arrivare gli Astarte Syriaca?
Alessio: vorremmo incidere dischi, magari
venderli, raggiungere una maturità compositiva e uno stile tutto
nostro e perché no, anche riuscire a dire qualcosa di nuovo..
Andrea: veramente questa formazione è in piedi
da febbraio 2004 e Alfonso (bassista) è con noi solo da novembre del
2004, insomma siamo giovani giovani ma abbiamo tanta voglia di
crescere
Che gruppi ascoltate nella vita di tutti i
giorni e c’è qualcuno di questi che vi ha maggiormente influenzato?
Alessio: come diciamo sempre, le influenze
sono molteplici e disparate, a livello di composizione non ci
poniamo nessun limite se non quello di raggiungere il suddetto
equilibrio, a livello di arrangiamento le band di riferimento sono
le principali band della scena prog. Spesso ci hanno avvicinato a
gruppi come Dream Theater e Symphony X… è vero, il “vestito” è
quello, ma la “persona” che c’è dentro è un’altra.
Andrea: E’ vero concordo con Ale quando
compongo un assolo difficilmente penso metal, di solito adotto più
una mentalità fusion o classica, a volte anche pop. L’espressione
live è sicuramente metal ma l’approccio è un mix della nostra
cultura musicale, da Frank Zappa ad Albinoni insomma!

Come considerate la scena musicale underground
italiana, c’è qualche gruppo che vi ha impressionato favorevolmente?
Andrea: The Fifth Season e Moonlight Comedy
con i quali ci siamo recentemente esibiti a Roma, i Daedalus di
Genova, i Dynamic Lights e i Damage Done (ciao Fabio!!!). Ce ne sono
tanti altri
Come è stato scelto il vostro monicker e
perché?
Alessio: E’ il nome di uno splendido quadro di
Dante Gabriel Rossetti, un pittore preraffaellita, che rappresenta
le quattro ossessioni del pittore: Amore, Leggenda, Religione ed
Arte. Oltre quindi a trovare intrigante il nome di per sé, abbiamo
trovato che le ossessioni di cui parlavo prima fossero molto vicine
a quelle che ognuno di noi ha e penso che oltretutto siano comuni a
molte persone.
Nel ringraziarvi per la vostra disponibilità,
lascio a voi la conclusione dell’intervista. Siete liberi di dire
quello che volete.
Alessio: Ciao a tutti e cerchiamo di essere
sempre liberi di dire quello che vogliamo dire.
Andrea: Io dico sempre: ”Ascoltate con il
cuore e trovate le note anche nel silenzio di uno strumento”.
 |